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Scritto Lunedì 19 dicembre 2016 alle 18:33

La Lega, fuori da tutti gli Enti socio-sanitari si è buttata a capofitto sulla Provincia il cui Consiglio sarà ancora a maggioranza PD

Spettatori nell'ente parco, esclusi da tutti gli organismi socio-sanitari, la Lega Nord lecchese sembra interessata soltanto - e avidamente - a Villa Locatelli. La formazione di centrodestra con Fratelli d'Italia e Forza Italia, infatti, vede una decina di leghisti nell'elenco dei dodici candidati a un posto (gratuito) nel prossimo Consiglio provinciale che sarà eletto - ma sarebbe meglio dire nominato - l'8 gennaio, ultimo - non casualmente - giorno del lungo ponte natalizio.

Diciamo intanto che qualche contraddizione c'è, ad esempio, tra la posizione del sindaco di Pescate che ha annunciato la diserzione delle urne e quella di altri esponenti del Carroccio in vista - tra cui la sindaca di Ello sempre candidata a qualcosa - che affollano il listone unitario.

Forse il segretario provinciale Flavio Nogara non è riuscito - neppure stavolta - a dare compattezza ai suoi uomini prendendo una posizione netta, pro o contro questo metodo di elezione del Consiglio provinciale che, lo ricordiamo, è indiretto in base al decreto Delrio, ma che ora risulta da rivedere dopo il clamoroso fallimento del referendum costituzionale che prevedeva - tra gli altri venti argomenti sparpagliati qua e là - anche la soppressione dell'ente intermedio tra regione e comune.

Francamente, dopo la guerra portata al referendum ci si poteva attendere un concreto boicottaggio delle urne d'inizio anno. Il PD voleva sopprimere le province e prima ha iniziato con Delrio a togliere ai cittadini il diritto di eleggere i propri rappresentanti - delegando questo diritto agli eletti nei consigli comunali - poi avrebbe voluto sopprimere proprio l'Ente, sostituendolo con le vaste aree all'interno delle quali disegnare le zone omogenee. In assenza di prova contraria, lo scriviamo col beneficio del dubbio, ma nella più che sperimentata tattica renziana, del cambiare tutto per non cambiare, nulla c'è il forte sospetto che le province sarebbero rimaste sotto altra formulazione. Vaste aree, per l'appunto.

Invece che boicottarle, il buon Nogara ha deciso di andare alla conquista di Villa Locatelli, ben conscio che i giochi sono tutti già fatti - di qui la scelta del verbo nominare anziché eleggere - e prevedono la conferma del dominio assoluto del PD, con qualche seggiola occupata da esponenti della minoranza di centrodestra.

La linea politica di Flavio Nogara - ad dirla tutta - ci sfugge proprio. Negli ultimi due anni ha incentrato la sua battaglia, e quella del Movimento, contro l'immigrazione extracomunitaria. Nulla da dire, questi flussi provocano indubbiamente problemi, ma, per la verità non così tanti e gravi come Nogara vuol fare credere ogni volta che riesce a mettere i polpastrelli su una tastiera. Gli ultimi arresti riguardano romeni che sono cittadini comunitari e albanesi, in lista d'attesa per entrare in Europa dal 2009. Per dire che se la delinquenza dilaga non ha nell'immigrazione dai paesi dell'Africa la sua spinta propulsiva.

Ma al di là di questa tattica - doveroso parlare alla testa ma a volte anche alla pancia dell'elettorato - non si capisce davvero perché Nogara non sia riuscito a far nominare/eleggere un leghista in uno dei tre ambiti distrettuali. Questo sì, ci sembra uno svarione da calcio di rigore. O da mozione di sfiducia. I nuovi ambiti distrettuali, il distretto provinciale e il CdR dell'Ats sono gli strumenti grazie ai quali (forse) si riuscirà a rendere concreti i concetti contenuti nella riforma sanitaria firmata dal proto-leghista Roberto Maroni. E il lecchese - col meratese/casatese in prima linea - si sa è un po' la culla di questa riforma avendo dimostrato fattivamente come sia possibile attivare - anche nel vuoto legislativo - un sistema di assistenza che garantisca al paziente un percorso protetto dall'ospedale al domicilio. Con diverse lacune a partire proprio dal concetto concreto della "presa in carico" che ancora è pura teoria, il sistema socio-sanitario lecchese con la punta avanzata di Retesalute e le associazioni volontarie come Faresalute, è il modello che la Lombardia ha assunto per sviluppare il Libro Bianco. Ebbene proprio da questo contesto la Lega Nord è rimasta del tutto fuori.

Lì sì che Nogara avrebbe dovuto spendere tutto il proprio carisma e la capacità negoziale con le altre segreterie del Carroccio di Vimercate e Monza e, soprattutto con quelle del PD che ha distribuito le carte. Invece il capo della Lega lecchese si è buttato sull'osso chiamato provincia che, neppure è chiaro a oggi, se avrà - con le altre lombarde - la necessaria dotazione finanziaria o, come lo scorso anno, non riuscirà a fare il bilancio. Senza considerare l'incapacità di investire almeno nella manutenzione di strade, ponti, scuole eccetera. Insomma, Nogara tra i due grandi obiettivi sembra aver scelto quello meno interessante per il partito e per i suoi elettori. In una logica che, almeno a noi, è del tutto incomprensibile.

Claudio Brambilla
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