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Scritto Lunedì 05 marzo 2018 alle 10:48

Centro destra sugli scudi, ma il Pd resta primo partito in città

La parola chiave di queste elezioni, dati alla mano, è, a mio avviso, la figura retorica che tende a conciliare gli opposti: l'ossimoro. Lo è per intenderci ghiaccio bollente, silenzio assordante e forza debole che calza a pennello sul voto nazionale.
In sintesi, mai s'era registrato un esito così netto da permettere l'immediato e inconfutabile riconoscimento dei vincitori e dei vinti. La manfrina tipica del dopo voto praticata dai partiti in cerca di cavilli, di percentuali e di confronti con il passato per esaltare il successo o lenire la sconfitta. Ma, di contro, la chiarezza delle cifre fa a pugni con la governabilità che si allontana sempre più e che se si stesse ai pronunciamenti pre elettorali di ciascun partito non si vede come si possa venirne a capo. A proposito di capo, il presidente della repubblica, nella prima fase potrà esercitare solo il ruolo del vigile, di una viabilità contrassegnata dai sensi unici, in attesa di qualche inversione di marcia o di un nuovo voto prossimo venturo.
Sul piano cittadino il centro destra stacca il biglietto per Roma e mette una seria ipoteca sulle comunali del 2020. I cinquestelle sulla scia del voto nazionale prendono vigore e voti e anche se non sono organizzati come altrove si avvicinano al 20 per cento.
Spicca anche, di fronte alla debacle registrata ad ogni latitudine, la tenuta del Pd lecchese che si conferma primo partito sia a Lecco sia a Merate.
Spiccioli per le altre formazioni con la sonora batosta di Noi con l'Italia con il leader Maurizio Lupi che in sella alla coalizione va a Roma a cavallo, ma che lascia a piedi, per non dire sottoterra, il suo partito fermo al due per cento, anche qui sotto la soglia di sbarramento del 3.
Marco Calvetti
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