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Scritto Sabato 11 novembre 2017 alle 12:50

Oggiono: sala piena all'incontro su corruzione e criminalità organizzata con i magistrati Claudio Galoppi e Paolo Storari

Prosegue l'interessante iniziativa ''Adamo dove sei?'' organizzata dalla Comunità pastorale San Giovanni Battista di Annone, Ello, Imberido e Oggiono.
Il terzo incontro, tenutosi giovedì 9 novembre nella sala conferenze della BCC di Oggiono, riguardava l'illegalità e le mafie. Tema importantissimo e delicato, purtroppo molto attuale.
Ospiti della serata due importanti figure della lotta alla criminalità: Claudio Maria Galloppi, del Consiglio Superiore della Magistratura, e Paolo Storari, sostituto procuratore della DDA - direzione distretturale antimafia - di Milano.
Nel presentare la conferenza, il parroco don Maurizio Mottadelli ha spiegato il tema affrontato, ovvero quello legato alle mafie e all'illegalità; negli incontri successivi si passerà invece alla situazione giovanile e all'immigrazione.

Don Maurizio Mottadelli al centro tra i due magistrati ospiti della serata

Il sacerdote ha poi presentato i relatori, dando loro la parola. Il dottor Galoppi - nato e cresciuto proprio a Oggiono - ha focalizzato il proprio intervento sul tema della corruzione. "Sappiamo tutti che è un fenomeno diffuso, molto complesso e difficile da individuare. Un fenomeno che coinvolge tutto il mondo, storicamente molto diffuso e difficile da accertare".
Nonostante questo, a detta dell'ospite, ci sono diversi modi per prevenirla. ''E' bene prendere in mano la nostra Costituzione, di cui dobbiamo essere orgogliosi, e difenderla. La Costituzione ci dà dei principi per combattere la corruzione. Il primo principio importante è l'imparzialità dei pubblici dipendenti. Si accede alle cariche pubbliche attraverso un concorso, in modo che siano premiati i migliori. I dipendenti pubblici devono mettere al primo posto gli interessi nazionali e non quelli personali''.
Il dottor Galoppi ha poi parlato della necessità di prendere atto dei propri doveri, altro principio costituzionalmente sancito. "Questa attenzione sui doveri si richiama all'articolo 2. Il fondamento della civile convivenza non sono solo i diritti ma anche e soprattutto i doveri. Il primo passaggio per garantire lo stato di diritto è l'equilibrio fra diritti e doveri. Il porre l'attenzione sui doveri prima che sui diritti è importante soprattutto in quest'epoca, in cui si parla tanto di diritti, ma mai di doveri. Aldo Moro diceva negli anni Settanta: questo Paese non si salverà se non nasce un nuovo senso dovere. Una citazione ancora vera, soprattutto oggi. Questa concentrazione sui diritti a scapito dei doveri è alla base della corruzione. La crisi dei doveri inderogabili si manifesta in una crisi della rappresentanza politica. Oggi sindacati e partiti sono in crisi ed è questo presupposto su cui si basano le crisi del rapporto politica cittadino. Il legiferatore fa moltissime leggi, ma a volte sono inutili e non legifera quando deve'' ha proseguito Galoppi.

Il parroco della comunità pastorale oggionese, don Maurizio Mottadelli

In questi vuoti legislativi si creano figure chiamate facilitatori che aiutano il cittadino a rapportarsi con lo Stato. Ma all'interno di questi facilitatori si nascondono spesso situazioni di illegalità. Il relatore ha poi illustrato le conseguenze della corruzione che ''riduce investimenti privati: società straniere non investono in un paese con alta corruzione, quindi ne risente l'economia. Sono inoltre scoraggiati investimenti di capitale umano: nel 2014 il numero di espatriati ha superato le 100.000 unità, di cui la maggior parte erano giovani che non trovavano lavoro. Altra conseguenza: si innalza la spesa pubblica e peggiorano i servizi. Peggiora anche la governance perché i migliori sono andati via e la cosa pubblica è gestita da persone meno competenti o che si aprono all'illegalità''.
Il dottor Claudio Galoppi ha concluso il proprio intervento parlando degli antidoti contro la corruzione: ''bisogna mettere al centro l'individuo. È necessario un ripensamento della riprovazione sociale dell'illegalità, che deve aumentare. Bisogna pretendere un cambiamento serio della politica, magari partendo dalla regolarizzazione delle lobby per superare l'incertezza del diritto. Un legislatore intelligente deve attuale una ghigliottina delle leggi, cioè tagliare quelle inutili ed è necessario restaurare la divisione dei poteri''.

