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Venerdì, 19 Dicembre 2008 - 15:10

Lecco: ‘pacchetto sicurezza’, critiche da Cgil, Uil e da lavoratori immigrati

Ieri, dalle 12 alle 14, CGIL, UIL e molte altre organizzazioni di rappresentanza sindacale hanno tenuto un presidio di protesta davanti al Senato e alle prefetture di diverse Provincie italiane, per far presente i molti aspetti critici legati al nuovo “pacchetto sicurezza” del governo, specialmente per quanto concerne le sue ricadute sui diritti degli immigrati.

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Anche a Lecco, una rappresentanza di circa 20 persone guidata da Guerrino Donegà, responsabile territoriale immigrazione della CGIL, ha incontrato il Prefetto, mentre all’esterno una cinquantina di lavoratori immigrati protestavano pacificamente.

Donegà ha voluto sottolineare che: “il disegno di legge sulla sicurezza stravolge le norme sull’immigrazione, riducendo ulteriormente i diritti dei migranti, aumentandone la precarietà delle condizioni di vita e favorendo, in questo modo, ripercussioni sulla pacifica convivenza sociale. Diversi provvedimenti proposti non solo infrangono le norme internazionali sui diritti umani, ma anche la stessa Costituzione italiana, che afferma l’uguaglianza delle persone senza distinzioni di sesso, razza, lingua o religione”.

 

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In particolare, la protesta di ieri era concentrata su alcuni punti critici che più di altri pregiudicano le possibilità di una positiva integrazione per gli stranieri che sono nel nostro paese o che vi arrivano: l’introduzione del reato di clandestinità, le difficoltà che le nuove norme impongono per il ricongiungimento familiare e per i matrimoni misti, la diminuzione del fondo nazionale per l’integrazione da 100 milioni di euro a 5 milioni euro (con conseguente restrizione dell’assistenza sanitaria, dei corsi di formazione, d’insegnamento della lingua), l’istituzione del permesso di soggiorno a punti e l’aumento della tassa (da 72 a 200 euro) per il suo rinnovo o rilascio. Infine, il disegno di legge propone il blocco dei flussi d’ingresso, provvedimento ritenuto dai sindacati “puramente propagandistico” ed equivalente alla chiusura di ogni possibilità d’immigrazione regolare.

All’uscita dall’incontro con il Prefetto alcuni rappresentanti della delegazione hanno riportato quanto avvenuto durante il colloquio e hanno esortato una maggiore presenza dei lavoratori a questi presidi, sottolineando l’importanza delle partecipazione a questi momenti di civile difesa dei propri diritti. Questa presenza insieme al rispetto delle norme a partire dal posto di lavoro, è stato ricordato in conclusione, sono i primi passi per promuovere l’accettazione sociale e per tentare di realizzare una positiva integrazione.


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