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Scritto Lunedì 11 giugno 2018 alle 09:08

Barzanò: cibo tra spreco e malavita per il finale di Appetiti

Cibo e spreco. Cibo e malavita. Temi attualissimi che sono stati affrontati nell'ultima giornata del festival "Appetiti" di Barzanò. Sabato mattina a parlarne sono state prima la deputata PD Maria Chiara Gadda e la giornalista Monica Molteni e poi il presidente dell'Ordine dei Giornalisti della Lombardia Alessandro Galimberti e il critico gastronomico del Corriere della Sera Valerio Visintin.

Monica Molteni e l'On.Maria Chiara Gadda

Nel primo incontro la parlamentare ha affrontato il tema dello spreco alimentare, o dell'"eccedenze" come l'ha voluto definire, mettendo in luce le più recenti modifiche legislative nell'ambito. In particolare, la ex deputata ha illustrato il contenuto della legge 166 di cui si è fatta promotrice nella scorsa legislatura. "E' una norma che risponde alla domanda su che utilizzo fare di prodotti tolti dal commercio per motivi diversi" come quelli senza data di scadenza ma accompagnati dalla formula "da consumarsi preferibilmente entro". La via individuata dalla legge per arginare lo spreco alimentare è quella di fare rete e coinvolgere soggetti diversi, le istituzioni ma anche terzo settore o ristoranti solidali. "Si applica così il principio di "sussidiarietà", evidenziato nell'articolo 118 della Costituzione" ha spiegato l'ex parlamentare che ha dato il nome alla legge 166 del 2016 contro lo spreco del cibo. Una norma approvata a larga maggioranza alla Camera senza nessun voto contrario e centosei astensioni di Lega, Forza Italia e M5S. "E' una norma che fa chiarezza sulla disciplina della materia dello spreco e del riuso" ha commentato la prima firmataria, invitando i professionisti dell'informazione a conoscerla dettagliatamente per evidenziare anche quei casi positivi dall'autentico valore educativo. Una testimonianza concreta dell'utilità della norma è arrivata dalla seconda ospite, Monica Molteni del Banco Alimentare di Como.


"L'approvazione della legge ha favorito l'aumento delle donazioni, snellendo il quadro legislativo e dando disposizioni univoche" ha esordito, snocciolando i numeri aggiornati dell'attività del Banco Alimentare: a livello nazionale quasi cento mila tonnellate di cibo raccolto e distribuito a beneficio di oltre un milione di persone; a livello regionale quasi venti mila tonnellate recuperate e consegnate a quasi duecentomila soggetti. Da migliorare, secondo Monica Molteni, è la situazione nelle mense delle scuole: "se si dotassero di abbattitori termici, si potrebbero conservare e distribuire anche i pasti caldi". La parola è passata di nuovo alla ex deputata Gadda che ha invitato i presenti a conoscere e approfondire la complessità, il modo "per rendere fluida e più comprensibile una materia". Anche quella del cibo e dello spreco alimentare. Annunciato dal suo completo total black, cappello, occhiali, giacca e passamontagna rigorosamente neri, si è seduto al tavolo dei relatori il critico gastronomico del Corriere della Sera Valerio Visintin che, insieme a Alessandro Galimberti, presidente dell'Ordine dei Giornalisti Lombardia, ha affrontato i profondi intrecci tra malavita organizzata e ristorazione.

Alessandro Galimberti e il critico gastronomico Valerio Visentin

Non è però, la sua attività di indagine su queste scomode connessioni il motivo del suo insolito abbigliamento, quanto il suo ruolo da critico gastronomico: "nelle occasioni pubbliche porto il mio nome, non il volto mentre quando lavoro succede il contrario: porto il volto, non il mio nome" ha spiegato "non voglio essere riconoscibile dal ristoratore di turno per non influenzare il suo trattamento nei miei confronti". La parola è passata quindi a Galimberti che ha aperto la discussione sul tema dell'incontro, dando qualche numero e qualche riferimento temporale sull'infiltrazione delle mafie sul territorio. "Molti locali sono in qualche modo legati e riconducibili alla malavita a Milano, dove gli ambienti mafiosi hanno cominciato a infiltrarsi fin dagli anni ‘70" ha detto. Le inchieste e gli arresti degli anni '90 invece, hanno rivelato le dimensioni assunte dalla penetrazione mafiosa anche a Lecco, territorio come la Brianza su cui le cosche hanno messo gli occhi in funzione di riciclare il denaro sporco nelle attività di retail o, appunto, ristorazione e bar. "A Milano soprattutto, è un fiorire di eventi e di aperture di esercizi nuovi" ha rilevato Visintin.


Il rifacimento troppo frequente degli arredi interni o l'apertura di posti nuovi con gli stessi proprietari sono solo due indizi a cui prestare attenzione per cogliere il fenomeno dell'infiltrazione mafiosa. E' questo il ruolo che, secondo i relatori, deve avere il giornalista che lavora in questo ambito: "senza pretendere un giudizio preventivo, il professionista dell'informazione deve avere un po' di senso di responsabilità, cogliendo quei sintomi che devono metterci in guardia".
A.P.
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