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Scritto Giovedì 16 agosto 2018 alle 08:42

Da Valaperta...alla Cina. Clizia Sala, 31 anni racconta la sua esperienza di vita in oriente

Clizia Sala
Ha lasciato Casatenovo per la Cina: due comunità separate non soltanto da migliaia di chilometri di distanza, ma da una cultura completamente differente. Clizia Sala, 31 anni, è originaria di Valaperta ma oggi vive a Shangai. A portarla nel Paese del Sol Levante è stata la sua grande passione per le lingue straniere che la accompagna sin da quando è giovanissima.
''Dopo il diploma mi sono trasferita a Treviso - ci ha raccontato la casatese - sede distaccata dell'Università Ca' Foscari di Venezia, per frequentare un corso di Mediazione Linguistica a indirizzo lingua cinese. La mia prima esperienza all'estero è stata proprio una conseguenza di questa scelta, in quanto ho trascorso il primo semestre del terzo anno a Pechino, come previsto dal mio percorso di studio. Da quel periodo è nato un rapporto di simbiosi con la Cina, che considero come la mia seconda casa. Negli ultimi dieci anni ho trascorso più tempo qui che in Italia, prima ottenendo una borsa di studio per continuare a frequentare i corsi di laurea e in seguito per lavoro''.
La prima esperienza professionale Clizia l'ha vissuta proprio a Shangai, come project manager e sales in un'agenzia di comunicazione, a partire dal 2013: da stagista, la casatese è riuscita ad ottenere un contratto vero e proprio, facendosi assumere. ''Ho da poco intrapreso una nuova avventura come business development manager nella sede locale di un'azienda tessile lecchese, Limonta S.p.A. di Costa Masnaga'' ha proseguito la giovane. ''Mi piace pensare che, seppur indirettamente, stia portando un contributo al mio territorio di origine''.
La vita in Cina è sicuramente diversa rispetto a quella nel nostro Paese come ci ha confermato Clizia, affascinata dalla vitalità di una metropoli come Shangai, che ha definito ''una città internazionale, ricca di stimoli e attività, che nulla ha da invidiare a New York o altre città occidentali''.
Fondamentali anche le relazioni che in questi anni ha saputo instaurare con i coetanei in arrivo da ogni angolo del globo. ''Trovandosi così lontano dai propri affetti, qui chi è da solo è perduto. E' così che questa vitalità si declina in sostegno positivo, in associazioni di giovani (come AGIC, l'Associazione dei Giovani Italiani in Cina di cui sono board member) e di donne, fatte di networking professionale e personale, grazie al quale aiuti un amico a trovare lavoro, due conoscenti a scoprirsi amiche, con cui pianti i semi per una futura collaborazione. Conoscere nuove persone è più facile - specialmente all'interno della comunità expat- e si finisce spesso a stringere amicizie profonde. Una famiglia lontano dalla famiglia, in cui tutti gli expat si attivano per dare vita ad attività che uniscono gli individui. A questo so che non potrò rinunciare ed è un insegnamento che vorrò portare con me in futuro, perché fare comunità, non rimanere nel proprio piccolo, è ciò che può rinverdire il nostro Paese. Purtroppo la Cina non è considerata una meta in cui fermarsi a lungo, e spesso ci si ritrova a salutare compagni di vita che rientrano nella loro terra d'origine''.
Per quanto riguarda l'aspetto professionale, Clizia ci ha spiegato che il mercato del lavoro cinese è dinamico: si respira voglia di fare, specialmente da parte dei giovani. ''Nel quotidiano però, confrontarsi professionalmente con una cultura così diversa non sempre è facile. E' fondamentale imparare a conoscere bene la cultura locale, ad esempio l'importanza della gerarchie e del non perdere la faccia'' ha aggiunto.
Certo il ricordo dell'Italia e dei suoi aspetti positivi, la accompagna ogni giorno, anche perchè in Cina il nostro Paese è riconosciuto ed apprezzato, soprattutto per i marchi di eccellenza nella moda e nei motori, per le nostre mete turistiche e anche per le squadre di calcio. ''Dell'Italia ho imparato però ad apprezzare le cose più semplici: la bellezza della natura, la ricchezza della cultura, la cordialità delle persone. Ciò che mi manca di più è chiaramente la mia famiglia d'origine. Quando si vive nel proprio Paese si è supportati da una rete di affetti e amicizie. Uno degli insegnamenti più importanti e formativi del vivere all'estero è avere la forza di convivere con la solitudine, imparare ad accettarla e farne un proprio punto forte. Durante uno dei miei viaggi di rientro, un doganiere all'aeroporto di Malpensa mi osservò con sguardo tra l'incredulo e il derisorio: "Ma lei va in Cina? Da sola?". Certo, sono una donna e viaggio sola. Con questa forza credo si possa scoprire davvero se stessi e sviluppare pian piano il coraggio per arrivare ovunque'' ha aggiunto.
Il bilancio della sua permanenza quinquennale in oriente è quindi estremamente positivo per la 31enne di Valaperta. ''Trascorrere un periodo in Cina -così come in molti paesi in cui la cultura è molto diversa dalla nostra- è un'esperienza che ti apre la mente, che insegna la tolleranza e l'accettazione di ciò che è diverso. Che ti rende consapevole e ti spinge molto al di fuori della tua zona di comfort. Cosa porta noi expat a chiudere la vita in 23 chili di valigia e portarcela in giro, sapendo che l'importante non è il guscio, che quei pochi effetti personali potremmo abbandonarli anche domani per una nuova meta? Expat è chi prende in mano la propria vita per farne qualcosa di... di cosa? Di unico? No di certo. E' una vita che ha la piena consapevolezza della propria riproducibilità. Mille altre persone, donne e uomini come noi, stanno seguendo lo stesso percorso. Ci crediamo migliori? No, semplicemente affamati di esperienze''.
G.C.
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