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Scritto Martedì 10 gennaio 2017 alle 18:01

Sirtori: 'frode' per 512.000 €, le indagini a carico di Germano Perego riportate in aula

Il sostituto procuratore Preteroti
Per il pubblico ministero Nicola Preteroti non ci sono dubbi: Germano Perego, di nuovo in circolazione dopo l'arresto avvenuto a dicembre, ragioniere, formalmente residente a Oggiono ma in realtà domiciliato a Roma, era a tutti gli effetti l'amministratore "di fatto" della Canebau srl, società immobiliare con sede legale presso il suo studio di Sirtori - dichiarata fallita nel gennaio 2016 - che nel 2010 si occupò della compravendita di un immobile.
Il Sostituto procuratore, specializzato in reati tributari e titolare di numerose e delicate inchieste in materia fiscale e finanziaria ha formulato l'accusa di frode fiscale ai danni dell'erario per 512mila euro.
I contorni delle indagini avviate dalle Fiamme gialle sulla doppia compravendita del fabbricato industriale sono stati descritti ieri in aula dal maresciallo capo della Guardia di Finanza di Lecco Stefano Pietrangeli. Assente il ragionier Perego, ha assistito al processo in qualità di teste il piemontese Fulvio Offen, amministratore di diritto della società sirtorese, uscito di scena dopo aver patteggiato 8 mesi e 20 giorni. Le deposizioni sono state condotte dal VPO Alessandro Figini, al cospetto del giudice Salvatore Catalano. A difendere Germano Perego l'avvocato milanese Roberto Zingari.
"L'intera indagine - ha spiegato con chiarezza il sott'ufficiale delle Fiamme Gialle - ha preso il via da alcune segnalazioni ricevute in merito a movimentazioni "sospette" su un conto corrente. Siamo risaliti alla cessione dell'immobile in questione, un capannone, avvenuta nel 2010".
La Canebau Srl acquistò un fabbricato industriale dalla Rossini Holding, con l'opzione dell'esenzione del versamento dell'Iva, attraverso il meccanismo del "reverse charge". Il prezzo pagato fu di 1.100.000 €. L'acquirente è tenuto in caso di scelta del
Il tribunale di Lecco
reverse charge a annotare sul registro Iva acquisti e Iva vendite l'ammontare dell'imposta in modo che la partita fiscale pareggi. Secondo l'accusa però la registrazione fu annotata soltanto tra gli acquisti e non tra le vendite generando così un credito iva verso l'erario di 220mila euro (all'epoca l'aliquota era del 20%). Successivamente il medesimo immobile fu venduto alla Ubi leasing, società del gruppo UBI Banca che opera nel settore del leasing strumentale, immobiliare e operativo, per un importo di 1.460.000 € optando però per l'aggiunta dell'Iva. Ubi, sempre secondo l'accusa, versò quindi la somma richiesta come imponibile più l'Iva che però la Srl di Sirtori non versò, annotando l'operazione come soggetta a reverse charge. In altre parole incassò si 292mila euro a titolo di imposta sul valore aggiunto ma non la iscrisse nel registro iva sulle vendite fingendo che l'operazione fosse stata perfezionata in esenzione di iva.
"L'evasione da noi riscontrata - ha concluso l'esauriente spiegazione Stefano Pietrangeli - ammonta quindi a 512.000 euro, dati dai 220mila euro in fase di acquisto e 292mila euro in fase di vendita''.
Nel 2013 i militari avevano effettuato una perquisizione presso la sede legale della società, ovvero presso lo studio di Germano Perego acquisendo sufficiente documentazione atta anche a dimostrare che l'amministratore autentico, cioè di fatto della Canebau Srl era per l'appunto il ragioniere come dimostrano numerose mail intercorse con Fulvio Offen, l'amministratore unico registrato in camera di commercio. Nonché elementi sufficienti a sostenere che il marchingegno alla base dell'operazione era davvero un "barbatrucco", termine utilizzato in una delle mail inviate dal Perego e oggi agli atti.
È stato poi Fulvio Offen a testimoniare in aula affermando con forza la sua estraneità all'intera vicenda. "Mi fidavo di Perego, lo avevo conosciuto anni prima e, dopo il fallimento di una attività di ristorazione, gli avevo chiesto se avesse del lavoro per me. Mi ha chiesto di diventare amministratore, ma di fatto non avevo alcun ruolo, e lui mi ha sempre detto che era una sua società. Quella compravendita per quanto ne sapevo era regolare, sono stato chiamato a firmare i documenti e l'ho fatto. Per quella società ho anche garantito personalmente per un prestito che lui non ha mai restituito del tutto. Non immaginavo che potesse esserci dietro qualcosa di non regolamentare, e ho scoperto solo dopo che lui non era un commercialista. So che la società per un certo periodo è stata intestata a un suo amico, ma di fatto era lui che la gestiva".
Il processo a carico di Germano Perego per la presunta frode fiscale pari a 512.000 € è stato rinviato al 3 aprile, per l'audizione dell'ultimo testimone e la conclusione.
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