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Scritto Domenica 08 luglio 2018 alle 08:18

Costa: storie di migranti e di migrazione al centro della serata con la biblioteca

Un incontro sui migranti e sul fenomeno dell'immigrazione per provare a capire di più, attraverso le storie di chi cerca di raggiungere l'Europa e di chi, attraverso le strutture provinciali, gestisce l'accoglienza. Si è parlato di tutto questo all'incontro promosso dalla biblioteca di Costa Masnaga presso il Costaforum nella serata di venerdì 6 luglio. 

I migranti

"Abbiamo accettato di trattare quest'argomento perché ne sappiamo troppo poco. Ci sono tante frasi fatte, ma conosciamo la realtà in modo marginale. Lo scopo è quindi quello di conoscerci e non di guardare alle grandi categorie come spesso accade, senza dare un taglio politico alla serata" ha detto l'assessore all'istruzione Anna Cazzaniga salutando il pubblico in sala.  Promotore dell'incontro è stato Roberto Mauri, cittadino e attivo volontario nelle strutture di accoglienza.
"Negli ultimi anni ho avuto modo di frequentare il campo del Bione e alla chiusura ho mantenuto i contatti con alcuni ospiti. Quell'esperienza mi ha portato a una convinzione: non è sufficiente generalizzare sul fenomeno dell'immigrazione che racchiude e mischia diverse problematiche. Conoscendo la storia di alcuni di loro, non si può parlare come se si trattasse di una fascia umana asettica: ciascuno ha una sua storia, identità e dignità. Ascoltando le loro storie, le aspirazioni, i dubbi, mi sono accorto che anche i nostri ragazzi hanno gli stessi problemi ed entrambi sono figli di questo mondo".

Roberto Mauri

Ha preso poi la parola Massimo Chiodini, responsabile di Fondazione Progetto Arca Onlus, che ha vissuto diverse esperienze professionali, anche all'estero. "La migrazione è una grande categoria. Suggerisco sempre di non fare un discorso generale ma di fare riferimenti individuali. L'approccio nei confronti della persona deve comprendere la sua storia, le sue aspirazioni. Me ne sono accorto nel 2013, lavorando in stazione centrale a Milano con i profughi siriani che, appena giunti in città, mi hanno chiesto come fossero le ragazze. Oltre alla difficoltà del viaggio, alla stanchezza, è emersa l'esuberanza dei 20 anni, la stessa che hanno i nostri ragazzi. Da qui ho capito che bisogna vedere ogni persona con una storia a sè".
I ragazzi che arrivano sulle costa italiane, ricevono una visita sommaria e un primo riconoscimento. Scortati dalle forze dell'ordine, vengono poi inviati temporaneamente nei centri di smistamento regionali (per la Lombardia è a Bresso) e da qui vengono distribuiti nelle province su basi indicate dal Ministero degli Interno.

In Lombardia arriva il 13-14% delle persone che giungono in Italia e hanno un'età media intorno ai 20 anni.  Massimo ha poi riflettuto sulle leggi in vigore nel nostro paese e alla convenzione internazionale di Ginevra del 1951, riferimento normativo internazionale mai sottoposto a revisione. 
Alcuni migranti si sono poi aperti al pubblico e con un buon livello di italiano hanno raccontato il proprio vissuto. Le loro storie sono accomunate da violenze, abusi, sofferenze e ricerca di riscatto personale, nonostante il paese d'origine fosse diverso.  Mohamed, nativo della Guinea, è in Italia da otto mesi e oggi vive a Malgrate: "Ho iniziato a studiare l'italiano e quest'anno ho superato l'esame di terza media. Ho seguito dei corsi di formazione come mediatore culturale e come meccanico e ho fatto esperienze di volontariato in paese". 

L’assessore Anna Cazzaniga

Mamhumd, originario del Niger, è arrivato in Italia nel 2016: dopo 8 mesi al centro Bione di Lecco, ha vissuto cinque mesi ad Airuno e a Malgrate. Attualmente sta frequentando un corso di italiano, uno sulla sicurezza, oltre ad essere stato volontario.
L'intricata e difficile storia di Nazin, 29 anni, ha colpito particolarmente in quanto ha scelto di scappare dal ricco e anziano marito a cui la famiglia di umili origini aveva costretto ad unirsi in matrimonio. Quando è arrivata in Italia, percorrendo rotta turca e attraversando a piedi i Balcani, portava in grembo un bambino a cui ha dato un nome italiano, Francesco: "E' lui che oggi mi da la forza di andare avanti perchè voglio che stia bene. A Malgrate ho fatto formazione come mediatrice culturale e come volontaria a scuole, ora faccio servizi di pulizia per vivere, ma mi sento libera". 

Massimo Chiodini

Don Leonello Bigelli, che gestisce "il rifugio don Guanella" a Como ha chiuso la serata parlando non solo di immigrati ma anche dei senzatetto.
"Il 60% dei richiedenti asilo ricevono il diniego della commissione territoriale e a loro viene consegnato il foglio di via senza nessun effetto perché tornano a popolare le strade della città. Anche il 40% che riceve il permesso torna sulla strada perché non ha più diritto a stare nel centro di accoglienza e, non avendo un lavoro, si trova senza un tetto. Oggi si parla di 350 persone senza una casa e tra loro ci sono anche italiani che hanno collezionato fallimenti personali e hanno dipendenze da droga, alcol, gioco, oltre ad avere legami affettivi interrotti. Il senza tetto ci racconta una storia di un personaggio costruito con artefici e sogni, dice di essere un marginale felice ma è attraversato da una sofferenza complessa. E' semplicemente un uomo che si è perso: non ha scelto di essere un senzatetto". 

Don Leonello Bigelli

La serata si è chiusa con la presentazione della casa d'accoglienza di Como che ogni notte ospita una trentina di senza tetto e offre loro la comodità di un bagno o di un ristoro.   
M.Mau.
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