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Scritto Martedì 10 gennaio 2017 alle 16:30

Poste, pronto soccorso, polveri sottili: grandi temi che l’agenda pubblica neanche riporta

Disservizi postali da denuncia per interruzione di pubblico servizio, attese snervanti nel servizio di Pronto soccorso (un ossimoro, evidentemente), polveri sottili che dopo qualche giorno di tregua sono tornate ad impennarsi mettendo sempre più in pericolo la salute della popolazione, e dei bambini in particolare. Tre questioni di assoluta gravità che in altri tempi avrebbero visto la discesa in campo armata dei sindaci del meratese-casatese. In altri tempi. Oggi il massimo dell'impegno è quello di fare spargere sale sulle strade e correre a Villa Locatelli per eleggere consiglieri provinciali che entro la fine di febbraio, o giungono soldi veri da Roma - non le balle renziane - oppure se ne possono tornare a casa causa default dell'ente. Come sia stato possibile cadere tanto in basso come classe politica locale resta un mistero. Eppure questa terra è stata caratterizzata nei decenni passati da amministratori di grande talento, oculatezza e lugimiranza. Citiamo a caso: Merate ebbe il primo forno inceneritore, un tentativo magari mal riuscito, ma almeno un tentativo; il consorzio acquedotto è nato qui e poi grazie all'accordo Luigi Zappa-Giovanni Maldini è stato fondato il Ciab che ha soddisfatto la necessità idrica di ben 64 comuni; qui si è sperimentata nel concreto la cosiddetta "continuità assistenziale" che oggi è alla base della "riforma Maroni"; e qui è stata costituita la prima azienda speciale pubblica per la gestione associata dei servizi alla persona. Un'azione dietro l'altra accompagnata dalla costante attenzione per l'ospedale provinciale - come si diceva un tempo - cresciuto fino a diventare un autentico presidio per acuti a cavallo di tre province.

Poi, quasi improvvisamente il buio. Marco Molgora, Paolo Strina - giusto per fare due nomi di sinistra - uomini che sapevano guardare avanti, sono stati sostituiti da soldati del PD, meri esecutori di ordini calati dall'altro, capaci di votare deliberazioni contestate alla fonte persino dall'Autorità nazionale Anticorruzione. Votate e basta, senza dibattito, in pochi minuti, come è accaduto a Montevecchia, liquidando una questione di fondamentale importanza come la legittimità degli atti assunti dall'attuale Presidente di Lario reti come fosse un vicolo da asfaltare in fretta e furia. Eppure proprio Montevecchia ha goduto di uno dei migliori e longevi sindaci della Brianza, quell'Eugenio Mascheroni che ancora oggi tiene ben salde le redini del Parco del Curone. Come si è potuto precipitare così tanto? Che responsabilità portano Mascheroni, Conrater, Molgora, Marco Panzeri e altri sindaci del passato per non aver fatto crescere una classe dirigente degna di questo nome?

Paolo Strina ebbe a definire Merate, dal punto di vista politico-amministrativo il "buco col meratese intorno". Contestammo quest'affermazione alla luce della battaglia di Merate sull'acqua pubblica, dichiarata, peraltro, da Andrea Robbiani e poi condivisa dal suo successore Andrea Massironi. Ma, francamente, la locomotiva non ha saputo trainare altri carri, cioè non è stata in grado di farsi promotore e portavoce di altre battaglie a difesa del cittadino: contro le Poste Spa, che tutto fanno fuorché consegnare la posta e il cui futuro avrà un senso se la Spa sarà nuovamente nazionalizzata e destinata ad assolvere all'oggetto sociale iscritto nell'atto costitutivo; contro il nuovo modello ospedaliero basato sempre più sulla contabilità - budget, report, collegi di direzione, case mix, procedure, protocolli e così via - e sempre meno sull'assistenza diretta al malato che è e resta un paziente, non un cliente; contro i fattori di inquinamento, almeno per quel pochissimo che gli Enti locali possono fare, per esempio una campagna di sensibilizzazione affinché il cittadino meno attento - o più distratto - sappia che sta respirando veleni e che è più opportuno in giornate come queste non fare uscire i bambini se non per ragionevoli motivi.

La locomotiva Merate non riesce più a fare squadra con gli altri comuni e, soprattutto, i suoi uomini di punta non hanno alcuna volontà di impegnarsi sul serio (ma neanche di levarsi dalle palle). Così nel cittadino montano frustrazione e irritazione nei confronti della politica, di tutta la politica. Sentimenti entrambi giustificati dall'atteggiamento delle stesse opposizioni. Ad esempio, a Merate il centrosinistra non ha sollevato un ditino per chiedere qualche assemblea pubblica sul problema delle polveri sottili nonostante la presenza in Aula di un verde impegnato e serio come Alessandro Pozzi. La stessa Lega cittadina fatica a ingranare nel ruolo, per cui si limita alla stantia liturgia dell'interrogazione anziché mobilitarsi con iniziative pubbliche nel solco tracciato da uomini come il Bruno Mauri di vent'anni fa. Il suo successore Massimo Panzeri è sicuramente noto, ma su Istagram per memorabili serate conviviali piuttosto che per l'organizzazione di una protesta davanti alla sede centrale delle poste.

Purtroppo così va il nuovo corso: soldati o comparse. Eppure in giro Ambrogio Sala, Giacomo Molteni, Dario Perego e tutti gli amministratori prima citati ci sono ancora. Potrebbero a chiusura di carriera fare un ultimo sforzo e organizzare qualche scuola per amministratori pubblici, ma a Merate e dintorni, però, non a Taormina. Lì c'è il fondato sospetto che più che una scuola sia un villaggio vacanze.

Claudio Brambilla
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