Claudio Maria Galloppi, del Consiglio Superiore della Magistratura

Il dottor Paolo Storari ha invece approfondito il tema relativo alla criminalità organizzata, concentrandosi soprattutto sulla situazione al nord Italia. "Siamo abituati alla visione mafia sbagliata, dovuta alle fiction e ai dibattiti in cui il magistrato è l'eroe buono che combatte la mafia cattiva e alla fine il bene vince sempre sul male. Le cose sono molto più complesse. Quando parliamo di criminalità organizzata, bisogna capire che ci sono realtà diverse tra loro: abbiamo la 'ndrangheta che ha colonizzato il nord. Siamo ormai alla terza generazione. Diversa è la mafia siciliana che viene al nord solo per fare affari. Sono due modi diversi di conformarsi. Sbagliata è anche la visione della mafia. Alcune volte, più al sud che al nord, si aveva una visione agiografica della mafia, che aiuta i deboli e porta pace sociale. Ma non è così. Per darvi un esempio del concetto di famiglia che hanno vi racconto un fatto'' ha proseguito l'esponente della DDA di Milano. ''Nel 2016 una bambina di 13 anni, figlia di un boss della 'ndrangheta aveva preso a frequentare un suo coetaneo. Si trattava di un normale rapporto tra ragazzini. Ma quando lo disse ai genitori, la ragazza fu costretta a fidanzarsi con un 20enne di una famiglia rivale per questioni di affari. Bisogna abbandonare anche l'idea che tutto è mafia, perché se no niente è mafia. In questa materia c'è populismo giudiziario molta gente ci mangia: convegni a cui partecipano anche persone che non sanno nulla dell'argomento, ma ancora peggio è chi fa finta di essere vittima della mafia. Persone che dicono di essere vittime di estorsioni mafiose ma non è vero''.


Il dottor Storari ha anche fatto un po' di chiarezza circa lo sviluppo della criminalità organizzata al nord, sfatando alcuni falsi miti. ''Spesso si parla di infiltrazione mafiosa e si dà l'idea dei cattivi che penetrano nel buono; il sud cattivo che si infiltra nella buona società del nord. È una panzana. È il politico del nord che chiede aiuto, l'imprenditore del nord che chiede protezione, il commercialista del nord che si offre alla ''ndragheta per cutare i loro conti. È il nord che va cercare la 'ndranghetista, a volte pensando anche di essere più furbo di loro. Una volta un imprenditore vittima di 'ndrangheta, invece che denunciare tutto allo stato, forse per sfiducia nelle istituzioni o forse perché anche lui aveva qualcosa da nascondere, chiese aiuto a una famiglia ancora più forte, pensando di essere difeso. In effetti è quello che è successo, ma poi in poco tempo gli hanno mangiato l'azienda. La 'ndrangheta e la mafia preoccupano perché penetrano nei posti di potere. La 'ndrangheta al nord ha un problema di conoscenza: deve capire chi corrompere per raggiungere i propri scopi e i facilitatori, di cui prima parlava bene il dottor Galoppi, glielo indicano. Senza questi facilitatori la 'ndrangheta sarebbe molto più debole, perché non saprebbe a chi rivolgersi. La 'ndrangheta è cresciuta al nord perché ha trovato ambiente favorevole''.
Anche il dottor Storari ha indicato alcuni metodi per far fronte alla criminalità organizzata. "Servono nuove sensibilità; un sorriso a volte è una minaccia. E serve anche nel sistema giudiziario. Bisogna riconoscere e interpretare correttamente i reati in cui ci si imbatte. A un mio collega è arrivata una notizia reato in cui un politico locale ha ricevuto una testa maiale mozzata, chiara minaccia di stampo mafioso, e il mio collega invece che catalogarla come minaccia, l'ha classificata come maltrattamento di animali. Spesso alcune contiguità tra società civile e mafia non costituiscono reato. Fare la dichiarazione dei redditi a un mafioso non è reato. Il diritto penale non è il limite dell'etica pubblica. Esistono però situazioni che meritano sanzioni anche se non sono reati''.
Anche Storari ha accennato alla corruzione spiegando quali sono alcune caratteristiche e le difficoltà nel riconoscerla e contrastarla. Essa infatti è ''polverizzata in tante e piccole tangenti. Il corrotto è la pubblica amministrazione. Ci sono catene corruttive di quattro o cinque persone che partecipano alla corruzione. Non si usano più solo i soldi ma anche vacanze, prestazioni sessuali e altri prodotti''.

Paolo Storari, sostituto procuratore della DDA

L'incontro ha suscitato molto interesse nelle tantissime persone presenti in sala. Ci sono state anche alcune domande, relative soprattutto alle motivazioni della lunghezza dei processi o anche qualche considerazione relativa alle contraddizioni percepite nel sistema giudiziario come ad esempio gli arrestati che dopo pochi giorni escono di prigione.
Dalle risposte dei due relatori è emerso in particolare il concetto che il sistema giudiziario è fatto da uomini che quindi possono sbagliare. ''La giustizia è fatta di uomini - ha detto Storari - e ricordatevi che è sempre meglio assolvere un colpevole che condannare un innocente. Se uno viene arrestato e rilasciato dopo dieci giorni vuol dire che c'è stato un errore nell'indagine. Il pubblico ministero è un uomo e può sbagliare''.
Il dottor Galoppi infine ha messo in guardia dal considerare la magistratura come una religione e come un organo che dice cosa è giusto e cosa è sbagliato. "Il compito del magistrato è ricostruire. Io magistrato non posso dare un giudizio morale. Non ha una concezione religiosa la magistratura, ma guarda al rispetto delle regole''.
Michele Mozzanica
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