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Scritto Domenica 13 maggio 2018 alle 11:47

Valaperta: serata con don Bignami chiude il primo ciclo dedicato alla Grande Guerra

È stato don Bruno Bignami, con "La Chiesa in trincea: il travaglio ecclesiale nella Grande Guerra", l'ultimo ospite del ciclo "Riflessioni sulla Grande Guerra: 1915-1918" organizzato dall'Università Per Tutte le Età - con il patrocinio della Provincia di Lecco e la collaborazione del comune di Casatenovo, del Gruppo Alpini casatesi, della comunità pastorale di Casatenovo, dell'associazione Sentieri e Cascine, della Fiera di Rogoredo, dell'I.P.S. G. Fumagalli e della Pro Loco.

Ad accogliere pubblico e relatore giovedì, in oratorio a Valaperta, è stato il presidente dell'Università Per Tutte le Età, Samuele Baio, che ha ricordato anche la presenza in sala della mostra iconografica sul Primo Conflitto Mondiale allestita dalla prof.ssa Rosita Corbetta. Due i temi principali trattati da don Bignami, prete della diocesi di Cremona oltre che presidente della Fondazione don Primo Mazzolari di Bozzolo, postulatore della causa di beatificazione del medesimo, parroco di Picenego, insegnante di teologia morale presso l'istituto Teologico dei seminari di Crema, Cremona, Lodi e Vigevano e vicedirettore dell'Ufficio Cei per i problemi social e lavoro.

Samuele Baio con don Bignami

"Come la Chiesa pensava la guerra cento anni fa e cosa è cambiato. E poi il ruolo dei preti e la crisi drammatica durante la guerra", ha spiegato il religioso, autore anche di un libro sull'argomento. "La Chiesa si era accostata alla guerra con il teorema della guerra giusta, cioè quando ci sono determinate condizioni: è proclamata da legittima autorità, è per una giusta causa, l'intenzione è quella di ristabilire la giustizia e c'è proporzionalità e probabilità di vittoria", ha spiegato al pubblico. "Ma continuare a ragionare con lo stesso sistema quando la guerra cambia è un problema. La Chiesa, nel '900, ha dovuto fare i conti con questo cambiamento".

Nel 1914 è eletto papa Benedetto XV. "Si accorge che quella guerra era tra cristiani. E dove sta il papa? C'è neutralismo. Le chiese nazionali sono schierate con il proprio paese e ognuno dice che la propria motivazione è giusta". Famosa la definizione del papa di guerra come "inutile strage". "Il magistero del papa si rende conto di quanto sta avvenendo, molto più forse di altri.

Questa definizione ebbe conseguenze drammatiche e violente reazioni"
, ha proseguito Bignami, che ha spiegato anche che "l'idea di guerra giusta entra in crisi. Giusta vuol dire per qualsiasi causa, manca la proporzionalità e anche sulla legittima autorità ci sarebbe qualcosa da dire. Il tema della guerra giusta comincia a scricchiolare. Ci vorranno ancora anni, però. Don Mazzolari solo nel 1955 pubblica "Tu non uccidere", contro l'idea di guerra giusta. Ci vorrà poi Pacem in terris e il Concilio Vaticano II per non usare più questo concetto".

Gli ecclesiastici coinvolti in guerra erano circa 25mila: il 10 per cento sono cappellani militari. Se alcuni dei preti erano nelle retrovie con compiti sanitari, altri, tra cui seminaristi, frati e cappellani militari, erano invece in prima linea. "Molti chiedono di diventare cappellani militari per stare in prima linea: scalpitano nelle retrovie perché pensano di non dare una mano sufficiente al proprio paese". Diverse le esperienze degli ecclesiastici.

"I soldati spesso non sapevano scrivere. Le lettere a casa erano dunque scritte dai preti. Inoltre, molti preti erano abituati a tenere diari, dunque raccontano la guerra dal dentro". Numerosi i diari scritti e pubblicati, ma anche perduti. "Qualcuno pubblica subito dopo la guerra, ma il fascismo brucia diversi diari che non parlano della guerra col mito della vittoria ma come dramma".

Nei diari si parla di diversi aspetti drammatici, come l'esperienza della morte "eroica - quella di un commilitone che da la vita, spesso definito martire - o anche banale, con soldati uccisi da valanghe, dai commilitoni per sbaglio, malattia o fame. Altro dramma è il fatto che alcuni preti si trovano ad incitare ad uccidere, conducendo l'esercito contro il nemico", ha spiegato Bignami, citando la figura di don Annibale Carletti, al passo Buole ma che "dopo la guerra entra in crisi e abbandona il sacerdozio", di don Minzoni e di padre Bevilacqua. Nei diari, si racconta anche dettagliatamente un'altra esperienza drammatica.

"Accompagnare i giovani verso la pena capitale, stando al loro fianco nell'ultima notte". "Significa confessare, stare a fianco di un dramma umano così pesante che loro stessi ne uscivano appesantiti e in crisi". Don Bignami ha poi citato brevemente la biografia di don Carmine Cortese, padre Semeria, don Minzoni, don Piantelli, don Costantini, don Angelo Roncalli, che diventerà papa, don Peppino Tedeschi. "Nasce un'esperienza di condivisione", ha spiegato, citando alcune frasi del diario di Tedeschi.

"Per la prima volta questi preti, cresciuti nei seminari dove viene loro detto che un conto è la chiesa, un conto il mondo, si trovano dentro il mondo e scoprono che per viverci bisogna essere dei santi, dei modesti, dei poveri ad ogni costo. Semplici, per essere accolti e ascoltati". Poi, anche una riflessione su don Primo Mazzolari. "Prima interventista, considerando la guerra occasione per mostrarsi fedeli, folata di vento che porta via le nubi e porta la giustizia. Cinque anni dopo, diventa pacifista. In mezzo c'è il dramma della guerra. Lui dice 'come faccio a dire che Cristo muore per tutti e ci rende fratelli e la vita militare è dire che c'è un nemico da uccidere?'".

"Secondo me è la prima volta che, nel '900, si inizia a pensare ad una chiesa nel mondo, ciò che il Concilio Vaticano II scriverà in modo chiaro nella Gaudium et Spes", ha ricordato Bignami, facendo poi alcune riflessioni sulla fine della guerra, sull'"impatto drammatico che ha" e sulla risposta della Chiesa, con il decreto De clericis e militia redeuntibus. "Molti seminaristi non rientrano in seminario. Molti preti vengono sospesi a divinis perché non si adeguano alle normative", ha spiegato. "Vista con gli occhi di chi ha vissuto in prima persona il dramma della guerra, sembra un'inutile strage", ha concluso Bignami. "È stato un dramma terribile: per le coscienze che l'hanno attraversata niente è stato come prima"

Numerose le domande poste dal pubblico. Presente anche il parroco e prevosto della comunità pastorale don Antonio Bonacina e il sindaco Filippo Galbiati, oltre a rappresentanti di associazioni e numerose penne nere casatesi e del territorio. "Grazie agli alpini, che festeggiano tra pochi giorni la loro adunata annuale e anche al sindaco per averci sempre supportato. Come associazione siamo orgogliosi di aver proposto questa tema", ha concluso Baio, salutando il pubblico e ricordando i prossimi incontri autunnali del ciclo.
Laura Vergani
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