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Scritto Martedì 09 gennaio 2018 alle 19:04

Oggiono: violenta lite tra familiari la sera della vigilia di Natale. Pizzaiolo a giudizio

Una vigilia di Natale degenerata nella violenza. E' quanto emerso stamani in tribunale a Lecco dove si è celebrato il processo penale a carico di un quarantenne, accusato di minaccia, violenza privata e lesioni nei confronti della madre e della sorellastra. I fatti oggetto dell'udienza svoltasi al cospetto del giudice monocratico Salvatore Catalano, sarebbero avvenuti sul finire del 2015 nell'abitazione dell'imputato a Oggiono, dove le due parenti avrebbero dovuto trascorrere anche la giornata di Natale. Le cose però, sono andate diversamente e la giornata di festività non è stata per nulla piacevole, soprattutto per mamma e figlia, costituitesi parte civile tramite l'avvocato Guido Corti. E' stato il racconto della sorellastra dell'imputato ad occupare quasi interamente l'udienza di stamani. La giovane ha infatti raccontato per filo e per segno le violenze che lei e la madre avrebbero subito la sera della vigilia di due anni fa, per mano dell'imputato, difeso di fiducia dall'avvocato Luca Marsigli. Le due avevano infatti tenuto nella propria abitazione alle porte di Lecco, i figli dell'uomo, mentre lui, pizzaiolo di professione, si trovava al lavoro. Quando, a seguito di una richiesta telefonica dello stesso, le due glieli avrebbero riportati a Oggiono, sarebbe però nata una lite - amplificata da precedenti tensioni - degenerata in pochi minuti in violenza. Le due sarebbero state infatti aggredite dall'imputato, trascinate per i capelli e colpite con diversi oggetti: una bicicletta, un martello e minacciate addirittura con un coltello. Una escalation violenza cessata non appena la sorellastra dell'uomo era riuscita a lanciare telefonicamente l'allarme al 112, chiedendo l'intervento sul posto di personale sanitario e forze dell'ordine. Madre e figlia sono state accompagnate in pronto soccorso per essere sottoposte alle cure del caso e poi dimesse con una prognosi rispettivamente di trenta e dieci giorni. Una vicenda che, unita ad altri episodi di pedinamenti riferiti dalla parte civile, l'avrebbero costretta a rivolgersi ad uno psichiatra, perdendo anche il posto di lavoro a causa dello stato di turbamento nel quale era sprofondata.
L'udienza è stata rinviata al 17 aprile quando sarà esaurita la lista testi ed escusso l'imputato, la cui versione dei fatti appare diametralmente opposta a quella della parte civile.
G.C.
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