Questo sito usa cookie per offrire una migliore esperienza. Procedendo con la navigazione, acconsenti ad usare i nostri cookie. Maggiori informazioni | Chiudi
  • Sei il visitatore n° 157.533.247
Vai a:
Il primo network di informazione online della provincia di Lecco
link utili
cartoline
ozono
Valore limite: 180 µg/mc
indice del 15/09/17

Lecco: V.Sora: 87 µg/mc
Merate: 87 µg/mc
Valmadrera: 90 µg/mc
Colico: 63 µg/mc
Moggio: 89 µg/mc
Scritto Giovedì 15 dicembre 2016 alle 18:50

Ospiti della serata gli atleti paralimpici Martina Caironi e Ian Sagar, entrambi ''medaglia'' a Rio

La forza di rialzarsi e di impegnarsi, ogni giorno, per realizzare un sogno e per vivere la bellezza dello sport.
Hanno raccontato la loro storia e la loro vita di atleti i due campioni paralimpici Martina Caironi e Ian Sagar, ospiti della serata Sportiamo del GSO San Giorgio.
Intervistati da Daniele Redaelli, giornalista della Gazzetta dello Sport, i due atleti freschi di medaglia a Rio 2016 hanno regalato a tutti i bambini e agli adulti presenti nell'affollatissimo Auditorium di Casatenovo una bellissima testimonianza della gioia dello sport.

I due atleti sul palco dell'Auditorium con il giornalista Daniele Redaelli

"Nella finale dei 100 metri, a Rio, ho avuto qualche problema con la protesi: a Rio il clima è molto umido e il moncone perde liquidi e si restringe. Dunque la protesi risulta larga. Ero la favorita, la campionessa in carica: non ho voluto mollare e l'esperienza mi è servita per mantenere il sangue freddo. Ho fatto uno scatto iniziale e poi ho rallentato e tagliato il traguardo per prima. È stata una gioia indescrivibile" ha raccontato Martina Caironi, oro nei 100 metri paralimpici di Rio oltre che argento nel salto in lungo. Terza classificata in quella stessa gara è stata Monica Contraffatto, bersagliere vittima di un attacco in Afghanistan nel 2012. "Mentre gareggiavo alle Paralimpiadi di Londra, Monica mi ha visto in televisione: lei era in ospedale, poco tempo dopo aver subito l'amputazione di una gamba. Mi ha contattato e mi ha detto che voleva iniziare a fare atletica. Mi ha detto che voleva assolutamente battermi" ha raccontato.


"Sapere di poter essere di esempio a qualcuno mi spinge a non fermarmi mai, anche nella mia attività di promozione". Vittima di un incidente da giovanissima, Martina, subito dopo l'amputazione, si è dedicata allo sport. "Nel centro protesi ho visto le fotografie di alcuni atleti paralimpici e ho voluto provare. Oggi, in quello stesso centro, ci sono le mie foto. Lo sport è utilissimo per formare il carattere, deve essere per tutti e in esso troviamo i valori della vita di tutti i giorni" ha spiegato Martina Caironi, raccontando della sua passione per tutti gli sport: dallo snowboard ai pattini fino all'atletica.


E dall'atletica al basket: Ian Sagar, anche lui vittima di un incidente in giovanissima età, oggi è capitano della Briantea 84. "L'incidente mi ha rovinato la vita ma mi ha dato un'altra vita: mi ricordo che ero in ospedale e osservavo in una palestra vicina alcuni giocatori di basket. Ho capito che erano veri atleti. Ho provato tanti sport ma con il basket in carrozzina mi sono sentito a casa". Oggi capitano della Briantea 84 con tantissimi trofei e scudetti in bacheca, Ian è legatissimo ai suoi compagni di squadra. "Fare gruppo con i miei compagnia di squadra è una cosa bellissima: ci prendiamo in giro, ci sentiamo parte di qualcosa di più grande. Insieme tutto è possibile" ha raccontato citando le parole di uno degli striscioni appesi in Auditorium e preparati dai ragazzi. Da Rio 2016, Ian è tornato con la medaglia di bronzo al collo, la stessa che aveva sfiorato a Londra. "Dopo Londra ho sentito nel mio cuore una delusione che non voglio provare mai più. A Rio, durante la finale con la mia nazionale, la Gran Bretagna, ho ripensato ad un sms che mi aveva mandato mia figlia al mattino e ho trovato la forza. Lo sport è per tutti e tutti possono divertirsi ogni giorno: non importa quale sia lo sport, se lascia un sorriso, basta così" ha concluso.


"Qui troviamo la cultura sportiva, i valori di Io Tifo Positivo e dello sport", le parole di Daniele Redaelli, che ha raccontato uno degli episodi più belli vissuti nella sua lunga carriera di giornalista sportivo, ogni giorno a contatto con la bellezza dello sport. "Durante una scuola calcio per bambini con disabilità intellettivo relazionali, alla Nostra Famiglia, stavamo intervistando i bambini, chiedendo quale fosse la cosa più bella del calcio secondo loro. Un bambino di circa dieci anni ci ha detto "amo il calcio perché siamo tutti amici, anche con gli avversari. Se non ci fossero loro non potremmo fare la partita". Sono rimasto spiazzato e ho iniziato a piangere".
A concludere la serata sono state le tantissime domande da parte dei bambini presenti, oltre ad una foto ricordo con tutti gli atleti della San Giorgio e numerosi autografi che i due campioni paralimpici hanno firmato per i loro giovanissimi fan.
L.V.
© www.merateonline.it - Il primo network di informazione online della provincia di Lecco