Questo sito utilizza cookie tecnici e di profilazione propri e di terze parti per le sue funzionalità e per servizi in linea con le tue preferenze. Se vuoi saperne di più o se vuoi negare il consenso a tutti o ad alcuni cookie clicca qui. Proseguendo la navigazione nel sito, acconsenti all'uso dei cookie. Accetta
  • Sei il visitatore n° 181.444.554
Vai a:
Il primo network di informazione online della provincia di Lecco
link utili
cartoline
ozono
Valore limite: 180 µg/mc
indice del 28/07/18

Lecco: V.Sora: 146 µg/mc
Merate: 159 µg/mc
Valmadrera: 197 µg/mc
Colico: 159 µg/mc
Moggio: 112 µg/mc
Scritto Lunedì 05 dicembre 2016 alle 14:52

L’esito del voto referendario deve suonare da sveglia anche agli amministratori locali

Marco Calvetti
Che botto ragazzi e che botta per l'universo del Sì. Diffido dei sondaggi, con qualche ragione, ma ancor più dei commenti a caldo e a freddo per provare a capire quello che non si è colto in un anno di campagna elettorale.
Lo sport più frequentato in queste prime ore dopo la scossa è l'arrampicata sugli specchi.
La mappa del voto da Trento a Siracusa, passando per Lecco, ha il marchio di fabbrica del No e allora è il caso di qualche promemoria.
Una premessa: in tempi non sospetti ho sostenuto e scritto che l'affidamento ai cittadini della scelta su una riforma della Costituzione, di chiara matrice governativa, era di per sé un errore sesquipedale. Avrebbe avuto senso la richiesta di una conferma popolare alla riforma se fosse scaturita da una larga convergenza parlamentare. Allora sì che l'afflato dei cittadini sarebbe stato di segno diverso e avrebbe suscitato un profondo sentimento nazionale.
Ora non si può neppure dire che l'Italia sia divisa in due perchè quel 60% di No certifica un malessere che non può essere consumato nelle pieghe degli articoli della Costituzione.
Alla nostra latitudine va registrata la sconfitta del Sì, in provincia e nel capoluogo.
Sarebbe da miopi non cogliere il segnale politico di questo avvertimento. La stessa massiccia affluenza alle urne testimonia non certo un ritorno al dovere elettorale, bensì certifica la voglia di affidare alla scheda il proprio dissenso, le proprie disillusioni, il malessere che vanno ben oltre il merito del quesito.
La politica, come la vita, non è bianca o nera, ma sempre in chiaroscuro: in questo caso non c'è penombra, ma un esito netto che deve suonare da sveglia anche agli amministratori locali.
Per me le equazioni o le filiere del tipo Brexit, Trump, referendum suonano fesse, fatto salvo che ovunque nel mondo la crisi ha fatto saltare gli schemi abituali e certi riferimenti cristallizzati.
Se a Lecco ha vinto il No per duecento voti e a Merate il Sì, non penso si debbano scomodare categorie sociologiche o alfabeti della vecchia politica per decifrare il voto. Più semplicemente credo che se un cittadino non è soddisfatto di chi lo governa, è comprensibile che celebri la sua piccola nemesi personale. Un'occasione, non un pretesto, per far sentire la propria voce. E dall'altra parte è tempo che si passi dalla fase dell'ascolto a quella dell'operatività efficiente e tempestiva, altrimenti si rischia di passare da amministratori a confessori.
Marco Calvetti
© www.merateonline.it - Il primo network di informazione online della provincia di Lecco