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Scritto Martedì 10 ottobre 2017 alle 14:22

Crac Perego Strade, il verdetto: condannato solo il ragionier Giovanni Barone, 8 anni e 6 mesi. 2 milioni per i risarcimenti

8 anni e 6 mesi di reclusione nonché la corresponsione – a titolo di risarcimento – di quasi 2 milioni di euro, omnicomprensivi, a quattro delle società fallite, dei quali 500.000 euro circa da pagare sull’unghia in favore della curatela della Perego Strade e della Costruzioni Alpe: è questa la pena irrogata nella tarda mattinata odierna dal collegio giudicante del Tribunale di Lecco a carico di Giovanni Barone, il principale imputato nell’ambito del lungo e articolato procedimento penale – apertosi nel febbraio del 2013 – originato dal crack della “galassia” di società nel campo dell’edilizia riconducibili alla famiglia Perego di Tremoncino di Cassago e agli Oricchio di Nibionno, costola del più celebre processo Crimine-Infinito vertente sull’infiltrazione dell’ndrangheta al Nord, fino a lambire per l’appunto il tessuto economico brianzolo e le sue piccole realtà gonfiatesi negli anni d’oro del mattone.
Fatto l’appello, quest’oggi – dopo la rinuncia della dottoressa Alessandra Dolci, sostituto procuratore della DDA di Milano, titolare del fascicolo portato avanti, inizialmente, a quattro mani con la collega Alessandra Cecchelli, a replicare alle conclusioni delle difese, rassegnate lo scorso febbraio – il collegio si è riunito in camera di consiglio: due orette in tutto, per poi dar lettura del dispositivo alle 12.30 come da programma.
Dieci i capi d’imputazione per i quali Giovanni Barone, liquidatore di gran parte delle fallite, romano di nascita ma calabrese d’adozione, soprannominato nel corso di telefonate intercettate nella fase d’indagine come “lo Sbirro” da soggetti ritenuti vicini alle cosche, è stato riconosciuto colpevole, il più grave dei quali in relazione alla presunta distrazione di 450.000 euro dalle casse della Perego Holding del “buon” Ivano Perego, già processato e condannato – con pena successivamente alleggerita - a Milano, imprenditore cassaghese che – ha sempre sostenuto la pubblica accusa – avrebbe aperto le porte della propria impresa all’ndrangheta e dunque ai suoi emissari quali Andrea Pavone e Salvatore Strangio, saliti al nord – ha ritenuto la dottoressa Dolci – coinvolgendo poi lo stesso Barone, tacciato dunque di aver agito favorendo l’associazione mafiosa, aggravante quest’oggi effettivamente riconosciuta dal collegio.
I giudici Enrico Manzi (presidente, subentrato a processo iniziato al collega Ambrogio Ceron trasferito in altra sede), Maria Chiara Arrighi e Salvatore Catalano hanno invece sollevato da ogni accusa gli altri quattro soggetti a giudizio. Assolti perché il fatto non costituisce reato o per non aver commesso il fatto l’ex assessore provinciale di Milano Antonio Oliverio (già “uscito pulito” dalla tranche meneghina del processo madre), il commercialista Gianfranco Fariello e il legale Roberto Di Bisceglie, per i quali la Procura, aveva chiesto invece la condanna in riferimento alle somme di denaro o ai benefit ricevuti a spese della Perego, per prestazioni non direttamente collegate all’attività del gruppo bensì aventi quali scopo la scalata alla società Cosbau, tentata da Pavone e compagni, vicenda intricata e intrigante, gravitante attorno ad un titolo della Royal Bank of Scotland mai realmente posseduto dalla “cordata” che mirava a far propria l’impresa trentina. I tre sono stati anche “sgravati” da un ulteriore capo d’imputazione, relativo proprio ai risvolti penali diretti della “scalata”, così come il broker Ruggero Colombo, per effetto della prescrizione che ha portato al “non doversi procedere”, come già previsto dalla dottoressa Dolci.
Assolto infine anche il commercialista Antonio Carlo Magno, coinvolto nelle operazioni di valutazione di una cava in pancia alla Iris, altra attività dei Perego: il fatto non sussiste, esattamente come sostenuto anche dalla pubblica accusa.
A fronte di un “buco” da circa 50 milioni di euro complessivamente calcolato dal sostituto procuratore, a carico di Giovanni Barone il collegio ha altresì disposto il pagamento di 460.000 euro alla Perego Strade, di 30.000 euro alla Costruzioni Alpe (con dichiarazione, in favore della curatela, rappresentata dall’avvocato Stefano Pelizzari, dell’immediata eseguibilità), di 831.000 euro alla Edil Safa Costruzioni e di 653.000 euro alla Fratelli Oricchio snc in liquidazione. A carico, infine, del ragioniere anche le spese processuali sostenute dalla parte civile. Una vera batosta.
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A.M.
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