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Scritto Lunedì 04 dicembre 2017 alle 08:38

Oggiono: Cristian Borghetti e il suo libro ''Sangue di lupo''

Praga, inverno, un corpo senza vita e un mistero da risolvere: ecco la perfetta alchimia per Cristian Borghetti, che giovedì sera ha presentato il suo ultimo libro "Sangue di lupo" presso la libreria Liberamente di Oggiono, moderato dagli amici Enrico Rigamonti e Giandomenico Corti. Breve pamphlet pubblicato a metà ottobre, l'opera rientra in un progetto più ampio di fiabe macabre, cominciato anni fa con "Gideon, il pellicano di Londra", parte dell'antologia "Horror Polidori vol. 2", e ancora in divenire.
"Il lupo del racconto è in realtà un uomo, che si macchia di violenza nei confronti di una donna fino ad attentare alla sua vita. La cornice di Praga è stata scelta per il nesso con la dottrina dei Rosacroce, società segreta del Seicento che riteneva necessario per l'uomo trasformarsi nella miglior forma di sé attraverso un percorso psicologico che ricorda quello alchemico. In particolare, essi pensavano che il degrado dell'umanità potesse essere superato cercando ogni risorsa dentro di noi, quindi era compito di ciascuno migliorare se stesso come si fa coi metalli, passando dal piombo all'oro attraverso quattro fasi"
ha spiegato l'autore.

Cristian Borghetti tra Enrico Rigamonti e Giandomenico Corti

Nonostante Borghetti non ne abbia preso direttamente ispirazione, i protagonisti di "Sangue di lupo" ricordano la controversa figura di Dottor Jekyll e Mr Hyde: il libro si conclude in maniera del tutto inaspettata, capovolgendo le aspettative del lettore. Ma il vero modello dell'autore è Edgar Allan Poe, passato alla storia per un horror psicologico che vede i protagonisti evolvere nel corso della storia.
"Ho tratto spunto anche dal film "Il tocco del male" con Denzel Washington, in cui il livello di paura psicologica è altissimo e viene mantenuto tale dall'inizio alla fine". Ma che cos'è la paura? "Secondo me, la paura fa parte della vita, quindi va sempre affrontata. Nel libro, i protagonisti hanno paura: paura di incontrare uno sconosciuto, di perdere qualcosa o di sottovalutare la paura stessa, cosa da non fare assolutamente. Inoltre, sono convinto che anche nel bene più alto ci sia il male più oscuro e viceversa. Scrivere sulla paura e provare paura mentre lo faccio mi diverte molto, così come leggere. Ogni mattina devo scrivere qualcosa: non riesco a trattenere quella che per me è come una dipendenza" ha continuato lo scrittore.
Il pamphlet, pubblicazione nata per discutere brevemente di argomenti da tenere segreti, con grande impatto e in una modalità estremamente economica, si è rivelata la forma più congeniale a Borghetti, che predilige il racconto breve nonostante in passato si sia cimentato anche con il romanzo.
Interrogato dal pubblico sul perché non ci sia possibilità di redimersi per i personaggi di "Sangue di lupo", l'autore ha risposto che il lieto fine non rientra affatto nei suoi gusti. "Preferisco di gran lunga la sorpresa, ma ciò non significa che la redenzione non sia possibile. Semplicemente, mi ispiro ai miei scrittori preferiti, che sono i grandi autori decadenti vissuti tra Ottocento e Novecento: Baudelaire, Poe e i poeti maledetti, dato che ho scritto anche poesie".
Quel che appare con evidenza in ogni opera di Cristian Borghetti è senz'altro una ricerca linguistica approfondita, che permette di coinvolgere tutti i sensi durante la lettura. "Ho iniziato a scrivere per passione sin da ragazzino e da sempre mi colpisce la musicalità di certe parole. Talvolta mi è stato rimproverato un culto eccessivo della parola, ma credo che non potrei farne a meno. Così come non potrei mai cambiare genere ed essere qualcosa che non sono: l'horror resta un genere di nicchia, ma forzare la penna a scrivere qualcosa di diverso sarebbe come tradire e deludere me stesso" ha concluso. La storia di Rosen Wolfenkreutz e dell'affascinante Ruzovi Kriz, invece, non deluderà certamente i lettori attratti dalla speciale alchimia che sgorga dalle pagine di questo originale autore lecchese.

Roberta Scimè
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