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Scritto Martedì 24 gennaio 2017 alle 19:34

Parchi: è tempo di decidere, bene e in fretta per evitare di finire in qualche carrozzone che ci stritolerà. Merate dica subito con chi vuole stare

Da tempo non si vedeva così tanto pubblico alle riunioni della Comunità del Parco di Montevecchia.
Oltre ai membri del Consiglio di Gestione sono infatti comparsi, ieri sera nella splendida Cascina Butto, sede del parco, i rappresentanti delle minoranze consiliari del territorio, aderenti alla Associazione Monte di Brianza ed ambientalisti.
La partita del resto inizia a farsi seria ed i tempi per la proposta dell'ambito territoriale ecosistemico si stringono: il 18 aprile è sempre più vicino.
Per Merate la partita è doppia: oltre alle scelte strategiche a livello di Parco, il Comune dovrà decidere se conferire la gestione della Riserva di Sartirana al Parco di Montevecchia o a quello dell'Adda Nord.
Merate in passato è stata spesso assente alle sedute della Comunità del Parco ma ieri sera ha partecipato con i suoi massimi rappresentanti, il sindaco Andrea Massironi e il suo vice Massimiliano Vivenzio. Segno evidente che la partita si fa seria: l'orientamento di Merate attuale è quello di affidare la Riserva al Parco di Montevecchia.
Tra il pubblico da un paio di sedute della Comunità Parco sono presenti in blocco i Consiglieri leghisti di Merate; evidentemente il Carroccio vuol dire la sua sul tema, dopo aver perso il treno sul socio-sanitario. Intuibilmente Massimo Panzeri e Andrea Valli, i consiglieri comunali, propendono per una scelta netta verso il Parco Adda Nord come macro-area ma, soprattutto, con il parco del Barro, includendo la riserva lago di Sartirana e il sic di Olgiate, come ecosistema compatibile con gestione autonoma.


Ora saranno i Consigli Comunali a discutere gli orientamenti proposti da Eugenio Mascheroni. Recentemente prorogato "ope legis" nel suo mandato di Presidente fino al gennaio 2018, sarà infatti l'esperto Presidente a traghettare il Parco del Curone verso il nuovo assetto futuro. L'ipotesi proposta del resto sembra essere strategicamente mirata. Ipotizzare un ambito territoriale ecosistemico che parta da Montevecchia fino a raggiungere il Parco del Monte Barro, creando quindi una vasta spina verde Nord - Sud nel territorio della Provincia di Lecco, sembra essere la via che più possa garantire l'autonomia gestionale al territorio, frenando le "mire espansionistiche" dei due vicini parchi fluviali, Valle del Lambro e Adda Nord.

Solo in questo modo si potrebbe garantire per il futuro una gestione del territorio dal punto di vista ambientale mirata e vicina ai cittadini, cosa che in tutti questi anni il Parco di Montevecchia ha saputo fare.
Finire in uno dei "carrozzoni" che la Legge Regionale vorrebbe creare al solo fine di risparmiare risorse gestionali, sarebbe semplicemente l'inizio della fine delle aree di elevato valore naturalistico del nostro territorio.

Il presidente Eugenio Mascheroni e il direttore del Parco Michele Cereda


Apprezzabile anche la proposta di Olgiate Molgora, comune capofila del PLIS Monte di Brianza appena "azzoppato" dalla annunciata volontà di uscita da parte del Comune di Brivio (cui rivolgiamo l'invito pressante a ripensarci seriamente): affidare subito la gestione del PLIS al Parco di Montevecchia, avviando poi uno studio di fattibilità per fare entrare il territorio del PLIS nel Parco Regionale di Montevecchia. Un rilancio con l'obiettivo di una maggiore tutela del territorio, in attesa che i comuni che finora non hanno avuto un buon feeling con la parola "Parchi", come Colle Brianza e Santa Maria Hoé', valutino e maturino la volontà di unirsi alla cordata con parte del loro territorio: solo così il grande "Parco del Monte di Brianza" da sogno si trasformerà in realtà. A Marco Manzoni, sindaco di Colle Brianza e tecnico comunale a Brivio e a Efrem Brambilla, sindaco di Santa Maria Hoé, l'occasione di partecipare ad una decisiva "gara" per la tutela assoluta del territorio, al di là dei vincoli imposti dai rispettivi piani di governo.

Marco Manzoni ed Efrem Brambilla


Solo restando tutti uniti si possono limitare i danni di una legge regionale "centralista", che pensa di risparmiare i classici quattro soldi sulla gestione di questi enti, ignorando i veri centri di spesa. Sembrava che questa fosse solo la politica del "rottamatore". Invece anche al Pirellone non resistono al fascino di "guidare" le scelte locali. Altro che straparlare a ogni convegno di sussidiarietà.
Claudio Brambilla
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