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Scritto Martedì 15 maggio 2018 alle 19:58

Casatenovo: l'On.Zamberletti racconta Aldo Moro. Dai primi incontri al sisma in Friuli, fino alle pagine buie del sequestro

Una testimonianza appassionata e precisa quella offerta dall'onorevole Giuseppe Zamberletti, ospite lunedì sera della sala consiliare del municipio di Casatenovo per ricordare Aldo Moro, a quarant'anni di distanza dal suo sequestro e dal tragico rinvenimento della salma - cinquantacinque giorni più tardi - in Via Caetani, ucciso dai terroristi delle Brigate Rosse.

L'onorevole Giuseppe Zamberletti con i capigruppo consiliari Loana Trevisol (M5S)
Marco Pellegrini (Più Casatenovo) e il sindaco Filippo Galbiati


Nel dialogo con il giornalista Marco Calvetti (editorialista del network di cui fa parte Casateonline, media partner dell'incontro ndr) con il quale aveva condiviso anche l'impegno politico, l'ex sottosegretario e ministro, nonchè padre fondatore della Protezione civile, si è lasciato trasportare per oltre un'ora da un vero e proprio fiume di ricordi, raccontando al pubblico la sua esperienza, che lo portò prima ad incontrare e poi a lavorare fianco a fianco con lo statista.
Ad aprire la serata una breve presentazione della collega Gloria Crippa, seguita dalla proiezione di un video sulla storia dello statista a cura dei ragazzi dell'istituto Graziella Fumagalli, rappresentati dal professor Fabrizio Gorni e dal dirigente Alessandro Fumagalli.


Spazio quindi, al racconto - dettagliato e coinvolgente - dell'ospite. ''Io Aldo Moro l'ho conosciuto dopo il congresso di Napoli del 1963 in cui si presentò come grande artefice di una nuova pagina della DC. Era finito il centrismo, era finita un'esperienza importante della storia politica del paese e si doveva affrontare una stagione nuova, cioè la stagione del rapporto con il partito socialista e con la sinistra italiana. Moro ebbe autorevolezza, capacità, grande senso di responsabilità di guidare un partito riluttante, perché l'esperienza centrista faceva parte del DNA della DC, verso un percorso che la portava ad avvicinarsi al nemico storico del dopoguerra, che era il PCI'' ha detto Zamberletti. ''Da giovane democristiano partecipai al congresso di Napoli dove il discorso di Moro affascinò tutti, anche i riluttanti e ostili a intraprendere una strada nuova. C'era qualcosa che mi piaceva in particolare nel discorso: questa sua capacità, questo ritmo musicale, del riprendere i temi, che sviluppava poi in altro modo. Ricorderò sempre quando ripeteva che il compito del partito di maggioranza relativa era di associarsi e guidare il paese nella soluzione dei problemi che aveva di fronte. Da quel momento il personaggio politico Moro mi coinvolse come una persona con grande capacità e cultura, con grande passione civile e anche con grande umiltà. Cercava di svolgere questo servizio, di evitare che il partito di cui faceva parte andasse sugli scogli per la sua incapacità di adattarsi alla nuova stagione che doveva cominciare, che lui sentiva che doveva cominciare e che sarebbe cominciata. E sentiva nello stesso tempo anche la forte rimostranza del partito ad intraprendere quella strada. Poi ho avuto occasione di lavorare con lui e ciò ha messo in evidenza alcune parti della personalità di Moro che nell'immaginario collettivo non erano conosciute: aveva capacità di ironia, era spiritoso''.

 
Un uomo di pensiero ma anche di azione Aldo Moro, come ha ricordato Marco Calvetti, che il leader della DC lo ha conosciuto di persona. ''Un anno a Roma ho collaborato al Popolo e lui espresse nei miei confronti stima e amicizia. Mi disse di firmarmi Cal Ma perché ero un po' irruento. Ma a Moro furono legati anche i lecchesi. La corrente che dominò la politica della città in quegli anni si ispirava moralmente anche lui. C'era questa divisione nel partito tra chi era portato a raccogliere voti e chi a pensarli''.

VIDEO



In un dialogo coinvolgente fra ospite e moderatore, legati da un rapporto di amicizia, Zamberletti ha ricordato poi quando nel 1968, candidatosi nel collegio di Varese per tentare l'avventura di parlamentare, invitò Moro nell'anniversario dei cinquant'anni della Provincia. Un vero e proprio bagno di folla attendeva il leader della DC che passando in auto si rivolse al collega dicendo: "mi hai detto che dovevo inaugurare un collegio, non l'arca di Noè", perché la folla che lo attendeva era davvero pittoresca e variegata. ''Da lì conobbi il carattere di questo personaggio, capace di essere pungente'' ha aggiunto l'ospite. ''Gli incontri con Moro furono per me una grande lezione. Lui che appariva nei discorsi teorico, astratto, in realtà era attento ai particolari come nessuno. Faceva domande con un'attenzione, una puntualità....era pungente nei giudizi e nella volontà di avere delle risposte precise''.

