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Scritto Lunedì 14 maggio 2018 alle 18:01

Castello B.za: alla guida di una minicar morì dopo lo scontro con un camion. Autista condannato a 1 anno

L'incidente stradale avrebbe inciso in maniera rilevante sulla sua morte. Questa è la tesi sostenuta dalla pubblica accusa nell'ambito della vicenda giudiziaria che vedeva imputato Daniele Albensi, il conducente del camion contro cui si era scontrato il 23 maggio 2013 a Castello Brianza - mentre il mezzo pesante stava effettuando una manovra per entrare in un cancello - l'85enne Fausto Besana, deceduto due mesi più tardi per una serie di complicazioni che ne avevano peggiorato oltremodo il quadro clinico. Il sinistro sarebbe avvenuto perchè il camionista laziale classe 1977 (accusato di omicidio colposo ai sensi dell'articolo 589 del codice penale) avrebbe invaso parte della corsia opposta. L'anziano signore, entrato in coma a seguito del sinistro, stava guidando la sua minicar lungo via Dante quando si era andato a schiantare contro la parte finale del mezzo pesante.

Un'immagine del sinistro, rivelatosi poi mortale, del 2013 a Castello

"Nel corso dell'istruttoria dibattimentale è emersa la responsabilità penale dell'imputato" ha sostenuto il Vpo Mattia Mascaro, "l'incidente è stato il fattore che ha determinato la morte del Besana". Nonostante la pubblica accusa abbia riconosciuto una serie di concause, determinate anche dalla responsabilità dell'anziano in quanto guidava la sua minicar senza avere la patente e stava viaggiando ad una velocità elevata su via Dante, non si può escludere -sempre secondo quanto affermato dal Vpo durante la sua requisitoria- il rapporto di causalità tra l'incidente e la morte, "semmai all'imputato viene riconosciuta una responsabilità più attenuata". Per queste conclusioni il Vpo Mascaro ha chiesto la condanna dell'imputato a 1 anno e 4 mesi di reclusione.
Del tutto opposta invece la tesi dell'avvocato Tiziano Gizzi del foro di Roma, difensore dell'imputato: secondo il legale infatti bisognerebbe escludere la totale responsabilità del suo assistito in quanto la manovra effettuata con il mezzo pesante sarebbe stato l'unico modo possibile e più utile per la circolazione stradale per entrare in quel cancello; non solo, l'imputato avrebbe segnalato in modo puntuale la sua presenza, accostando, mettendo le quattro frecce e suonando il clacson. "Aveva quasi terminato la manovra" ha detto l'avvocato Gizzi rivolgendosi al giudice Salvatore Catalano, "quando il mio assistito ha sentito un botto. È sceso dal mezzo, ha visto la minicar incastrata nella parte finale del suo autocarro. Non ha voluto nemmeno vedere, è risalito immediatamente a bordo, distrutto. Da quel momento la sua vita è cambiata, ha dovuto cambiare lavoro". Il penalista romano ha proseguito la sua arringa a sostegno dell'assoluzione del proprio cliente. affermando che se l'imputato avesse utilizzato l'altra condotta possibile, ovvero la manovra nel senso di marcia opposto, l'incidente si sarebbe verificato ugualmente data la velocità con cui l'anziano stava procedendo, non essendo quest'ultimo riuscito a fermarsi in tempo. Chiedendo l'assoluzione dell'imputato e in estremo subordine il minimo della pena e la sospensione condizionale della stessa, l'avvocato ha anche precisato che le parti civili sono state risarcite interamente nell'immediato.
Dopo essersi ritirato in camera di consiglio, il giudice Salvatore Catalano ha condannato l'imputato, concesse le attenuanti generiche, a 1 anno di reclusione e alla sanzione amministrativa della sospensione della patente per 2 anni. Il legale dell'imputato ha annunciato il ricorso in Appello.
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B.F.
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