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Scritto Martedì 28 novembre 2017 alle 10:23

QUANDO SI VUOLE CHE UN MEDICO DIVENTI UN ANIMALE DOMESTICO

Il dr. Gregorio Del Boca
Ho seguito dalla Sicilia la vicenda del dott. Gregorio Del Boca, dal 1 dicembre 2010 primario di ostetricia e ginecologia all'ospedale civile Mandic di Merate. Sono l'ultimo che ha il diritto di scriverne, ma da quelle sale operatorie ci sono passato non più di un anno fa e quando ne esci vivo e guarito il segno ti rimane.

Mai conosciuto Del Boca, mai bevuto un caffè con lui e neppure scambiato un buongiorno. Diciamo che non avrei mai potuto essere un suo paziente. Battuta a parte io sono solito scrivere quando conosco i fatti, ho parlato con le persone e ho in mano i documenti. Lo stesso dicasi per le sentenze: va bene la massima, ma per comprenderla appieno bisogna avere letto tutto il testo del pronunciamento del giudice per capire come si è formato il suo convincimento.

Qui nessuno parla e questo è di per se un fatto grave. Stiamo trattando di un ospedale pubblico, di un primario legato da un contratto di pubblico impiego e di un'azienda sanitaria pubblica, tutti sovvenzionati e pagati con il denaro proveniente dalla fiscalità generale, incluso il mio consistente contributo da pensionato. Nel privato è doverosa la riservatezza. Nel pubblico dovrebbe esserlo la trasparenza.

C'è un'altra cosa che ho capito nel corso di lunghi anni di libera professione e di passione giornalistica ed è che ogni decisione assunta, anche la più eclatante, ha una o più motivazioni sovente condivise. La motivazione può essere sbagliata, ma c'è. Le conseguenze possono essere dolorose, ma sono state valutate.

La verità, ovvero la sequela di fatti e di comportamenti che hanno preceduto e che sono sfociati nella sospensione dall'incarico del dott. Gregorio Del Boca per la durata di due mesi, con decorrenza il prossimo 11 dicembre 2017, la conoscono solo il primario punito e il direttore generale Stefano Manfredi che ha firmato il provvedimento. I componenti il collegio disciplinare sanno, ma sono tenuti al silenzio. Immagino che a Lecco ci abbiano messo parecchio prima di innescare la miccia. Mi spingo persino ad immaginare che almeno uno abbia previsto le reazioni delle pazienti e della stampa meratese, da sempre vicinissima a una realtà ospedaliera indispensabile e insostituibile. Eppure il dado è stato tratto e non è uscito il sette.

Ora faccio un esempio: immaginate una grande società privata che presta un servizio aperto alla collettività. A capo di questa azienda vi è un amministratore unico con pieni poteri che, certo, deve rispettare lo statuto sociale e dare attuazione alle delibere dell'assemblea dei soci, ma che nella quotidianità valuta, decide, ordina, gestisce le emergenze e si assume ogni e qualunque responsabilità e ogni anno presenta il conto del suo lavoro. All'amministratore unico si chiede intuito, fantasia e qualche volta azzardo. Non si vorrebbe che mettesse il suo talento a riposo, sotto terra, come nell'omonima parabola. Accade però che un bel giorno qualcuno comincia a dubitare della linearità del suo comportamento. Sia chiaro: i risultati ci sono, ma c'è chi pensa che si sarebbero dovuti e potuti ottenere anche in maniera diversa. Il socio senior convoca l'amministratore unico e glielo fa presente, ma senza alcun visibile risultato. Allora viene convocata l'assemblea, esposto il caso e che cosa si decide? La sospensione dell'amministratore unico per due mesi, tanto il mercato è creato e le vendite non subiranno flessioni. Basterà un sostituto pro tempore. E' una stupidaggine grande come una casa. Un capo non si sospende, si sostituisce. In altre parole lo si licenzia. Non perché non sia bravo, non perché non tenga alto il nome e il blasone della società, ma perché non si è attenuto alle indicazioni impartite. Ha fatto il Maradona, dimenticandosi che in una squadra vincente ci sono anche i mediani. Che questi siano di spinta o di freno non è facile stabilirlo. La società non lo vuole perdere, lo vuole addomesticare e non si rende conto che con ogni probabilità lo perderà e se non lo perderà non sarà più lo stesso.

