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Scritto Mercoledì 17 gennaio 2018 alle 08:14

Incontri a Villa Beretta/7: l’incidente in Arabia Saudita e la tetraplegia, l’ingegnere Matteo racconta come la sua vita si è capovolta

Nuova puntata del nostro dossier ''Incontri a Villa Beretta'', un viaggio nella struttura di Costa Masnaga attraverso l'esperienza raccontataci da alcuni pazienti, che nei corridoi della sede distaccata dell'ospedale Valduce di Como hanno trovato la speranza di ricominciare dopo la sofferenza patita:

La sua mente brillante e l'abilità con gli algoritmi lo hanno portato, per motivi professionali, in giro per il mondo. Dal 2015, Matteo Parsani, 36enne originario di Scanzorosciate, comune di poco più di 10.000 abitanti in provincia di Bergamo, è professore alla King Abdullah University of Science and Technology (KAUST), campus universitario poco distante da Jeddah, seconda città più grande dell'Arabia Saudita.
Matteo, laureato in ingegneria aerospaziale al Politecnico di Milano e con un dottorato conseguito a Bruxelles, si era già recato in Medio Oriente per un anno al termine degli studi in Belgio, ma poi era volato in Virginia. Dal 2013 al 2015 aveva infatti ricoperto un incarico come ricercatore alla Nasa: aveva creato applicazioni e contribuito a ideare un algoritmo per la capsula Orion, un veicolo spaziale che, ancora in fase di sviluppo, dovrà raggiungere Marte nei prossimi anni. In seguito ha accettato l'incarico per una cattedra nel dipartimento di matematica applicata e scienze computazionali e si è trasferito con la famiglia in Arabia Saudita, dove resterà fino al 2023 ad insegnare matematica e fare ricerca nell'ambito dell'aerodinamica computazionale.
La mattina del 24 maggio scorso, a bordo della sua moto, si stava recando a un convegno che lui stesso aveva promosso: avrebbe dovuto parlare davanti a una platea di 120 persone. Un appuntamento importante per la sua carriera, a cui però non è mai arrivato: una donna al volante di un'auto gli ha tagliato la strada ad un incrocio e lui, pur avendo cercato di frenare, non è riuscito ad evitare l'impatto ed è rovinato a terra.
Trasportato subito nella clinica interna al campus universitario in cui alloggia, ha scoperto di aver rotto otto costole e di aver fratturato una vertebra, comprimendo anche il midollo spinale. E' stato successivamente trasferito all'ospedale di Jeddah per
Matteo Parsani
un intervento di fissazione delle vertebre ma, dopo un mese di riabilitazione senza troppi esiti, ha preferito tornare in Italia e, avendo appreso dell'esistenza della struttura masnaghese, vi è entrato il 18 luglio con una tetraplegia incompleta che comportava la mancanza di sensibilità agli arti inferiori. "Paola, la mia fisioterapista, è stata eccezionale perchè non mi ha mai lasciato per un attimo, persino nei giorni più incerti. Anche la robotica d'avanguardia della struttura ha fatto la sua parte, tanto che ora i risultati si stanno facendo vedere" ha affermato Matteo. "Davanti a questa situazione la vita si capovolge: o ti lasci andare, oppure l'affronti e vai avanti. Con una lesione midollare, la difficoltà principale è sicuramente mentale perchè ti trovi in una situazione di completa dipendenza. Quando ho guardato le mie gambe mi sono accorto che non si muovevano e che non percepivano il pavimento freddo. Non sentivo di avere le gambe, ma due brandelli di pelle che pendevano dal mio corpo. Ho ancora oggi l'istinto di alzarmi da solo come fossi autonomo, ma non sono ancora in grado. La dipendenza diventa un fattore sociale e per questo diventa importante l'ambiente intorno".
Lo scorso 10 dicembre Matteo ha fatto rientro a casa, in Arabia Saudita dove gli sono stati affidati un fisioterapista personale che lo segue ogni giorno nella riabilitazione e un esoscheletro indossabile che lo sta aiutando nel percorso di guarigione.
Il giovane bergamasco è tornato al suo nido familiare: ad attenderlo c'erano la moglie, la piccola Yara di sei anni e Thomas, il secondogenito nato tre settimane dopo l'incidente. Matteo non ha mai potuto abbracciarlo, tenerlo in braccio, nemmeno per qualche minuto. L'ha visto crescere attraverso uno schermo. Chi può riportagli indietro questi momenti mai vissuti? "La scala delle priorità si è ribaltata completamente: ciò che conta per me ora è il tempo speso con le persone. Quello che più mi pesa, invece, è non poter giocare in casa con i miei figli o uscire all'aria aperta per una passeggiata con la mia famiglia, come è successo molte volte in passato" ha aggiunto.
I primi mesi a Villa Beretta sono trascorsi rapidamente: tanta la voglia di lavorare sodo per arrivare in breve tempo a risultati soddisfacenti e poter finalmente riabbracciare i cari. Tuttavia il vero sacrificio che chiede la tetraplegia è il tempo, sempre troppo dilatato. La partita si gioca tutta lì, sulla lancetta dell'orologio che sembra avanzare lentamente. "Gli ultimi mesi d'ospedale sono stati pesanti, soprattutto la mattina e la sera quando non frequentavo la palestra. Iniziava anche a farsi sentire l'esigenza di un equilibrio tra la famiglia e la cura. I miei genitori sono passati a trovarmi ogni giorno e sono stati un supporto importantissimo, così come mia moglie che mi ha sempre invitato a non mollare. Questo è un centro abbastanza grande, ma la sua dimensione è familiare: suor Fausta e suor Bernardetta sono sempre state disponibili all'ascolto, mentre il dottor Molteni e il dottor Cazzaniga sono stati dei "padri medici" con cui ho instaurato un ottimo rapporto che ha soddisfatto sia me che loro".

Uno dei reparti del centro di riabilitazione sanitaria masnaghese

Matteo è anche consapevole del fatto che, pur dovendo sopportare una lunga malattia, questa è temporanea. "Ho sempre studiato molto, letto articoli e parlato con i medici di questa lesione midollare. Sapere che c'è una via d'uscita mi ha aiutato. Però non accetto di essere additato come disabile paraplegico: mi infastidisce molto il fatto che le persone possano provare compassione per me".
Si è anche già informato sulla elettro stimolazione spinale, una possibilità che potrebbe valutare qualora non si ritenesse soddisfatto dei miglioramenti ottenuti.
Il giovane papà bergamasco ha lasciato Costa camminando con un tutore e con un deambulatore. Se tutto il precorso proseguirà positivamente, potrebbe iniziare presto a sorreggersi con le stampelle e tornare a essere indipendente. Riprenderà in mano anche la vita lavorativa e le sue difficoltà quotidiane, affrontandole con un nuovo spirito.
L'incidente lo ha segnato e gli ha offerto una lezione di vita. A caro prezzo. Ora ha la possibilità di ricominciare. E saprà come mettere a frutto gli insegnamenti.
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Michela Mauri
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