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Scritto Mercoledì 11 ottobre 2017 alle 17:45

Referendum: cinque ragioni per andare a votare e votare sì

Massimo Panzeri
Ed eccolo qui, come da spartito, il suono dei tromboni sinistri che si alza ad una decina di giorni dal voto del 22 ottobre. Loro, i cosiddetti democratici, con le ossa ancora rotte dalla batosta del 4 dicembre non trovano altro che banali argomentazioni per giustificare la loro, ampiamente prevista, astensione dal voto.
Ma vediamo di chiarire, smentendole nel merito, le loro deboli argomentazioni:
1 il referendum costa tanto: al di là del valore assoluto citato a ogni piè sospinto, la consultazione per i circa 10 milioni di cittadini lombardi ha un costo di un paio di caffè pro capite al pari di ogni e qualsiasi altra votazione passata o futura che sia. Il costo dei tablet necessari per il voto elettronico, oltre a rappresentare una evoluzione in chiave moderna rispetto al classico lapis, si può configurare come un investimento visto che gli stessi resteranno poi a disposizione delle scuole frequentate dai nostri figli. Se poi vogliamo rimanere al carro trainato dai buoi è un altro discorso…
2. l’Emilia Romagna dite, portandolo come esempio,  ha intrapreso lo stesso percorso senza ricorrere al referendum: vero, omettono però lor signori di dire che la delibera risalga a poco più di un mese fa, “casualmente” a ridosso della consultazione lombardo-veneta le cui delibere (votate da tutte le componenti politiche ad eccezione del PD) risalgono invece al 2015 reiterando una richiesta fatta nel 2007 all’allora governo Prodi.  Si arriva al traguardo solo ora, non per fini elettorali o propagandistici, ma per aver dovuto superare tutti gli scogli di presunta illegittimità , ovviamente sollevati dalla medesima componente politica impegnata a suo tempo in una riforma della Costituzione, poi bocciata dal voto popolare, che andava esattamente in tutt’altra direzione. Quindi alla fine, siete per il centralismo o per le autonomie locali?  “Decides!” direbbe mia nonna.
3. il referendum è inutile perché i cittadini hanno già votato per non cambiare la Costituzione : qui, permettetemi, si dimostra ignoranza perchè in questo caso non si modifica la Costituzione bensì si richiama un preciso articolo, il 116, di essa. Mi permetto anche di citarne anche ulteriori passaggi: art 1 “ L'Italia è una Repubblica democratica, fondata sul lavoro. La sovranità appartiene al popolo, che la esercita nelleforme e nei limiti della Costituzione” e art 5:   La Repubblica, una e indivisibile, riconosce e promuove leautonomie locali; attua nei servizi che dipendono dallo Stato il più ampio decentramento amministrativo; adegua i principi ed i metodi della sua legislazione alle esigenze dell'autonomia e del decentramento.
4. non cambierà nulla: al contrario di loro, non ho la presunzione di avere ne il verbo ne la sfera di cristallo in tasca. Il referendum è indubbiamente consultivo e il giorno dopo certamente nulla cambierà. Mi limito però ad augurarmi che un mandato popolare forte non venga, eventualmente, disatteso dal Governo di turno che guarda caso al momento è a guida PD.
5.  la Regione ha già i poteri e le risorse necessarie: qui cari signori è come tirare un rigore a porta vuota. Lo Stato ha costretto in questi anni gli enti locali ad una cura dimagrante a cui si è ben guardato dal partecipare (vedi debito pubblico). Sono state ridimensionate economicamente (non abolite) le Provincie col risultato di ponti che crollano in testa alla gente (gestione Anas=Stato) e non sono ancora stati ricostruiti. Abbiamo scuole superiori con aule fatiscenti, spesso inagibili, cattedre ad oggi ancora scoperte e erba alta un metro (fatevi un giro a Merate). Le strade provinciali sono in stato pietoso. I comuni con i soldi in cassa, oltre a non poterli utilizzare, vengono anche rapinati dal patto di solidarietà, la più grande castroneria della storia recente che toglie risorse a chi amministra bene per ripianare i conti di chi non lo fa. La sanità infine: gli ospedali lombardi, talmente inefficienti che “importano” pazienti da tutto il resto del paese, potrebbero e vorrebbero assumere nuovi medici ma limitazioni statali oggi lo impediscono; per non parlare del super ticket oggetto di liti proprio in questi giorni nel governo, quindi non di competenza regionale. La lista di competenze dello stato centrale che sarebbero gestite meglio decentrandole sarebbe lunga: turismo, agricoltura, sostegno alle imprese ad esempio ma dialogare coi sordi è inutile quando non si vuole entrare nel merito.
Restate pure a casa allora, magari a digiuno per solidarietà verso i vostri parlamentari; date questo bell’esempio di non-partecipazione democratica ma abbiate almeno la decenza argomentare meglio le vostre strampalate tesi.
In cuor mio spero che davvero in pochi lombardi vi facciano compagnia. E che il voto referendario sia davvero l'inizio di un percorso verso la maggiore autonomia regionale possibile!
Massimo Panzeri - Capogruppo “prospettiva comune” Merate
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