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Scritto Giovedì 15 dicembre 2016 alle 16:14

L’8 gennaio all’insaputa dei cittadini, votano il nuovo Consiglio provinciale. Anche così si allarga il divario tra politica e società civile

Se la cosiddetta "Riforma Delrio" ha rappresentato l'antipasto della grande "Riforma Boschi-verdini" Dio benedica quei 19.419.507 cittadini che l'hanno stroncata senza appello.

L'8 gennaio sindaci, assessori e consiglieri comunali andranno a votare per il rinnovo del Consiglio provinciale lecchese. Si chiama tecnicamente elezione di secondo livello, perché i cittadini sono esclusi. Si votano tra di loro, insomma. Un sindaco, un assessore - tutto in base ai bilancini dei partiti - andranno a ricoprire anche cariche provinciali - senza stipendio, e anche questa è una pura stupidaggine - sommando ruoli, competenze, interessi, tempo. Una provincia senza risorse, che lo scorso anno ha sforato clamorosamente il patto di stabilità, subito sanato dal Governo per evitare il ridicolo. Una manfrina che solo comparse politiche, improvvisamente assurte a governanti di Stato avrebbero potuto mettere in scena. Adesso, grazie al riconfermato ministro alle infrastrutture - neanche il peggiore se si pensa a Lotti, Boschi e Madia - l'ente provincia è in mezzo al guado. Le competenze non sono chiare, il personale è da mesi in subbuglio, i soldi non ci sono e la direzione di marcia è del tutto sconosciuta. Si torna al modello precedente, si acquisiscono ulteriori competenze oggi in mano alla regione, sempre più lontana e sempre più elefantiaca o si chiude baracca e si consegnano ai comuni scuole superiori, strade, trasporti, tutela ambientale, mercato del lavoro? In queste condizioni andare a votare è davvero un volersi male. Si può senz'altro capire lo spirito di partito e per questo i sindaci del PD ci andranno compatti. Ma si scorge qua e là con sempre più chiarezza il senso di sconforto verso questa politica pasticciata che crea solo problemi. Come noto la voragine finanziaria la crea lo stato centrale, i comuni "concorrono" per il 2,1%. Aggredire gli enti intermedi, per quanto una riduzione dei compensi fosse ragionevole, è vedere la pagliuzza e non la trave. Discorso analogo per la composizione dei Consigli comunali. Ogni realtà dovrebbe avere il diritto di autoregolamentarsi. Saranno poi i cittadini a giudicare l'operato degli Amministratori, valutandone il numero e il costo. Invece lo Stato centrale decide anche il numero dei consiglieri con la scusa della revisione della spesa, del risparmio. E la riforma Boschi-Verdini proprio in quella direzione andava, centralizzando le decisioni principali con la logica della "prevalenza nazionale", trasformando il Senato in un consesso di eletti dagli Amministratori regionali. Altra elezione di secondo livello. Altro scippo al diritto di partecipazione dei cittadini alla vita politica. Naturalmente, ci sono diversi sindaci anche del PD che avvertono la necessità di riportare i cittadini al voto anche nell'ambito provinciale, ma ce ne sono altri granitici nel negare questo diritto. Uno su tutti Stefano Motta, ex sindaco di Brivio, ex segretario provinciale del PD, attuale sindaco di Calco. "La partecipazione al voto dei cittadini non è necessaria", ha risposto in sintesi l'avvocato Motta alla nostra domanda. L'uomo sta al PD come la cozza a uno scoglio e, si sussurra, punti a sostituire Veronica Tentori o Gian Mario Fragomeli quando si tornerà a votare per il rinnovo del Parlamento (sempre dopo settembre, affinché  anche i neo deputati come i due citati maturino il diritto al vitalizio). Le elezioni si svolgeranno anche se più di un sindaco ha già annunciato che non vi parteciperà. Ci sarà un nuovo Consiglio provinciale che, come l'attuale, resterà del tutto sconosciuto alla gran parte dei cittadini, allargando così, ancor più, il divario tra rappresentanti e rappresentati. Sarebbe saggio e coraggioso non votare, almeno non prima che il Governo dica che cosa cazzo intende fare dell'ente provincia. Ma il giro d'orizzonte condotto dal nostro network ha già registrato ampia adesione alla chiamata elettorale di gennaio. Nel disinteresse totale dei cittadini gli amministratori sceglieranno in base agli accordi di partito - su tutti il PD - chi mandare a Villa Locatelli. Ma sarà l'unica certezza. Su tutto il resto, competenze e risorse finanziarie, continuerà a pesare la sgangherata riforma Delrio. Del resto che cosa ci si può aspettare da uno che va in televisione nel 2016 a sostenere la necessità di costruire il ponte sullo stretto di Messina e proprio mentre farnetica crolla un cavalcavia su una statale nel cuore della Lombardia che produce?  
Claudio Brambilla
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