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Scritto Domenica 15 aprile 2018 alle 10:16

Bulciago: 'aveva il coraggio di stare con i più deboli'. A 7 anni dalla morte, il ricordo di VIK nelle parole della madre Egidia

Era il 15 aprile 2011 quando Vittorio ''Vik'' Arrigoni, giornalista, ma soprattutto attivista per i diritti umani, venne ucciso a Gaza dopo essere stato rapito il giorno precedente da un gruppo terrorista legato all'area jihadista salafita. Un assassinio che a distanza di ormai sette anni presenta ancora numerosi interrogativi. Il ricordo del bulciaghese e del suo ''Restiamo Umani'', la frase che ripeteva quotidianamente, resta però fortissimo. A confermarcelo è la madre di Vik, Egidia Beretta, che in questi anni si è impegnata senza sosta a portare avanti il messaggio del figlio, partecipando ad incontri con associazioni, centri sociali, biblioteche, scuole e comuni dell'Italia intera, anche tramite l'attività della Fondazione Vittorio Arrigoni Vik Utopia Onlus.

Vittorio Vik Arrigoni

Siamo nel 2018. Sono passati sette anni dalla morte di suo figlio Vittorio nella striscia di Gaza. Come sta vivendo questi giorni in cui cade l'anniversario della sua morte?
Il dolore c'è sempre, ma si acuisce nei giorni in cui rivivo quella sera. Penso, provo a immaginare cosa abbia vissuto in quei momenti ma non ci riesco e il dolore diventa ancora più forte.

Sono previste delle iniziative per ricordarlo anche quest'anno?
Personalmente parteciperò all'evento organizzato domenica sera a Torino al Caffè Neruda con giornalisti e musicisti. Sabato si è svolto un breve momento al cimitero di Bulciago mentre sabato e domenica a Brescia, presso il rifugio dedicato a Vittorio, è stata allestita una mostra dedicata a Gaza. Lunedì invece, Vittorio sarà ricordato a Milano alla libreria Le Mots e sicuramente a Gaza, come ogni anno. Martedì è stato invece organizzato un incontro al Cinema Orione di Bologna.

Egidia Beretta durante una serata dedicata a Vittorio a Casatenovo, promossa dal Sant'Anna Social Club

Quali valori vorrebbe che il ricordo di Vittorio continuasse a trasmettere?
Innanzitutto, la generosità. Vittorio ha sempre messo gli altri davanti a sé stesso, partecipando prima di andare in Palestina a tanti altri campi internazionali nel corso degli anni. Poi è arrivata la Palestina che, come amava dire, l'aveva letteralmente chiamato. Qui ha incontrato un popolo generoso, così tenacemente legato alla propria terra e in grado di esprimere gli stessi ideali che lo animavano: la generosità, la lotta per la pace e la giustizia. E' un po' quello che chiedeva di fare a ciascuno nella Palestina di ognuno di noi: avere il coraggio di mettersi dalla parte dei più deboli. Credo che Vittorio vorrebbe essere ricordato attraverso la presa in carico dei suoi ideali.

In questo senso anche la sua attività di giornalista ha qualcosa da insegnare?
Sì assolutamente, Vittorio all'informazione ci teneva molto. Sottolineava come fosse importante non accettare tutto ciò che viene detto ma crearsi la propria idea e la propria opinione così da essere capaci di trarne una guida per la nostra vita. Dopo i miei viaggi in giro per l'Italia, ho come l'impressione che ci sia il desiderio di ascoltarlo attraverso la mia voce, di capire come sia arrivato a essere ciò che è stato il Vittorio che tutti conosciamo.

La madre di Vik lo scorso dicembre a Bulciago con il sindaco Luca Cattaneo

Per continuare il suo impegno per la pace e la giustizia, avete dato vita alla fondazione Vittorio Arrigoni Vik Utopia Onlus. Ci può aggiornare sulle sue attività?
La fondazione si occupa di cofinanziamento di progetti che si svolgono in zone dove i diritti umani, per cui Vittorio diceva di avere una grande passione, non sono attuati, soprattutto per quanto riguarda i bambini. Dal 2012 in avanti, finanziamo un paio di progetti all'anno: in Congo, Cisgiordania, Turchia, confine siriano, Afghanistan, Benin. Nel 2017 invece, siamo tornati nella Striscia di Gaza con l'associazione Vento di Terra ONLUS per il progetto "terra dei bambini", sostenendo i costi di insegnanti e educatori. Siamo poi andati in una scuola in Etiopia che aveva grande necessità di una mensa e di una cucina. Quest'anno invece, stiamo sostenendo un altro progetto nella Striscia di Gaza e in Romania, aiutando l'associazione IBO con cui Vittorio aveva svolto il primo campo di lavoro. Si tratta di progetti che siano in grado di lasciare delle tracce concrete, ripercorrendo le strade di Vittorio.

Egidia Beretta con alcuni volontari e attivisti a Bulciago durante una delle manifestazioni in ricordo di Vik

Oltre all'attività della fondazione, da parte sua continua anche l'impegno a girare l'Italia per presentare i suoi libri e per raccontare Vittorio. Qual è la risposta che ha trovato in questi anni?
La prima bella risposta viene ancora prima dell'incontro: non sono io a propormi ma sono chiamata per raccontare Vittorio, ripercorrerne la storia e conoscerne gli ideali. E' giusto che io lo faccia: non posso tirarmi indietro. Mi sento come il seminatore della parabola, qualche seme incontra terreno fertile qualche altro va a finire nelle rocce. Di certo sono sicura che qualche fiore sta già crescendo.

La targa installata al rifugio dedicato a Vittorio Arrigoni a Brescia

Qual è stato uno degli episodi che più le è rimasto in mente?
Di certo uno degli ultimi incontri con i ragazzi delle scuole medie: l'ultima volta mi hanno chiamata le insegnanti di una scuola in provincia di Pistoia per parlare del "Il bambino che non voleva essere un lupo". Sull'incontro gli studenti hanno scritto un resoconto così da partecipare a un concorso, organizzato da "La Nazione". Rileggendo i loro scritti, ho pensato che valga davvero la pena andare avanti se veramente, dopo l'incontro, sono riusciti a scrivere quelle parole. Tornerò presto in provincia di Pistoia su invito delle stesse insegnanti. Il fatto che ci sia questo desiderio di conoscere e approfondire la figura di Vittorio, significa che ha contato qualcosa, trasmettendo qualcosa anche agli altri.

Il banchetto della Fondazione Vik Utopia

Vittorio ha trascorso gli ultimi anni della sua vita nella Striscia di Gaza. Una terra martoriata che è tornata nelle ultime settimane alla ribalta delle cronache. Che sentimenti prova vedendo quelle immagini?
Il primo impulso è sicuramente di rabbia e indignazione per la risposta violenta a manifestazioni pacifiche e partecipate. Quando vedo ciò che succede, mi sento veramente ferita e addolorata per la disumana reazione dei cecchini israeliani. Se Vittorio ci fosse ancora, il suo posto sarebbe lì con il suo taccuino e la sua piccola telecamera per raccontarci quello che succede. Come non si può giustificare la rabbia di chi vive rinchiuso in una striscia di terra, trasformata in prigione?

Alessandro Pirovano
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