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Scritto Martedì 12 giugno 2018 alle 17:21

Missaglia: fingendo di lavorare nell'elisoccorso offrì un posto a un disoccupato, in cambio di soldi. E' condannato per truffa

Il tribunale di Lecco
Un anno di reclusione e 500 euro di ammenda. E' la pena inflitta questo pomeriggio dal giudice monocratico Salvatore Catalano ad Ambrogio Capra, imputato per truffa. Si è infatti conclusa quest'oggi l'istruttoria dibattimentale che ha visto l'uomo classe 1961 - assistito dall'avvocato Sonia Bova - chiamato a difendersi dall'accusa di essersi fatto consegnare una consistente somma di denaro da una famiglia di Missaglia, in cambio di un posto di lavoro. Peccato però che, nonostante i quasi 6mila euro versatigli tra assegni e contanti, della presunta occupazione alle dipendenze dell'elisoccorso, l'aspirante lavoratore non abbia più saputo nulla.
Capra - che in realtà si faceva chiamare Marco Colombo - avrebbe ''agganciato'' la famiglia nell'ottobre 2013 tramite una conoscenza comune, complice anche la frequentazione dello stesso bar nel cuore del paese.
''Mi disse che aveva trovato un posto nell'elisoccorso, ma che avrei dovuto versare 1100 euro come acconto'' ha raccontato la vittima, disoccupato ormai da qualche anno e quindi, desideroso di poter rientrare al più presto nel mondo del lavoro. ''Secondo lui si trattava di una prassi, i soldi me li avrebbero poi restituiti con il primo stipendio'' ha aggiunto il missagliese, costretto a chiedere aiuto economico ai genitori. Le richieste di denaro da parte del finto elicotterista sarebbero però aumentate con il trascorrere dei giorni, diventando continue. ''Prima mi ha chiesto altri soldi, versati tramite assegni, e poi ancora dei contanti che a suo dire sarebbero serviti per pagare dei bollettini. Secondo la sua versione c'erano altri concorrenti per lo stesso posto e i soldi servivano per l'elisoccorso, per pagare dei corsi. Insomma, mi diceva molte cose che solo successivamente ho capito che non erano vere. Io ero a casa da quattro anni senza lavoro: in un momento di debolezza mi sono fidato. Lo credevo una brava persona, all'apparenza lo sembrava''.
Per rendere maggiormente credibile la propria versione dei fatti Marco Colombo (alias Ambrogio Capra) avrebbe infatti detto al missagliese che sarebbe stato contattato da alcuni referenti dell'elisoccorso: Guido Brivio e Mario Landriscina (attuale sindaco di Como ndr), Stanislao Alberti e Gianpaolo Renna, una serie di professionisti del servizio sanitario. In realtà le telefonate - come ha spiegato il maresciallo Stefania Costantino allora in servizio presso la stazione dei carabinieri di Casatenovo - partivano da utenze intestate allo stesso imputato o ad alcuni familiari. Dall'elisoccorso di Como e di Milano erano ovviamente all'oscuro di quanto asseriva l'imputato, che con loro non aveva assolutamente nulla a che fare.
''Nel giugno 2015 mi sono stancato e gli ho detto di venire al dunque: era un anno e mezzo che continuavo a versargli soldi ma non avevo ancora visto il lavoro. Un giorno mi aveva portato al vecchio S.Anna di Como, ma senza farmi salire con lui ai piani alti. Quando invece sono stato in ospedale a Vimercate, perchè avevamo un appuntamento anche lì, ho scoperto che nessuno lo conosceva, nè aveva mai sentito parlare di questi soggetti. Così mi sono deciso a denunciarlo ai carabinieri di Casatenovo'' ha concluso la vittima, costituitasi parte civile tramite l'avvocato Massimiliano Tebaldi.
I primi sospetti nei confronti del presunto elicotterista si sarebbero avuti quando il titolare del bar frequentato dalle parti,
Immagine di repertorio dell'elisoccorso
avrebbe rinvenuto una doppia carta d'identità intestata al medesimo soggetto: una a Marco Cattaneo, l'altra ad Ambrogio Capra. ''Non ci ha mai rilasciato nessuna fattura o ricevuta, continuava a temporeggiare dicendo che lo avrebbe fatto, ma così non è stato. Mio figlio era senza lavoro e lui ha approfittato di quel momento di debolezza: noi invece ci siamo fidati perchè lo pensavamo una persona di fiducia, fino a quando non ho poi denunciato tutto in caserma'' ha riferito il padre della vittima, colui che ha attinto alle proprie risorse finanziarie consegnandole all'imputato per aiutare il figlio.
In ultimo hanno reso testimonianza anche madre e figlio titolari del bar missagliese frequentato dall'imputato. ''So che i miei clienti, che conosco da una vita, cercavano lavoro per il figlio e Capra, che in realtà io conoscevo come Marco Colombo, aveva detto di essere un pilota dell'elisoccorso. Il resto non lo so, io ero lì a lavorare'' ha riferito l'esercente, sostenendo di ritenere l'imputato una persona all'apparenza rispettosa e altruista, avendola aiutata economicamente in un'occasione.
Si è avvalso della facoltà di non rispondere Capra, sottopostosi ad esame prima della discussione finale. A istruttoria conclusa il pubblico ministero Mattia Mascaro ha chiesto la condanna del 57enne a due anni di reclusione, mentre l'avvocato Bova si è battuta per l'assoluzione del proprio assistito definendo il reato ''impossibile'' e quindi non punibile. A suo dire inoltre, non sarebbe stata raggiunta la prova relativamente alle somme di denaro consegnategli dai missagliesi. ''Il fatto che abbia dei precedenti non è sufficiente a dimostrarne la colpevolezza in questa vicenda'' ha rimarcato il difensore, avendo il suo cliente patteggiato una pena qualche anno fa.
Ritiratosi in camera di consiglio il giudice Catalano ha condannato l'imputato a un anno di reclusione e a 500 euro di ammenda - concesse le attenuanti generiche equivalenti all'aggravante contestata per la recidiva - senza concedere il beneficio della pena sospesa. Disposto infine il risarcimento dei danni alla parte civile quantificati in 9mila euro, più 3mila euro per le spese legali. Soddisfazione a questo proposito è stata espressa dall'avvocato Tebaldi per conto della parte civile.
G.C.
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