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Scritto Martedì 12 giugno 2018 alle 14:50

Costa: Anna Fantini e Antonino Grimaldi in pensione dalla secondaria don Bosco dopo aver visto crescere generazioni

Hanno dedicato la loro vita all'insegnamento, alla crescita dei ragazzi nel difficile periodo dell'adolescenza. Gran parte della loro carriera è stata condotta tra le mura della scuola media don Bosco di Costa Masnaga, lasciando un segno indelebile in diverse generazioni di studenti.
Anna Fantini, docente di lettere e Antonino Grimaldi di educazione fisica hanno fatto per molti anni i "pendolari" al contrario della statale 36: entrambi provenienti dal territorio monzese, non hanno mai chiesto il trasferimento per avvicinarsi a casa. Hanno invece continuato a macinare chilometri su chilometri per entrare in una scuola che ha sempre dato loro la possibilità di esprimersi e lavorare a tutto tondo sull'educazione dell'alunno.
Sono loro i due pilastri dell'istituto che hanno raggiunto quest'anno l'età della quiescenza: gli studenti hanno preparato loro una semplice sorpresa che li ha riempiti di emozione durante l'ultimo giorno di scuola.

La prof.ssa Anna Fantini

Anna Fantini, per dieci anni è stata un'insegnante precaria a Milano, ricoprendo supplenze annuali prima di essere ammessa a ruolo. Il primo incaricato che le è stato assegnato era in Valmorea, un piccolo comune comasco al confine con la Svizzera. Nel 1991 le è stata assegnata Lecco come sede definitiva. "Non conoscevo il territorio, per cui, cartina alla mano, ho compiuto la scelta basandomi sulla vicinanza a Monza. Mi sono trovata subito bene: è una realtà stimolante dove ho incontrato molti colleghi con voglia di fare. Pur avendo la possibilità di trasferirmi altrove per avvicinarmi a casa, ho scelto di continuare in questa questa scuola sia per la didattica che per il clima umano che si respira al suo interno" ha affermato la professoressa che, negli anni in cui era attivo il tempo prolungato, ha seguito diversi laboratori, sopratutto legati al teatro e alla rappresentazione scenica. "Si trattava di progetti sganciati da quelli d'istituto in quanto facoltativi. Trascorrevo le estati lavorando e pensando alle nuove attività per l'anno successivo: pur trattandosi di un impegno extra rispetto all'insegnamento in aula, l'ho sempre vissuto come una bella e motivante sfida. Con queste attività c'era più tempo e spazio per stare con gli alunni: si mangiava con loro e, anche durante le prove, si vedevano da un altro punto di vista. Spesso anche i ragazzi che a scuola erano più vivaci, riuscivano ad esprimersi molto bene attraverso questi programmi. Gli studenti si occupavano infatti di costruire le scene, preparare insieme a me il copione e insieme alla docente di musica l'accompagnamento. Avere un obiettivo comune per loro era una motivazione molto forte".



Il professor Antonio Grimaldi mentre firma la maglia dell'istituto ad una studentessa

