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Scritto Mercoledì 17 maggio 2017 alle 19:02

SS36: operazione Mayday contro lo spaccio. Patteggiano due magrebini arrestati nel '16

Presentata lo scorso settembre nel corso di una conferenza stampa, l'indagine MayDay condotta dalla Squadra Mobile della Polizia di Stato di Lecco aveva permesso di stanare un articolato giro di spaccio nei territori a cavallo tra le province di Lecco e Monza e Brianza, lungo la SS36.
Ancora una volta la superstrada si era resa infatti scenario di un'inchiesta che - coordinata dalla Procura lecchese - aveva confermato il suo ruolo di arteria privilegiata per raggiungere "comodamente" le piazze di spaccio tra Civate, Suello, Bosisio Parini, Annone Brianza, Oggiono, Rogeno, Molteno, Costa Masnaga, Garbagnate Monastero e Nibionno sconfinando poi in Brianza e dunque a Merone, Inverigo, Veduggio, Arosio, Briosco, Giussano, Carate, Agliate, arrivando fino a Lissone.

Un paio di immagini della conferenza stampa andata in scena lo scorso settembre in Questura a Lecco

Ben 24 le ordinanze emesse del Giudice per le indagini preliminari del Tribunale di Lecco Massimo Mercaldo, 17 delle quali di custodia cautelare in carcere e 7 per l'applicazione dell'obbligo di firma. 15 i provvedimenti subito eseguiti e altrettanti i soggetti "attenzionati" in stato di libertà. Questi i numeri dell'operazione, ai quali si aggiungono i 120 clienti sentiti a sommarie informazioni e i 3.100 diversi consumatori "pizzicati" nel corso dell'inchiesta.
Stamani in tribunale a Lecco ha definito la propria posizione con la giustizia Youssef Bencherefi. Classe 1987, il magrebino con casa a Nibionno - attualmente sottoposto alla misura cautelare dell'obbligo di dimora - era difeso di fiducia dall'avvocato Marco Accolla del foro di Milano con la collega monzese Lara Rigamonti. Un anno e otto mesi la pena concordata con il pubblico ministero titolare del fascicolo d'indagine, meno severa rispetto all'ipotesi inizialmente presa in esame. Secondo le risultanze investigative, basate soprattutto sulle dichiarazioni degli assuntori delle sostanze stupefacenti, Bencherefi avrebbe spacciato lungo la SS 36 sin dal 2013. L'avvocato Accolla ha però dimostrato che all'epoca dei fatti il proprio assistito si trovava in Marocco, essendo entrato nel territorio italiano due anni più tardi. Si sono così ridimensionate le accuse nei suoi confronti, con le contestazioni a suo carico relative soltanto all'ultimo anno di indagine.
Dovrebbe patteggiare la pena la prossima udienza - per la quale si attende ancora la fissazione della data - pure Morad Maaidni, anch'egli in Italia dal 2015 a dispetto di quel che prevedeva l'iniziale impianto accusatorio a suo carico. Proprio quest'oggi infatti, i suoi legali hanno depositato l'istanza di patteggiamento, nell'ambito del quale potrà essere inoltre chiesta la scarcerazione.


Allargando il campo al resto dell'indagine, ulteriori nove fermati saranno giudicati in via ordinaria, non avendo presentato richiesta per avvalersi di eventuali riti alternativi. Altri quattro indagati invece, risultano ancora latitanti.
Era soprattutto la cocaina lo stupefacente commercializzato dai soggetti al centro dell'Operazione MayDay, così battezzata in virtù della pressante richiesta d'intervento avanzata alle Forze di Polizia da cittadini e istituzioni per arginare la presenza dilagante dei pusher a ridosso di una delle strade più trafficate del territorio lecchese.
G.C.
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