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Scritto Mercoledì 27 dicembre 2017 alle 09:45

Sanità: l’eccellenza Lombarda non entra nella parte meno nobile del paziente

Martedì 7 novembre, mattina, telefonata al CUP dell'ASST di Lecco. "Buongiorno devo prenotare un esame con il "Fibroscan". "Aspetti che controllo l'agenda, la prima data utile però va a metà maggio 2018". "Ma in regime privato dentro l'ospedale"? "Vediamo, Le può andare bene lunedì 13 novembre alle ore 12.20"? "Benissimo grazie". "Allora terzo piano, Medicina Trasfusionale" .

Non è una conversazione immaginaria. E' avvenuta realmente. E in qualche modo attualizza la profezia del dottor Pietro Caltagirone: "Il pubblico o investe risorse massicce in uomini, macchinari e impianti oppure entro dieci anni chiude".

Perché è vero che la visita privata raccontata sopra è condotta all'interno dell'ospedale con personale ospedaliero a fronte del pagamento di un ticket, ma è anche vero che dalla sanità per tutti si passa progressivamente a una sanità per pochi, sia pure sviluppata dentro il presidio pubblico. Il che, per certi versi, è ancora più grottesco.

Peraltro la differenza di ticket, per l'esame Fibroscan è tutto sommato contenuta: in regime pubblico € 51,30, con visita privata € 65,00. Anche l'esente con codice 016 in quanto cronico paga € 51,30.

Naturalmente per moltissime altre visite specialistiche le differenze sono assai più evidenti e di fatto escludono progressivamente fasce sempre più ampie di pazienti.

Ecco, tra tanto discutere delle sorti del San Leopoldo Mandic dentro un'azienda che non aveva senso nel 1998 e meno ancora ne ha oggi, forse è anche su questo grande tema che si dovrebbe aprire la discussione. Perché d'accordo con Gallera sull'eccellenza della sanità lombarda, ma il fatto che essa sia una caratteristica presente nella gran parte delle strutture ospedaliere regionali non significa che sia davvero a disposizione dei cittadini.

La lista delle attese è quanto mai discutibile. Si tende a mostrare che almeno uno dei presidi aziendali rientra nei tempi indicati dalla regione. Ma alla prova della chiamata raramente è così.

Poi ci sono i casi dove l'evidenza è schiacciante. Colonscopia, tempo massimo di attesa previsto dalla regione, 60 giorni. Attesa al Manzoni 382 giorni, al Mandic 210 giorni. E' evidente che o si emigra verso altre aziende o si ricorre alla colonscopia privata. E vediamo allora che cosa succede in questo secondo caso: al Manzoni l'appuntamento viene dato a 7 - 10 giorni con un costo variabile tra 400 e 600 euro in funzione di quanto viene eseguito durante la colon, biopsia, polipectomia ecc.; al Mandic l'attesa è tra 5 e 8 giorni e il costo oscilla tra 300 e 500 euro come detto.

Col servizio sanitario nazionale il paziente spende 66 euro più l'eventuale somministrazione di farmaci sedativi e la parte di anatomia patologica che si può rendere necessaria nel corso dell'ispezione.

Qui è necessario aprire una parentesi: la direttrice sanitaria dottoressa Pirola e il direttore della struttura di Endoscopia Fabrizio Parente sono consapevoli di questa situazione? Hanno qualche vaga idea di come porvi rimedio per consentire anche ai pazienti lecchesi di sottoporsi a colonscopia (esame preventivo di primaria importanza) senza dover spendere un patrimonio?

Detto questo, torniamo alla riflessione del dottor Caltagirone: qualcosa che confermi la tesi del top manager, come si vede, è già in atto. Non appare ancora ridondante ma il "privato" dentro o fuori i presidi pubblici, avanza sia pure in maniera strisciante e via via coinvolge un sempre maggior numero di esami specialistici.

E qui veniamo alla domanda fondamentale: che senso ha avuto la riforma Formigoni del 1997/1998 che mirava a offrire al paziente libertà di scelta se poi il pubblico, che prima era dominante nel panorama sanitario lombardo, si trova oggi in ristrettezze economiche terribili a tutto vantaggio delle strutture private verso cui sono stati dirottati nel corso degli anni fiumi di denaro?

La riforma Maroni, pur introducendo interessanti principi di integrazione tra il sociale e il sanitario che ricorda l'organizzazione delle vecchie Ussl non sembra voler invertire la tendenza impressa dal gruppo ciellino di comando guidato da Formigoni. Sarà interessante conoscere le intenzioni in tema sanità (18,5 miliardi di spesa annua su 26 miliardi di euro di bilancio complessivo) sia di Roberto Maroni sia dello sfidante Giorgio Gori. Sarà uno degli elementi decisivi per indirizzare il consenso verso l'uno o l'altro candidato.

Claudio Brambilla
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