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Scritto Mercoledì 21 febbraio 2018 alle 13:22

Incontri a Villa Beretta/12: Gino, ciclista per passione, vittima di un incidente, si risveglia dal coma e si sente un miracolato

Nuova puntata della nostra rubrica ''Incontri a Villa Beretta'', un viaggio nella struttura di Costa Masnaga attraverso i racconti di alcuni pazienti. Oggi è Gino Belli, pensionato vittima di un incidente stradale a raccontarci la sua storia di forza e speranza:

Gino Belli
Le porte si sono chiuse alle sue spalle la scorsa settimana. Dopo sei lunghi mesi d'ospedale ha potuto rientrare a casa e tornare alla vita quotidiana senza fretta anzi, prendendosi il tempo che la guarigione completa richiederà.
Gino Belli, 61enne di Mariano Comense avrebbe dovuto concludere a gennaio i tanti anni di lavoro ad allevare api: la nuova vita, con la pensione, se la sarebbe aspettata diversa. Aveva già fatto alcuni progetti per il futuro, ma l'incidente ha per forza di cose mutato la scaletta delle sue priorità.
Lo scorso 27 agosto si stava allenando in sella alla sua bicicletta da strada sull'Appennino modenese: era andato a trovare la madre 92enne e aveva deciso di non perdere il ritmo in quei giorni di riposo. dal lavoro. Si trovava su una strada di montagna quando è stato travolto da un'auto: dopo essere finito sul parabrezza della vettura, Gino è rovinato a terra e la situazione è apparsa subito disperata. I soccorritori lo hanno trovato sotto il veicolo, sull'asfalto, privo di coscienza. Subito elitrasportato all'ospedale di Parma, vi è rimasto in coma farmacologico per dieci giorni, prima di essere trasferito nel reparto di rianimazione per un mese. Dopo aver finalmente riabbracciato la vita, il ciclista ha scoperto di aver riportato diverse fratture agli arti inferiori, a una costola e a una vertebra. Nonostante i politraumi, non c'era stata fortunatamente alcuna lesione del midollo vertebrale.
Il 19 ottobre scorso ha quindi varcato la soglia della struttura riabilitativa: dalla barella è stato direttamente trasferito sul letto, da cui non era in grado di alzarsi da solo. Nel primo periodo post operatorio è rimasto con la schiena "incollata" al letto. "Appena arrivato, gli operatori sono stati i miei angeli custodi perchè non ero capace di fare nulla. Ho dovuto vivere obbligatoriamente una condizione di dipendenza, una circostanza non voluta ma sopportata. Devo dire grazie al dottor Maurizio Cazzaniga, alla dottoressa Terenghi e al fisioterapista: tutti quanti mi hanno seguito giorno per giorno. Un pensiero poi anche a tutto il personale sanitario della struttura in cui ho trovato grande rispetto e capacità" ha spiegato Gino che ha superato con ottimismo e duro lavoro il trauma, anche grazie alla vicinanza della moglie e del figlio di 25 anni. "C'era poco da piangersi addosso quando ho capito qual era la situazione e così l'ho affrontata di petto. Sono stato aggressivo verso la malattia ed è emersa tutta la grinta che avevo accumulato negli anni di vita sana".
Al di là dell'aspetto psicologico su come ha affrontato la malattia, c'è anche quello spirituale, riscoperto dopo che per anni era rimasto sopito. "Non sono un grande credente, ma una volta arrivato qui ho capito che la fede mi avrebbe aiutato. Questo lo devo anche alle suore che ogni sera passano per una preghiera, dando un senso di protezione".
Ripensando al suo vissuto e alla possibilità che gli è stata ancora donata, le lacrime sono scese spontaneamente. "Mi sento un miracolato, anche grazie alla capacità dei medici che hanno spesso in mano la nostra vita. Non smetterò mai di ringraziarli per quello che hanno fatto per me. Sono stato catapultato in un grande dramma a livello familiare, ma mi è stata data un'altra occasione che sto cercando di cogliere al volo, sperando di trasmettere la mia esperienza e la positività a chi è ancora qui. In questi mesi ho visto tante persone in condizioni drammatiche e questo mi ha fatto del male perchè ero animato da un senso di impotenza. Nel pensiero comune succede sempre tutto agli altri, ma chi pensa questo sbaglia modo di vivere: anche io fino all'anno scorso non avevo mai fatto un giorno d'ospedale, eppure mi sono ritrovato in un letto per sei mesi. Quello che fa la differenza è essere preparati, anche se non lo si è mai davvero davanti a un fatto così grande. In tutto questo mi ha aiutato molto il ciclismo: a livello fisico ero abituato a sopportare la fatica e a livello mentale avevo imparato a lavorare sulla resistenza".

Uno degli ingressi alla struttura sanitaria masnaghese

In questi sei mesi d'ospedale, Gino ha abbandonato alcuni vizi: le poche sigarette che fumava ogni giorno, il vino ai pasti, il caffè. "Voglio tornare a recuperare le abitudini sane che avevo tempo fa, così come spero anche di tornare a salire sulla bicicletta anche se sarà forse un pò difficile". I suoi amici lo aspettano, pronti a pedalare con lui sulle strade brianzole. Non sarà per lui un dramma se non tornerà a fare competizioni: ha chiuso la sua carriera amatoriale con un successo che porterà sempre con sè, la vittoria di una gara di sei ore a Monguzzo, lo scorso anno.
Le pedalate che dovrà fare nel prossimo futuro sono sicuramente metaforiche: c'è la malattia alle spalle, da tenere d'occhio, ogni tanto più vicina e talvolta più lontana. Gino sa che deve guardare avanti e proseguire a muso duro verso la meta, la guarigione. "Esco da qui sulle mie gambe e sono estremamente soddisfatto del recupero che ho fatto, soprattutto nell'ultimo mese. La mia, però, è una gioia contenuta perché dovrò abituarmi nuovamente al vecchio stile di vita. Il tempo è passato in fretta qui dentro, ma fuori sarà tutto più lento. Azioni semplici, come salire le scale o allacciarsi le stringhe delle scarpe, richiederanno per me ancora l'aiuto, ma voglio tornare a fare quello che facevo prima, magari andando in Emilia dove ho un vitigno e altre api e dare corso ai progetti che ho lascerò nell'angolo fino a quando non sarò uscito da questo tunnel. C'è ancora tanto da lavorare, ma credo sia possibile perchè, in fondo, il tempo sistema tutto".
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Michela Mauri
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