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Scritto Venerdì 19 maggio 2017 alle 11:46

Barzanò: a 25 anni dall'avvio di Mani Pulite torna a parlare l'ex Pm  Gherardo Colombo

Un dialogo aperto tra storia, giurisprudenza e morale quello di giovedì tra l'ex magistrato di Mani Pulite, Gherardo Colombo, e il pubblico che ha riempito l'aula civica di Barzanò per approfondire gli eventi di quel decisivo periodo della storia italiana.

Gherardo Colombo con i volontari di LiberArci

A aprire l'incontro, organizzato dal circolo LiberArci con il patrocinio del Comune, il sindaco Giancarlo Aldeghi che ha ricordato come sia importante "poter avvicinarsi a un evento importante della nostra storia attraverso le parole di uno dei protagonisti", facendo riferimento alla stagione di inchieste giudiziarie che coinvolse il mondo politico e l'imprenditoria all'inizio degli anni '90 del secolo scorso e che vide proprio Gherardo Colombo, insieme a Antonio Di Pietro e altri, far parte della squadra di Pubblici Ministeri impegnati a indagare il sistema malato a mutuo beneficio di politica e imprenditoria.


"Tutto è iniziato con la denuncia di Luca Magni che per riuscire a vincere un appalto presso il Pio Albergo Triulzi si vide costretto a pagare una tangente a un uomo politico socialista, Mario Chiesa" ha ricordato Gherardo Colombo, spiegando come il suo "arresto in flagranza da parte dei Carabinieri il 17 febbraio 1992" abbia permesso ai magistrati di scoperchiare un sistema di corruzione complesso e con regole molte precise: chiunque si sarebbe aggiudicato un appalto sapeva già di dover pagare una tangente dal valore variabile a seconda del partito.


Incalzato dalle domande del pubblico, l'ex magistrato ha sottolineato come tutti i partiti fossero coinvolti, ad eccezione al più di quelli con una presenza più limitata nelle istituzioni, e come, nonostante Mani Pulite sia "scoppiata" solo nel 1992, le premesse per azioni simili della magistratura fossero già ben presenti anche negli anni precedenti. Solo quell'anno però, le inchieste riuscirono a emergere e a interessare tutto l'arco costituzionale per la caduta di appena tre anni del Muro di Berlino e per la conseguente rimodulazione degli equilibri politici nazionali e internazionali.


Dai ricordi delle inchieste di venticinque anni fa, Gherardo Colombo non ha esitato a puntare il dito sui fallimenti di "Mani Pulite", incapace di incidere veramente sugli equilibri e le male abitudini della Penisola. "Gli ultimi due anni alla Cassazione [il massimo grado della giustizia in Italia Ndr] mi hanno convinto a dimettermi" ha detto. "Mi sentivo come quell'idraulico che, chiamato per una perdita d'acqua, prova e riprova a sistemare il rubinetto senza ottenere risultati. Solo quando si occupa del sistema centrale di erogazione dell'acqua, il problema effettivamente viene risolto: ecco, mi sento come un idraulico che per vent'anni si sia occupato solo del rubinetto".



Chiuso il racconto dell'epopea e le delusioni di "Mani Pulite", l'ex magistrato ha interagito con il pubblico, rispondendo alle domande e offrendo la sua visione disincantata della società italiana. Perché, ad esempio, la corruzione in Italia è così forte? "E' colpa della diffusa tendenza più alla sudditanza piuttosto che alla cittadinanza" ha risposto, spiegando che, insomma, "al riconoscimento di diritti si preferisce l'elargizione di privilegi". Oppure, a venticinque anni di distanza, qual è la vera eredità e insegnamento di Mani Pulite? "Ha rafforzato il senso diffuso di impunità" ha ammesso, spiegando che "se la devianza è così diffusa, il sistema giudiziario non può rappresentare lo strumento adatto per contrastarla".


Quello che conta, insomma, secondo Gherardo Colombo, "è la cultura. Se la cultura va da un'altra parte, le regole non servono a nulla". Le ultime parole l'ex magistrato le ha dedicate sia al regime 41bis [comunemente chiamato "carcere duro", si intende una disposizione normativa che introduce una serie di ulteriori limitazioni alla vita dei detenuti NdR] sia all'informazione. Per quanto riguarda il primo punto, Gherardo Colombo ne ha sostenuto la disumanità e la sua sostanziale inutilità, in quanto "è necessario cambiare il principio culturale secondo cui è giusto prevaricare e a educarci a rapporti non di sopraffazione tra le persone" invece di "stimolare le persone a diventare rancorose e vendicative al posto di riabilitarle".


Per quanto riguarda il secondo punto infine, l'ex magistrato ha convenuto con il pubblico che sia più "facile informarsi ma allo stesso tempo costa più fatica". Non tutti però, sono disposti a mettercela.
Alessandro Pirovano
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