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Scritto Mercoledì 31 gennaio 2018 alle 08:19

Incontri a Villa Beretta/9: Antonio Cavalli racconta l’incidente in piscina che gli ha causato la tetraplegia contro cui sta combattendo

Il nostro dossier ''Incontri a Villa Beretta'' si arricchisce quest'oggi con il racconto di Antonio Cavalli. Una storia fatta di caparbietà, per affrontare la malattia sempre a testa alta, anche grazie alle cure del personale del presidio masnaghese.

C'è una chitarra che suona ancora la melodia della vita, ma Antonio non può stringerla tra le braccia. Sente il suono provenire da lontano, dal passato, ma l'animo si incupisce quando si rende conto che non sono le sue mani a far vibrare le corde.
Antonio Cavalli, 45 anni, da un lustro convive con la tetraplegia causata da un evento traumatico.
Era estate e nella sua cascina di campagna c'era una festa: si udivano con la musica, le grida dei bambini, il tonfo provocato dallo spostamento d'acqua in piscina. Quel giardino odorava di vita e spensieratezza. Prima di andare a vedere la finale di Formula Uno aveva voluto fare un ultimo tuffo rovesciato per mostrare la tecnica ai bimbi, ma dopo il salto non è riemerso subito. Picchiando il collo contro l'ultimo gradino della scala, è rimasto prono con la testa sotto l'acqua, incapace di muoversi. Ha chiesto aiuto e, una volta giunti i soccorsi, è stato elitrasportato all'ospedale di Cremona dove è stato immediatamente
Antonio Cavalli
sottoposto a un intervento di nove ore a seguito della rottura della sesta vertebra e delle lesioni alla quinta e alla sesta. Se queste ultime si sono sistemate con l'operazione, non è successo altrettanto per la sesta che ha provocato lo schiacciamento del midollo. Dopo due mesi di terapia intensiva, è stato trasferito in pneumologia per venti giorni e in seguito presso l'unità spinale dell'ospedale Niguarda di Milano dove è rimasto ricoverato per sette mesi. Il suo corpo atletico e vigoroso si era fatto più esile: i muscoli avevano perso la tonicità. "All'ospedale mi hanno detto che al massimo avrei mosso le braccia. Ero deluso e arrabbiato con me stesso, ma non volevo mollare e mi chiedevo quale possibilità esisteva per uscire da quella situazione. Ho trovato così il mio sfogo: ogni giorno buttavo a terra il contenuto del mio marsupio e mi mettevo a raccogliere tutto, persino le monete e i plettri. Era molto difficile perchè non riuscivo a muovere la mano ma, dopo aver elaborato alcune tecniche, ogni giorno portavo a termine il compito che mi ero prefissato" ha spiegato Antonio.
Questa determinazione e questo accanimento verso se stesso si sono rivelati essere la sua ancora di salvezza: l'esercizio quotidiano, quasi compulsivo, gli ha permesso di fare progressi e così, nel 2014, è entrato per la prima volta a Villa Beretta dove ha fatto tre ricoveri consecutivi con qualche mese di pausa tra uno e l'altro. Un anno e mezzo fa, però, ha accantonato la fisioterapia per seguire la madre che ha avuto problemi di salute. "Ad un certo punto ho iniziato ad avere forti dolori al diaframma. Pensavo fosse legato al fatto che non svolgevo più gli esercizi. Era invece la riattivazione dei muscoli che fino ad allora avevo smesso di sentire. E' stata una sensazione fantastica perchè sentivo ancora un corpo: sono tornato ad aver la percezione del caldo e del freddo, del solletico e del peso della gamba. Di questo sono grato anche alla laserterapia che ho seguito in Toscana perchè mi è servita a riacquisire la sensibilità" ha proseguito.
Lo scorso novembre è tornato nella struttura masnaghese per riprendere il programma di riabilitazione, ancora più caparbio. "Ormai qui si è creata una famiglia e questo aiuta: il personale sorride e scherza con me e non mi ha mai fatto sentire il peso della disabilità dato che trovo umiliante combattere chiedendo sempre aiuto. In questo è stato utile seguire la terapia occupazionale grazie a cui ho imparato a gestire in autonomia la quotidianità. Per questo dico che se la disabilità all'inizio è stata una batosta, ora la vedo come una nuova possibilità di vivere".
Se il centro è un ambiente protetto, non altrettanto accade al di fuori. Antonio, pur avendo dovuto affrontare la separazione dalla moglie dopo 13 anni di matrimonio, ha sempre potuto contare sull'affetto delle sue giovani creature e della madre. "Quest'anno sono andato al mare per la prima volta con i miei figli e ho fatto il bagno. Loro mi hanno sempre motivato ad affrontare la situazione. All'inizio vedevo come una vergogna entrare in acqua con la sedia a rotelle, ma poi ho respirato libertà e felicità".
Antonio è così: ha sempre affrontato la malattia a testa alta, per vincere. Tre anni fa ha anche ottenuto la patente che gli permette di spostarsi in autonomia. "Non mi sono mai lasciato andare e ora mi accetto ma il mio obiettivo resta quello di rimettermi in piedi". Per 27 anni ha lavorato come elettricista e, la settimana prima di cambiare vita, ha subito il trauma che ha dato un altro corso, del tutto inaspettato, alla sua esistenza. Avrebbe dovuto aprire un bar: grazie alla volontà del padre, questo piccolo sogno è diventato una realtà. Al momento però, per via delle sue condizioni fisiche, lo ha dato in gestione a una persona fidata. Prosegue invece con i suoi hobby di modellismo, fotomontaggio e mixaggio. La musica è sempre stata la sua vera passione sin da piccolo (suonava chitarra, batteria, tromba e tastiera) tanto da portarlo a fare, in modo occasionale, il deejay alla discoteca "Papeete Beach" di Milano Marittima tra il 1997 e il 2000. "Non mi spaventa la tetraplegia, ma il fatto di non poter muovere la mano e suonare lo strumento con cui mi esprimevo perchè per me la musica è la porta dell'anima" ha concluso Antonio.
Questa porta, forse con un tempo meno veloce, tornerà a spalancarsi e una nuova melodia farà vibrare le sue intime corde.
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