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Scritto Mercoledì 28 febbraio 2018 alle 18:27

Incontri a Villa Beretta/13: ''vedevo gli anziani camminare mentre io non ero più in grado'' dice Loredana, colpita da un ictus a 49 anni

Nel nostro ''viaggio'' tra i corridoi di Villa Beretta abbiamo incontrato anche Loredana. Ecco il suo racconto della malattia, ma soprattutto di come stia cercando ormai da anni di affrontarla, anche grazie all'importante aiuto dello staff medico e sanitario della struttura masnaghese.

La troviamo nella sua stanza, al piano C, la sezione in cui si trovano i pazienti con spasticità e disordini del movimento o che necessitano di riabilitazione post ictus. E' seduta su una sedia, ben vestita, truccata e con un'ottima messa in piega. Prima che si identifichi, è facile scambiarla per una familiare di un degente. Con estrema traquillità ci accoglie nel suo spazio per raccontarci la sua storia.
Loredana Usai, 57 anni, il 25 agosto del 2009 era impegnata in faccende domestiche nella sua casa in Toscana quando, dopo
Loredana Usai
aver avvertito un dolore, si è ritrovata a terra, senza essere più in grado di rialzarsi: la mano sinistra, a causa dell'ictus che l'aveva colpita, non faceva più presa sul terreno.
Trasportata ad Arezzo, è stata poi trasferita a Siena dove è stata sottoposta a un intervento di asportazione della calotta cranica per comprimere l'emorragia che si era verificata. Per sei mesi, prima che questa venisse ripristinata, l'impatto psicologico è stato fortissimo. "All'inizio è stato difficile perché quando mi guardavo allo specchio e mi toccavo la testa, sentivo solo il cuoio capelluto".
Loredana si è in seguito recata all'istituto Agazzi, una struttura specialistica di riabilitazione che si trova ad Arezzo ma, per trovare soluzione ai problemi legati all'emiplegia nella parte sinistra del corpo, le è stato suggerito l'ospedale Valduce di Como, dove ha eseguito l'intervento al tendine del piede. Da qui, il trasferimento a Villa Beretta, per la prima volta nell'ottobre 2011, dove si è subito sentita accolta. ''Qui non ho trovato un ambiente in cui ti fanno sentire come un numero perchè quando chiamo il personale, ricevo disponibilità e le mie richieste vengono accolte e ricambiate con un sorriso".
Ogni anno poi ha seguito terapie a base di botulino per ridurre le spasticità. Ha anche affrontato altri interventi chirurgici in questi anni: nel 2013 al braccio, nel 2015 agli arti inferiori e alla mano e, lo scorso 5 febbraio, alla mano. "Non vedo ancora l'apertura completa della mano dopo l'ultima operazione ma ci vuole tanta pazienza. Arrabbiarsi non serve a nulla, anzi può solo far peggiorare la situazione. Non sono mai stata una persona nervosa, ma so che devo continuare a tenere la calma per la mia famiglia che ha ancora bisogno di me". Quando è stata colpita dall'ictus, Loredana aveva una figlia di sei anni, una di 25 e una di 23. Nei primi anni si è reso necessario anche l'aiuto domestico, impossibile da accettare per una donna che si è sempre occupata personalmente della crescita dei figli e della cura della casa: "All'inizio mi sono sentita rubare il ruolo che mi apparteneva, me lo sono sentito strappare via con prepotenza. E' stato umiliante, ma è una fase superata che ho ormai rimosso dai miei ricordi insieme ad altri fatti negativi".
Sono bastati pochi minuti per stravolgere la vita di una persona e quella di un'intera famiglia: "E' stato terribile quando mi sono resa conto di quello che è successo ma, non riuscendo più a muovermi da terra, non ci ho messo molto a capire. A 49 anni ero ancora una donna giovane: vedevo gli anziani camminare mentre io non ero in grado".
Dopo l'ultimo intervento, Loredana ha tolto il tutore al piede: negli spazi protetti, come la casa o l'ospedale, cammina autonomamente mentre quando è in ambienti esterni si serve di un bastone perchè le manca ancora la sicurezza che arriverà, ne è certa, con il tempo e gli esercizi. Piano piano sta infatti facendo progressi e acquisendo maggiore autonomia: nel febbraio 2017 ha ottenuto nuovamente la patente di guida. "Non vedo l'ora di tornare a casa e fare tutto quello che ho sempre svolto: sono felice di arrivare stanca a fine giornata perchè significa che ho lavorato" ha proseguito, anche se Villa Beretta è un luogo in cui non si è mai sentita messa in disparte.
La malattia ha avuto grossi effetti psicologici, per i quali è riuscita a trovare il lato positivo. "Avevo perso l'autostima e così ho chiesto alle figlie di portarmi i trucchi. Ritengo sia molto importante curarsi perchè quando mi guardo allo specchio mi vedo ancora come la persona di prima, con qualche difetto. Da quest'esperienza ho tratto anche un altro insegnamento: ho scoperto che le persone vere sono sempre quelle che hanno conosciuto il dolore. Inoltre ho sentito più vicine le amiche che meno mi sarei aspettata, mentre quelle che credevo tali si sono allontanate facendomi soffrire".
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Michela Mauri
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