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Scritto Lunedì 27 novembre 2017 alle 22:13

Mentre dilaga la protesta delle pazienti per la sospensione di Del Boca, l’Azienda pensa al sostituto. Ma si può posticipare la decorrenza della sanzione

Non ce ne vogliano i lettori se restiamo sul tema "Ospedale" ma, come appare ogni giorno più evidente, l'attacco al dottor Gregorio Del Boca è soltanto una mossa - anche se finora la più violenta - della complicata strategia per ridimensionare il San Leopoldo Mandic a tutto vantaggio del Manzoni di Lecco. Strategia che è stata avviata nel momento stesso in cui i due ospedali sono stati inseriti in un'unica azienda sotto una sola direzione generale di stanza nel capoluogo e rintuzzati, a fatica dalla dirigenza locale. Senza Patrizia Monti e Giacomo Molteni il presidio di via Cerri è rimasto privo di difese. Vulnerabile come mai in passato. L'elenco delle specialità soppresse o ridimensionate è lungo e una volta o l'altra varrà davvero la pena di scriverlo a imperitura memoria. Perché è proprio la memoria a fare difetto in questi giorni convulsi.

Dunque: l'avvio del procedimento nei confronti di Gregorio Del Boca e Gedeone Baraldo risale al settembre 2016. E' stato promosso dall'esposto di un anestesista andato in pensione che avrebbe accusato Del Boca di richiamare il personale reperibile in servizio anche in casi non urgenti. Baraldo, all'epoca dei fatti era direttore sanitario del Mandic per cui, l'accusa nei suoi confronti è di mancata vigilanza. L'ufficio competente avrebbe dovuto disbrigare la procedura in 120 giorni ma passando la pratica di ufficio in ufficio si è arrivati al 4 ottobre 2017 con l'audizione degli "imputati". L'analisi della segnalazione dell'ex anestesista fu affidata ad una commissione esterna composta da un medico legale, dal direttore sanitario di Melegnano e dal primario di Ginecologia del Niguarda. L'analisi sarebbe stata condotta col cosiddetto "metodo a campione" ossia sono state esaminate una serie di cartelle cliniche relative ad interventi "fuori orario" per lo più di sabato con l'ausilio di personale reperibile. Una dozzina, che poi, riparametrati sul numero complessivo di cartelle prese in esame avrebbe dato un numero di poco inferiore al centinaio di casi ritenuti "non urgenti" ma trattati al di fuori dei normali turni operatori. Successivamente le conclusioni della commissione esterna sono state alla base del giudizio espresso dalla commissione disciplinare composta da Ilaria Terzi, responsabile risorse umani, Enrico Ripamonti, capodipartimento amministrativo e Rinaldo Zanini, capodipartimento materno infantile (per inciso il dipartimento cui afferisce la struttura complessa di Ostetricia Ginecologia del Mandic). Dunque del procedimento ne era ben conscio il direttore generale Stefano Manfredi. Secondo alcune fonti Zanini avrebbe dovuto essere al corrente dell'attività del sottoposto Del Boca e quindi, messo anche lui - e prima di Baraldo - sul banco degli accusati. Secondo altre non compete al capodipartimento la programmazione delle sale operatorie anche se il Piano organizzativo aziendale firmato Manfredi assegna proprio all'alto dirigente, tutte le competenze nell'ambito del materno-infantile.

La traduzione possibile, o quanto meno probabile, di quanto noto sinora è la seguente:

1) Del Boca non ha provocato alcun danno erariale in quanto i reperibili sono tali e l'urgenza o la gravità o meno dei casi da trattare competono al medico del reparto;

2) Del Boca non ha sforato i tetti del budget, ma al contrario, ha prodotto più fatturato per l'azienda (spiace scrivere queste cose ma il modello aziendale formigoniano così impone);

3) Del Boca ha ridotto le attese intervenendo probabilmente anche in casi non urgenti sotto l'aspetto clinico ma sotto l'aspetto psicologico della paziente;

4) Il reparto di Ostetricia Ginecologia - come altri reparti del Mandic, primo fra tutti la Chirurgia guidata da Pierluigi Carzaniga - attiva flussi in entrata anche da fuori ATS (ex Asl) , che è un po' l'obiettivo dei presidi per mantenere l'autonomia economica.

Come ha ottimamente tuonato Giovanni Battista Albani occorre che la politica faccia la sua parte. L'intero Consiglio comunale di Casatenovo si è espresso, confermando - ahinoi - la centralità di quella cittadina rispetto all'inarrestabile declino di Merate. Sul versante legale, invece, l'avvocato Avolio di Milano, uno dei massimi esperti di rapporti tra operatori sanitari e relative aziende, presenterà ricorso al giudice del lavoro ex art.700, mentre lo stesso Del Boca chiederà la sospensione del provvedimento in attesa del pronunciamento del giudice del lavoro. Il direttore generale Stefano Manfredi ha la facoltà di emettere un provvedimento con cui posticipare la decorrenza della sospensione prevista per l'11 dicembre. Evitando così l'interruzione brusca delle prestazioni del Primario - interruzione che avrebbe inevitabili ripercussioni sull'intera attività - per quanto, con molta leggerezza, dalla direzione generale hanno fatto sapere a mezzo Tv che manderanno un aiuto a Merate. Come a dire che via Del Boca anche Pluto, Pippo e Paperino vanno comunque bene.

Attendiamo gli sviluppi e nel frattempo il Direttore Generale veda di reperire anestesisti, perché non è possibile far funzionare soltanto due o tre sale operatorie su sei per mancanza di personale. E poi si condanna chi lavora di sabato?

Claudio Brambilla
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