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Scritto Lunedì 04 dicembre 2017 alle 21:53

La testimonianza di Don Gino Rigoldi agli atleti Gso: ''è la comunità che rende forti''

Sono state le parole, semplici ed efficaci, di Gino Rigoldi ad accompagnare, venerdì sera, la presentazione del bilancio del GSO San Giorgio.
Ad introdurre la testimonianza del prete milanese è stato Tony Supino, educatore di Comunità Nuova, che insieme a Claudia Cecini è coinvolto direttamente nelle attività quotidiane della società sportiva dei cinque oratori casatesi.

Don Gino Rigoldi

"Ho incontrato don Gino tanti anni fa: avevo venticinque anni. Già allora lui sosteneva che lo sport fosse uno strumento per far crescere i ragazzi. L'incontro con lui è un esempio di come siano i gesti e le azioni a dare valore all'educazione. Di parole oggi ce ne sono molte, e il compito di un educatore è quello di dare l'esempio. Si tratta di obiettivi che non sono facili da raggiungere, ma non impossibili. E questo, don Gino me lo insegna tutti i giorni", ha ricordato Tony Supino prima di dare la parola a don Gino.
Classe 1939, ordinato prete cinquant'anni fa, nel 1967, don Gino è cappellano dell'istituto penale per minorenni "Beccaria" di Milano. Tantissimi i giovani che ha incontrato nel corso del suo sacerdozio, in un'esperienza che ha voluto condividere con i volontari della società e tutti i presenti alla serata di venerdì.


"Ho visto trentamila ragazzi al Beccaria. Stando loro vicino, a voler capire chi sono, il cuore si trova in tutti. In un'impresa collettiva, stando insieme, cercando di capire i limiti che ciascuno ha e le risorse che si possono mettere in comune, si diventa forti. È la comunità che rende forti. Per entrare in relazione con i ragazzi basta non avere paura, dare tempo, sincerità, voler bene. Occorre aiutarli a capire quanto valgono, cosa possono fare della loro vita. Con loro è fondamentale entrare in relazione. Stare con i ragazzi è una delle cose più belle che si possono fare, una fortuna, orientando le giovani vite verso mete belle, mete buone. E fondamentale è anche avere le competenze adeguate per stare con loro. Una delle prime cose che ho imparato è stata questa: lavoravo, già dagli inizi, con otto volontari - si lavora insieme - e ho capito che dovevo imparare, dovevo studiare, chiedendo a chi già aveva una pratica pedagogica ed educativa, per capire cosa era giusto fare. Con il buon cuore si va in paradiso, ma occorrono anche le competenze"
, ha spiegato, parlando "a braccio" e rivolgendosi direttamente ai presenti, raccontando esperienze vissute con i suoi volontari e ragazzi e la nascita di Comunità Nuova.

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Cappellano dal 1972, don Gino è stato da subito promotore di progetti di reinserimento sociale e lavorativo dei detenuti, collaborando con i Servizi Sociali, volontari e con gli educatori del carcere. Dopo la nascita delle prime tre comunità alloggio, il sacerdote fonda, nel 1973, Comunità Nuova, sodalizio di cui ancora oggi è presidente e che opera nel campo del disagio e della promozione delle risorse dei più giovani.
"Da allora, negli ultimi anni, gli adolescenti sono cambiati. C'è ancora il bisogno di conflitto con la famiglia, per differenziarsi e crescere, ma è sempre più forte la ricerca del padre: da Edipo a Telemaco, che cerca il padre Ulisse. Spesso mi chiedono quanti ne ho salvati. Rispondo sempre: "uno". Perché ogni persona è tutto il mondo". Poi un messaggio rivolto proprio ai volontari del GSO. "In un gruppo sportivo bisogna ragionare anche sul clima, rendendo i ragazzi loro stessi promotori di qualcosa. Curare la relazione è un bisogno primario, perché un altro nome di educazione è proprio la relazione e come si sta con gli altri qualifica la vita. Un adolescente, ma anche un adulto, si muove quando sa di valere qualcosa. Lo sport da tanti strumenti. Avete dato il via ad una bella impresa, se sarete creatori di comunità, riconoscendo personalmente i ragazzi. Non si diventa grandi da soli. Siete modelli, curate la comunità e la relazione. Testimoniate quello in cui credete. Occuparsi dei giovani è una bella impresa e voi ne avete qui tanti", ha concluso.
L.V.
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