Il dott. Gregorio Del Boca assieme a un paio di note stonate ha ricevuto centinaia di attestazioni di stima. Altre ne riceverà, ma non è questo il punto. Il suo è il terzo provvedimento disciplinare comminato a personale sanitario del Mandic nel giro di pochi mesi: prima Francesco Scorzelli, poi Gedeone Baraldo e contestualmente Gregorio Del Boca. Un crescendo, quasi l'entrata in vigore della delibera Asst n. 277 del 12 maggio 2016 in materia di " tutela del dipendente pubblico che segnala condotte illecite" abbia dato - finalmente - la stura all'operazione " lavaggio e candeggio ", come se dentro le mura del Mandic covassero da tempo gruppuscoli sanitari e parasanitari armati, insensibili alla gerarchia, al bon ton, al protocollo e inneggianti all'anarchia.

E' così? Bisogna raddrizzare qualche schiena? Lo si dica, lo si spieghi ai pazienti i quali, in ultima analisi, sono i componenti di diritto dell'unica commissione disciplinare che conti nel settore pubblico. E lo si faccia prima che le carte fuoriescano da qualche studio legale perché a quel punto la Direzione Generale dovrà retrocedere, dall'attacco alla difesa, per avere calcolato male i tempi. Ma ecco arrivata l'intervista rivelatrice con il dott. Roberto Zagni, predecessore di Gregorio Del Boca. Un sassone nello stagno che fa schizzare acqua verde da detergere subito con acqua chiara se chi sa dov'è il rubinetto lo vuole aprire.

Il caso Del Boca si poteva e doveva trattare in altro modo. Nel Regolamento disciplinare aziendale della dirigenza medica approvato con due delibere del 2011 e 2012 vi sono soluzioni alternative di natura pecuniaria alla " sospensione di fiducia " inflitta a Del Boca. Può essere che nel contraddittorio siano state offerta al Primario che le ha rifiutate per dignità. Un primario ospedaliero non è l'equivalente di un banconiere di salumeria. Non affetta salumi, assiste e talvolta salva persone. Se qualcuno mi tocca il dott. Pierluigi Carzaniga, primario di chirurgia, io divento una belva. Immagino abbiano provato il medesimo sentimento e coltivato identica reazione le centinaia di donne che hanno manifestato al giornale sorpresa e sdegno.

Voglio dire di più: di fronte a una segnalazione nota, ma " protetta", come è giusto che sia, la valutazione di quale debba essere l'equo e doveroso provvedimento da assumere, pena il coinvolgimento " complice" dei dirigenti omissivi, non può ignorare l'assenza di danno erariale e lucro personale. Se Gregorio Del Boca è responsabile unicamente di quello che il dott. Roberto Zagni rivela - assai probabile che i due si siano parlati - i due mesi di sospensione irrogati sono un insulto alla classe medica prima ancora che al singolo medico. Preoccupante che i medici componenti il collegio di disciplina non l'abbiano avvertito, ma una voce dal sen fuggita riferisce di una politica di rigore che la dirigenza dell'Asst di Lecco intende perseguire senza l'ausilio del Var. Si è cominciato con tre cartellini rossi a Merate.

Ho capito che Lecco non ama Merate. Ho capito che il sibilo delle coltellate è uso confondersi con il rumore di sottofondo dell'aria condizionata. Ma ho pure capito che il Presidio Ospedaliero " San Leopoldo Mandic" è una solida e qualificata realtà ospedaliera destinata a sopravvivere a qualunque mossa tellurica, sia essa sussultoria o ondulatoria. Sarebbe buona cosa che una presa di posizione unitaria dei Primari ribadisse questo principio. Quello che speravo di non provare mai è la sensazione - non posso che definirla tale allo stati dei fatti noti - di assistere al tentativo di convertire un medico di valore in un animale domestico di razza cui si chiede di fare le fusa e scodinzolare a comando.

La fiducia è una cosa troppo seria per sottoporla a procedimento disciplinare. O c'è o non c'è più. E se c'è la si mantiene intatta e la si difende senza incertezza alcuna. La fiducia non la si sospende. La si toglie. E allora lo si dica.

Alberico Fumagalli
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