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Scritto Giovedì 12 ottobre 2017 alle 08:58

La democrazia non è mai un costo

Matteo Frantangeli
Gentile direttore,

a differenza di quanti sono intervenuti in precedenza a sostegno del referendum per l'autonomia, non mi sorprendo affatto nel leggere le critiche di chi considera questo strumento di democrazia diretta inutile e che forse, in generale, guarda con fastidio alle consultazioni popolari. È una presa di posizione coerente da parte di chi ha sostenuto lo scorso dicembre una riforma costituzionale pericolosa e pasticciata, che fortunatamente è stata rigettata al mittente scongiurando così una possibile crisi sempre più profonda della rappresentanza e del rapporto tra il cittadino e i suoi governanti.

Una proposta di riforma che prevedeva un Senato non più eletto ma nominato, l'eliminazione delle provincie - peraltro già svilite del loro ruolo e della loro rappresentatività - ed il sensibile aumento delle firme necessarie per richiedere referendum o proporre leggi di iniziativa popolare; ma che soprattutto si configurava come un preciso manifesto politico, tuttora perseguito, che punta ad un deciso neocentralismo e che vede gli enti locali come "fondi di cassa" da indebolire, oltre che economicamente, anche politicamente.

La democrazia e la partecipazione non sono mai, mai un costo! Tanto più quando si tratta di tematiche fondamentali e più che mai attuali come autonomia e autodeterminazione.

Aldilà della strumentalizzazione politica, che come sempre avviene da entrambe le parti, e della retorica sul residuo fiscale, che per la sua acclarata iniquità dovrebbe essere affrontato in modo ben più puntuale e organico, questo referendum ha il merito di riportare al centro del dibattito politico il tema del federalismo, che porta con sé quelli dell'autonomia decisionale e, soprattutto, della responsabilità di agire per la propria comunità.

La Regione Lombardia è un esempio di efficienza secondo tutti i parametri economici e i rilievi statistici; e, per entrare nel merito del quesito referendario, merita di gestire in autonomia le risorse che lo Stato utilizza per trattare le materie concorrenti: istruzione, produzione di energia, parchi, infrastrutture e grandi reti di trasporto, opere pubbliche, ecc. nella speranza che si generi come in altri settori un risparmio di spesa ed un ritorno economico per ulteriori investimenti.

Le politiche del governo regionale si possono - a torto o a ragione - contestare, ma la sede opportuna per indicare delle alternative è quella delle elezioni regionali. Non vi è nulla di immutabile o cristallizzato: le forze politiche che proporranno il programma più convincente saranno premiate dagli elettori che gli daranno mandato di attuarlo. Contestare, tout court, la richiesta di maggiori autonomie e responsabilità manca grossolanamente il bersaglio; come d'altronde lo fa la pretesa di chi sostiene che l'avvio di una trattativa tra Regione e Stato - che oggi avrebbe ancor meno chance rispetto a quella fallita nel 2007 vista la presenza di una maggioranza parlamentare così fortemente centralista - avrebbe la stessa forza contrattuale di milioni di voti.

Condivido dunque l'opinione di chi pensa che la consultazione del 22 ottobre sia un'occasione unica per i cittadini lombardi e che soprattutto, se desideriamo rivendicare le nostre legittime istanze, si tratti di un treno da non perdere perché passerà una sola volta.

Nel leggere i dati sul residuo fiscale pro capite e, ad esempio, sul numero di dipendenti pubblici per regione è difficile sostenere che tutti i cittadini di questo Paese abbiano gli stessi diritti; e la sperequazione è ancor più intollerabile se vista nell'ottica delle nuove generazioni.

Il mio auspicio è dunque quello che a fronte di milioni di voti questo referendum sia il primo passo di un percorso che rilanci nell'agenda politica il tema del federalismo, anche in prospettiva di una seria riforma costituzionale che preveda ampie autonomie legislative, amministrative e finanziarie per le regioni virtuose e un deciso controllo dello Stato - nell'applicare le regole anziché nell'elargire ulteriori fondi - per quelle che non rispettano gli equilibri di bilancio. Sarebbe inoltre più che mai opportuno ridiscutere gli anacronistici privilegi delle regioni a statuto speciale: privilegi che la riforma costituzionale bocciata il 4 dicembre scorso si guardava bene dallo scalfire per interessi clientelari.

L'appuntamento referendario del 22 ottobre, in questo senso, potrebbe essere un momento di svolta e come ho sempre fatto per ogni elezione mi recherò con entusiasmo al seggio, questa volta per votare convintamente Sì.

Matteo Fratangeli - Assessore all’Ambiente e alla Cultura di Olgiate
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