Zamberletti con il moderatore della serata, Marco Calvetti

Un pensiero Zamberletti lo ha rivolto anche al terremoto del Friuli: proprio in quegli anni era stato infatti nominato segretario alla protezione civile, oltre che alla pubblica sicurezza. ''Ero in sala operativa quella notte e al mattino mi arriva la telefonata di Moro. Era andato in Friuli con Cossiga e mi disse: "le cose sono molto più gravi di quello che dicono la tv e la radio. Qui abbiamo forse un migliaio di morti e la distruzione è vastissima. La legge del '70 che avevo fatto approvare prevedeva la nomina di un commissario straordinario. Moro mi disse: ho già firmato, ho sentito altri partiti, ho sentito Berlinguer, sono d'accordo nel nominarti commissario. Io partii così com'ero per il Friuli e cominciai la terribile esperienza, durante la quale Moro mi chiamava tutte le mattine alle 6.30 per sapere come andavano le cose''.

L'ex ministro e sottosegretario con Marco Calvetti. Accanto la collega Gloria Crippa


Vennero poi i giorni terribili del sequestro. ''Non ero più sottosegretario ma frequentavo il Viminale. Ho seguito il dramma di tutta questa vicenda, quei giorni li ho vissuti da testimone e non più da attore'' ha raccontato, svelando i retroscena di quelle settimane di tensione fortissima, con le prime piste battute per capire chi fossero i sequestratori, l'opportunità del blitz, sino alla terribile notizia del rinvenimento del cadavere di Moro nel bagagliaio di una Renault 4 abbandonata in Via Caetani. ''È stata un'esperienza incredibile. Quando quella mattina mi dissero che lo avevano trovato devo dire che me lo aspettavo, nonostante i tentativi mi ero reso conto che non c'era nulla da fare. Non ho partecipato e non so tutti gli aspetti relativi al negoziato. Però devo dire che questa è stata una grande perdita per la prima Repubblica, che è finita prima del previsto perché sono scomparsi due personaggi fondamentali: uno tragicamente, Moro, l'altro Berlinguer. Sono le due persone che davano al paese la possibilità di avere delle guide non solo autorevoli ma appassionate''.


Nel prendere la parola sul finire dell'incontro il sindaco Filippo Galbiati - dopo aver ringraziato i colleghi Marco Pellegrini e Loana Trevisol per la presenza  e gli studenti dell'istituto Fumagalli per il breve video sulla storia del leader della DC, proiettato a inizio serata - ha voluto evidenziare il dato politico, ovvero l'intuizione di Moro di un paese che avesse una democrazia bloccata, non compiuta, non piena, che necessitava di un'alternanza. Un processo che però, è stato bloccato sul nascere dal sequestro e poi dall'omicidio dell'ex presidente del consiglio.


Infine, prima dei saluti finali, dal pubblico - composto da diversi amministratori e figure politiche del passato, alcune delle quali legate alla DC - è stato chiesto all'ospite un parere sulla situazione attuale, partendo da personaggi con una capacità di lettura e programmazione unica come lo erano Berlinguer e Moro appunto. L'impressione generale è che oggi sia più difficile produrre figure di questo tipo. ''L'Italia non è più la pedina più importante d'Europa come in quegli anni, non interessa più a nessuno e forse neanche agli italiani. Oggi la situazione è in una fase di passaggio, e questi periodi sono i più pericolosi, perché possono produrre il meglio ma anche il peggio. Quindi lei ha ragione, ora è molto cambiato: io lo penso quando penso agli USA che era l'ancoraggio del rapporto est-ovest, ci eravamo abituati ma ora dobbiamo cercare altre ancore. Non riusciamo più a produrre leader capaci di leggere questa nuova realtà. È una situazione difficile da leggere, ad esempio nel rapporto nord-sud del mondo che prima non era così. Il Paese si salva in queste fasi se vengono fuori personaggi capaci di interpretarle'' ha concluso l'ex ministro, preciso e pungente nella sua analisi, raccogliendo l'applauso del pubblico presente in sala.


Di Aldo Moro e in particolare dell'amico Vittorio Bachelet si tornerà a parlare venerdì 25 maggio alle ore 18 in municipio a Casatenovo nell'incontro che vedrà ospite Rosy Bindi, oggi presidente della commissione parlamentare antimafia, che il 12 febbraio 1980 assistette all'omicidio di Bachelet all'università La Sapienza di Roma, dove il docente aveva appena concluso una lezione di diritto amministrativo. Anche il giurista, ex presidente dell'Azione Cattolica fu assassinato - esattamente come Moro - dai terroristi delle Brigate Rosse.
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