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Scritto Venerdì 22 dicembre 2017 alle 08:46

Retesalute: ha prevalso il compromesso al ribasso sull’auspicato reale cambiamento

L'interesse superiore dell'Azienda Speciale Retesalute e dei 140 mila residenti nei 25 comuni dell'ambito distrettuale di Merate e Casatenovo è stato ancora una volta sacrificato sull'altare di interessi personali, anche meschini, accordi politici mediocri, piccole astuzie e vergognosi sgambetti per rivalità malcelate. Per la terza volta è stato eletto presidente Alessandro Salvioni di Robbiate che, pur con tutto il rispetto per la persona, certamente non ha mai costituito un motore di spinta dell'Azienda Speciale. Non fosse altro che per la scarsa presenza negli uffici societari e la poca esperienza avendo una preparazione tecnico-professionale di tutt'altro segno. Ma, nonostante ciò, una parte dei sindaci guidata da Stefano Fumagalli di Lomagna e Adele Gatti di Airuno (i due per ragioni però diverse fra loro) pur di non far passare il candidato di Casatenovo appoggiato apertamente anche da Merate, Giacomo Molteni, hanno preferito votare ancora Salvioni sostenuti in questa dannosa manovra dai sindaci di Robbiate, Paderno, Verderio, Imbersago, Sirtori, Viganò. E, si badi bene, qui il PD c'entra fino a un certo punto. Certo il PD lecchese vede Molteni come il fumo negli occhi avendo il manager ben chiara la strategia per far crescere la nostra azienda speciale. No, il PD c'entra ma solo in parte, qui gli avversari del manager casatese hanno giocato ciascuno una propria partita ma hanno colpito uniti. Prendiamo Adele Gatti: sosteneva (e sosterrà) il sindacalista Cisl proposto dalla Provincia Valerio Colleoni, suo ex collega, tramite il quale avrebbe potuto esercitare un ruolo significativo in Retesalute, seppure dall'esterno. O Stefano Fumagalli che nulla aveva obiettato sul conferimento del servizio idrico a Lario Reti quando questa - a detta di Corte dei Conti e AGCM -non aveva i requisiti e ora si mette di traverso nell'operazione Acel che invece risponde a una chiara e ineludibile logica industriale. Pensate che abbia una vaga conoscenza della riforma sanitaria e delle enormi implicazioni in materia di integrazione tra il sociale e il sanitario? Ma certo che no. Tuttavia "sente" più vicino Salvioni rispetto a Molteni e non si prende nemmeno la bega di allargare l'orizzonte per cercare di capire chi fra i due è più funzionale al consolidamento e allo sviluppo dell'azienda.

Fatti quattro conti Filippo Galbiati e Andrea Massironi si sono trovati di fronte a un bivio: andare al voto (segreto) e quindi alla conta dei numeri ponderali o ripiegare accettando la riconferma di Salvioni pur di inserire elementi nuovi nel CdA. La scelta è stata quella del compromesso. Ora, chi abbiamo interpellato sostiene che si tratta soltanto di una moratoria, il tempo necessario a modificare lo statuto per far entrare nella compagine altri comuni dell'Oggionese e del Caratese. Sei mesi, massimo nove poi si tornerà in assemblea per approvare lo statuto e, quindi, rieleggere un nuovo CdA con un numero maggiore di componenti (tutti a incarico non remunerato). Sarà. Ma non ne siamo per nulla certi. La votazione, mercoledì sera, è stata per alzata di mano, per acclamazione come si dice. Il fronte è rimasto unito. Ma su una posizione decisamente di retroguardia. E siamo pronti a scommettere che la fronda si rafforzerà in questi mesi per arginare il dinamismo di Filippo Galbiati e, possibilmente rompere l'asse tra Casatenovo e Merate.

Fossimo stati nei panni dei due sindaci piuttosto che inseguire una unanimità al ribasso saremmo andati alla conta con notevoli possibilità di vittoria potendo contare anche sui voti di Barzanò, Monticello, Brivio, Olgiate e altri comuni. L'impulso che poteva imprimere all'attività dell'ASP il CdA guidato a tempo pieno dal dottor Molteni (ex direttore delle sedi Inrca di Casatenovo, Cagliari e Firenze, ex direttore del Mandic e Capodipartimento amministrativo dell'A.O. Lecchese) avrebbe creato nuovo consenso almeno tra i sindaci non compromessi o comunque privi di interessi personali e di partito. Gli altri, quelli interessati, non cambieranno posizione né tra sei né tra nove mesi. Nella prossima assemblea saranno ancora "contro". Tanto valeva contarsi ieri.

C'è da domandarsi, inoltre, quale sia stato il reale apporto di Marco Panzeri che pure del PD è il referente per le problematiche socio-sanitarie. Evidentemente il lavoro di preparazione non ha dato i risultati prefissati e questo da una parte conferma la tesi della posizione defilata del PD e dall'altra mette a nudo la difficoltà dell'ex sindaco di Rovagnate di aggregare attorno a un progetto esponenti che, sia pure a vario titolo, afferiscono all'area del centrosinistra.

A nostro parere, per concludere, l'esito della votazione ha indebolito la nostra Azienda Speciale Pubblica con Lecco che trae un grosso sospiro di sollievo e i nuovi entrati che masticano il primo frutto della delusione per l'auspicato cambiamento reale che, purtroppo, alla prima prova, è stato tradito.

Claudio Brambilla
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