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Scritto Domenica 15 aprile 2018 alle 07:57

Molteno: naufragio dell’ordine liberale, ne ha parlato il prof. Parsi con i deputati

Vittorio Emanuele Parsi
Serata a tutto tondo sullo scacchiere internazionale e sulle dinamiche che la governano, ma anche sui nemici interni dell'ordine liberale. A illustrare la situazione attuale, fornendo un assaggio di nozioni lette spesso frettolosamente dai quotidiani e mai veramente approfondite per comporre il puzzle, è stato un professionista della materia, uno che fa della sua professione lo studio delle relazioni internazionali.
Nella serata di venerdì 13 aprile, Vittorio Emanuele Parsi, docente presso l'Università Cattolica di Milano, è intervenuto presso la sala consiliare di Molteno - gremita di cittadini ma anche di amministratori del territorio - per presentare il suo ultimo volume "Titanic, il naufragio dell'ordine liberale". La serata è stata promossa da Matteo Bonacina, in collaborazione con il Comune di Molteno, e con il patrocinio dei Comuni di Garbagnate Monastero e Sirone.
Dopo un breve excursus storico, il professore Parsi è arrivato al 2007, quando due potenze già presenti nel sistema internazionale, Cina e Russia, hanno iniziato a muoversi, convinte che la leadership americana abbia prodotto conseguenze negative. Russia e Cina hanno un obiettivo comune: ridurre il ruolo americano, ma lo fanno con strumenti diversi.
Il 2007 è stato anche l'anno della grande crisi economica che ha dimostrato l'incapacità della politica di regolamentare il mercato interno. Davanti a questo fatto i cinesi non hanno più ritenuto opportuno stare dentro a quest'ordine, ma hanno iniziato a pensare a un altro ordine. Le scelte politiche cinesi inizieranno a divergere da quelle americane a partire da questo anno.
Attraverso questa lente si può dare anche una lettura della questione nord coreana: Cina e Stati Uniti d'America non sono disponibili a lasciare autonomia ad altri e si stanno contenendo la leadership nel Pacifico. D'altra parte la Cina non accetterà mai il controllo americano su quella parte del globo perchè intende imporsi come supremazia.
Oltre al nemico esterno, però, c'è anche quello intestino, frutto delle idee neo liberali in cui il mercato dilaga e diventa parametro di qualunque azione umana. La differenza con l'ordine attuale è infatti chiusa qui perchè nel liberalismo il mercato è uno strumento attraverso cui ottenere la realizzazione individuale.


"Il rapporto tra la libertà e la democrazia deve essere regolato politicamente. La forza della democrazia è fare scelte sbagliate e sopravvivere a queste scelte perchè se ci abituiamo a pensare che la democrazia faccia le scelte giuste, la uccidiamo. La democrazia è minacciata dalla credenza che in politica ci sia il giusto e sbagliato anziché il campo dell'opinione e dall'attacco del populismo: il popolo non è tutto, non può trasformarsi in decisione politica perché questa deve fare i conti con l'opinione che muta con il dibattito" ha affermato Parsi. "Se noi stessi non capiamo qual è la minaccia della democrazia e della libertà, spariamo contro i bersagli sbagliati. Il liberismo è frutto di un'evoluzione storica e quindi le categorie liberali vanno continuamente aggiornate rispetto alla realtà. Oggi non è lo Stato la principale minaccia della libertà, ma i mercati finanziari".

Da sinistra gli onorevoli Roberto Ferrari, Gian Mario Fragomeli, Maurizio Lupi e il professor Parsi

La serata è proseguita con gli interventi degli onorevoli che hanno dibattuto sul tema trattato portando alcuni esempi delle tesi espresse dall'accademico. "Il problema dell'Occidente è che manca la circolazione delle idee, pensando sia una perdita di tempo. Se rompi il legame tra l'individuo-persona e lo stato-istituzioni, crei quello che accade: non c'è più una comunità in cui la libera circolazione delle idee diventa confronto" ha affermato Maurizio Lupi.

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"Credo che l'Unione Europea debba fare una politica che concili meglio libertà e sicurezza. L'ordine liberale deve rimanere sapendo che deve stare risposte nuove ai tempi" ha spiegato Gian Mario Fragomeli, parlando delle elezioni del 4 marzo in Italia e del 6 aprile in Ungheria.
E' seguita la riflessione di Roberto Ferrari. "Si parla della questione americana, ma il grande assente è l'Europa. Mi sembra di vederla come un'autorità che interpreta più le volontà dei potentati economici rispetto a quello che dovrebbe il governo dei popoli, secondo la visione di chi l'ha pensata quando è nata".


Un contributo è giunto anche dal presidente della provincia di Lecco Flavio Polano. "Oggi siamo portati a giudicare, a leggere poco e a non approfondire quello che succede. Ho l'impressione che ci piace stare nel nostro piccolo mondo, senza andare oltre. La curiosità sta scemando: non vogliamo fare lo sforzo di comprendere di quelli che sono i grandi temi senza capire che questi determinano quello che succede nella nostra vita quotidiana".
M.Mau.
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