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Scritto Sabato 10 febbraio 2018 alle 16:27

Garbagnate M.ro: Umberto Colombo, poeta per diletto, scrive un racconto ambientato a Brongio negli anni Venti

Umberto Colombo
Un salto indietro nel tempo, a inizio secolo. Umberto Colombo, cittadino di Garbagnate Monastero non nuovo alla scrittura, ha pubblicato il suo primo romanzo, a tratti triste e nostalgico, "Nuovo racconto, storie di due vite". Sullo sfondo del periodo fascista dei primi anni Venti ha infatti ambientato a Brongio una storia di fantasia che racconta le vicende di due giovani innamorati, che sono in realtà due vite parallele: procedono fianco a fianco senza mai incontrarsi per alimentare la loro passione.
La Ginetta, figlia di un contadino che coltivava i bozzoli sul terreno di un nobile, lavora in filanda per venti ore al giorno e si invaghisce di un giovanotto, tale Luigino, che, originario della frazione Fornacetta, occupa una buona posizione come tecnico tornitore a Costa Masnaga. "Ginetta è una campagnola, timida e un pò gretta, a cui parlano di questo ragazzo che inizia a piacerle. Ogni tanto si incontrano, ma in modo sporadico e, troppo impegnati nelle loro vite, non hanno mai l'occasione di guardarsi negli occhi e dirsi l'amore" ha spiegato Colombo.
Lui è impegnato nelle manifestazioni sindacali per combattere lo sfruttamento del lavoro e per battersi per la riconversione industriale. Le sue battaglie gli causeranno dei guai con la giustizia tanto che verrà incarcerato, trascorrendo molti anni dietro le sbarre.
Ginetta, per simpatia al ragazzo, si avvicina invece al mondo delle organizzazioni sindacali per rivendicare i diritti della classe operaia in un periodo in cui il serico stava per essere soppiantato dall'industria del cotone. A seguito di alcune agitazioni promosse dalla stessa, viene licenziata e non ha più la possibilità di trovare un nuovo incarico. Troverà impiego in un'azienda di Mariano Comense e andrà spesso a trovare il suo amato in carcere a Como. La ragazza, intraprendente e vivace, riuscirà a farsi strada e diventerà una nota stilista di moda.
Luigino, invece, verrà trasferito al carcere di Volterra prima e in sud Italia poi, ma verrà liberato dagli americani nel 1943. Tornerà quindi a Brongio, ma il paese avrà ormai cambiato aspetto e lui stesso non verrà riconosciuto come cittadino del borgo.
Umberto, nel suo racconto, descrive scorci ormai dimenticati del paese: il tram, o "tranvai" come si usa dire nell'espressione ricavata dall'inglese, che arrivava fino a Barzanò trasportando anche merci. Si parla della chiesa, del palazzo, della raccolta del grano turco e delle feste dei contadini. Insomma si riflettono vicende e paesaggi che hanno segnato realmente il profilo del paese, come ha saputo Umberto ascoltando le vicende di alcune anziane donne del paese. Anche la copertina del libro ritrae un angolo ormai cancellato dal profilo urbanistico: la vecchia filanda, chiusa nel 1925.
Nato nel 1934 a Cesano Maderno, Umberto si è specializzato in tecnica di disinfezione e sterilizzazione del comparto ospedaliero ed è arrivato a costituire una sua struttura specifica, a livello nazionale, di cui è divenuto amministratore unico e direttore commerciale. Nel 1995 è stato persino proposto, dall'istituto promozioni internazionali di Roma, per una laurea Honoris Causa in "tecnologie di conservazione del tessile" presso la Columbia University di New York. In quegli stessi anni si è trasferito a Brongio: "Ho cominciato a conoscere il borgo e ho percepito l'assenza verso la sua storia, le sue antichità che hanno origini romane. Così ho incominciato a interessarmi alla sua storia e ho scritto un paio di volumi" ha raccontato. Umberto ha scritto anche numerose novelle per ragazzi, simpatiche ed originali, corredate da disegni realizzati dalla moglie Franca Estacchini o da altre appassionate. Una di queste, che descrive la storia della vite canadese che avviluppa il palo della luce di via Fumagalli, è stata persino musicata dal maestro Alberto Sgrò: si intitola "il palo, la vite canadese e la margherita".
Da 18 anni è un componente della commissione biblioteca, di cui è stato anche presidente per qualche anno. Un lavoro che svolge, insieme ad altri, nel silenzio, ma la sua "penna" in realtà è ben nota a tutti i cittadini che vengono allietati dalle sue poesie in rima alternate proposte in particolari occasioni, come avviene per l'annuale concerto di inizio anno, il Palio dei rioni e il pensionamento dell'agente di polizia locale Giovanni Fisichella. A casa, conserva meticolosamente in raccoglitori tutti i suoi scritti: "Le mie poesie nascono da fatti di cronaca o da riflessioni sulla vita o ancora a partire da avvenimenti della quotidianità". Amante della cultura, è stato anche tra i promotori di concerti di musica classica e, nel periodo estivo, della riproduzione di opere liriche nella splendida cornice del giardino di Villa Micanzi.
Non può mancare un ultimo riferimento a un'altra grande passione dell'uomo, forse meno conosciuta pubblicamente. La sua casa è infatti un museo del modellismo di locomotive e treni, con i quali si diletta anche a fare plastici per metterli in funzione. Un piccolo angolo dell'abitazione, inoltre, conserva una reale riproduzione di una cabina di un treno d'epoca. Entrare in questa stanza non può che lasciare a bocca aperta, al di là dell'interesse che si può nutrire verso l'argomento. Ciascun treno è infatti accuratamente catalogato e conservato in teche o su rotaie.
Umberto con la sua folta chioma riccioluta, la barba bianca e gli occhiali con montatura colorata appare sin da subito come una persona singolare. La cordialità e la reverenza sono i suoi tratti distintivi, così come la sua creatività, che non delude mai.
Michela Mauri
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