Anna Fantini, inoltre, ha sempre curato un'altra attività fondamentale per l'integrazione degli stranieri. "Mi sono occupata sin dall'inizio di alfabetizzazione dei giovani, con i primi arrivi di albanesi e più tardi con i ragazzi l'Africa Sahariana e dell'Africa Nera. Non c'erano solo problemi linguistici ma anche di intolleranze alimentari e affettive in quanto erano lontani dalle loro famiglie. Chi arrivava in Italia, veniva inserito nelle classi corrispondenti all'età ma spesso, sopratutto nei primi anni quando non c'erano figli di immigrati, non riuscivano a seguire le lezioni. Questo comportava un lavoro parallelo con la classe perché arrivavano a digiuno della lingua ma, alla fine della terza, erano in grado di scrivere un tema in italiano. E' il progetto che mi ha coinvolta maggiormente perché mi rendevo conto che ragazzini avevano necessità non solo scolastiche".
Accanto al lavoro con gli stranieri, c'era quello quotidiano, in aula davanti a una piccola platea di giovani ragazzi da crescere. "In questa scuola si pensa a trasmettere valori morali ed educativi anche tramite la didattica. Quest'anno per esempio abbiamo avviato un programma di cittadinanza attiva. Le famiglie ci hanno sempre sostenuto, anche quelle degli stranieri che all'inizio non erano abituati ad avere un rapporto con la scuola" ha proseguito la Fantini, parlando degli alunni seguiti negli anni recenti. "I ragazzi di oggi sicuramente sono molto tecnologici, ma anche più fragili emotivamente. Vanno rincuorati, seguiti, però sono adolescenti e le insicurezze sono le stesse di una
Il prof.Antonio Grimaldi
volta. Usano molto i social e a volte si cacciano nei guai: abbiamo affrontato questi temi in classe e con i genitori perchè è importante che maturino una consapevolezza dello strumento che hanno in mano".

Era arrivato dalla Sicilia che aveva appena compiuto 21 anni. "Avevo appena finito il servizio militare e sono arrivato a Costa: mai avrei pensato che la mia vita si fosse fermata qui". Sono le prime parole di Antonino Grimaldi, che ha conservato il marcato accento del Sud, motivo d'orgoglio delle sue origini. "La diffidenza iniziale si è poi trasformata in stima e in un'amicizia profonda con il territorio. Con il passare degli anni, tutto il territorio mi ha dato la forza e la determinazione per proseguire con il mio lavoro nel vedere i ragazzi che diventano giovani adulti. Sono stato un insegnante fortunato perchè qui c'è sempre stato molto materiale didattico che mi ha sempre messo nelle condizioni di lavorare ia massimi livelli. Di questo devo ringraziare il comune che ha messo a disposizione tutte le attrezzature e le associazioni del paese con cui ho collaborato in questi anni, come nel progetto di mountain bike e di atletica leggera".
Girmaldi ha lavorato per 44 anni ininterrottamente nel medesimo istituto. "Tanti anni vissuti in una sola scuola non si dimenticano facilmente. Ho visto passare sotto i miei occhi generazioni di ragazzi che oggi, adulti, accompagnano i loro figli a scuola. Da qui è passata anche una parte della mia storia".
Il professore ha sempre cercato di lasciare un messaggio agli alunni. "Non ho mai insegnato l'agonismo, ma la cultura dello sport che si crea facendo provare diverse discipline e dando l'opportunità di scegliere. Ho insegnato loro il rispetto delle regole, dell'avversario, insomma, se vogliamo, un agonismo educativo e sano. In questi ultimi giorni di scuola, alcuni alunni mi hanno ringraziato per aver insegnato loro a rispettare gli altri: queste parole mi hanno toccato molto perchè significa che hanno apprezzato gli insegnamenti trasmessi. Ancora oggi è bello incontrare genitori e ragazzi che riconoscono il lavoro fatto: viviamo di queste piccole soddisfazioni, noi insegnanti" ha aggiunto sorridendo.
Grimaldi ha rivolto un pensiero anche a tutti i colleghi con i quali ha lavorato in tanti anni e ha fatto una riflessione. "L'unico dispiacere con cui lascio la scuola è vedere il modo di comunicare dei giovani di oggi: sono figli della multimedialità e, pur essendo educati, parlano e si relazionano poco: la parola resta invece ancora il filo diretto per conoscersi".
Mentre noi siamo concentrati sulla chiacchierata, veniamo interrotti da diversi genitori e ragazzi che si avvicendano per salutarlo e complimentarsi con lui. Alcuni alunni chiedono addirittura un autografo sulla maglia d'istituto. Antonino dice ai suoi "cuccioloni", come ama definire gli studenti. "Non dimenticarti di sognare perchè solo il sogno ti darà la possibilità di andare avanti".
Michela Mauri
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