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Scritto Domenica 02 settembre 2018 alle 16:08

Lettera aperta al dr. Luigi Cajazzo: basta con la subalternità a Lecco dell’ospedale di Merate. Occorre una nuova direzione

Egregio dottor Luigi Cajazzo

Ci permettiamo inviarle una lettera “personale” perché nessuno dei suoi predecessori nell’importantissimo ruolo di direttore generale della sanità della regione Lombardia, meglio di Lei conosce la realtà lecchese. Fummo tra i primi a titolare “un poliziotto alla guida della sanità lombarda”. Ella infatti ha svolto per ben quattro anni la funzione di dirigente della Squadra Mobile della Polizia di Stato di Lecco
L’ospedale di Merate, come senz’altro sa, ha una lunghissima tradizione – ha più di 160 anni  – e grazie al suo Comitato di Gestione operante negli anni ottanta, è stato il fulcro e la culla della sperimentazione delle cure domiciliari, della fragilità, dell’integrazione tra sociale e sanitario col pieno coinvolgimento del territorio. Una sperimentazione che fu giustamente portata ad esempio dall’allora ministro della sanità professor Girolamo Sirchia.
L’avvento delle aziende ospedaliere con la conseguente “unione” con l’ospedale di Lecco ha determinato nel tempo una sorta di subalternità del San Leopoldo Mandic nei confronti dell’Alessandro Manzoni. Subalternità che, forse, nelle intenzioni di coloro che l’hanno preceduta, sarebbe stata propedeutica ad un declassamento del Mandic da presidio per acuti a struttura di lungodegenza col trasferimento dell’acuzie a Germanedo.
Così non è stato soprattutto per la strenua difesa del territorio e l’eccellente attività svolta dai sanitari del nosocomio di via Cerri. Ma non è necessaria l’azione di forza, a volte basta ridurre progressivamente le risorse, umane e tecnologiche per “favorire” il calo del fatturato e la conseguente riduzione del budget.
Ed è esattamente quello che sta accadendo al San Leopoldo Mandic. E’ del 29 agosto la disposizione inviata a cinque infermieri in servizio presso il blocco operatorio dell’ospedale di Merate di ritenersi in mobilità per affiancare i colleghi del Manzoni in quanto a personale ridotto per “tre lunghe assenze”. Direttore, tre assenze su tremila dipendenti e subito ecco che cinque infermieri del Mandic debbono andare a Lecco, sia pure per pochi giorni. Ma sa perché a Merate il personale appare in esubero? Perché su sei sale operatorie ne funzionano mediamente due mentre a Lecco sono tutte attive. La causa? Mancano anestesisti ma anziché inviarne uno da Lecco a Merate per aumentare il numero di interventi e riequilibrare il rapporto tra i due presidi, Anna Cazzaniga, direttore del Sitra -  d’intesa col Commissario Favini e il direttore sanitario Pirola  - ha preferito spostare gli infermieri di Merate. Così, a fine 2018 il numero degli interventi al Mandic risulterà inferiore rispetto a quelli dello scorso anno e agli standard regionali con inevitabili conseguenze. E’ inaccettabile che ciò accada senza che si levi un coro di proteste. Il dottor Favini è a Lecco dal 1° maggio ma non ha ancora sentito il dovere di presentarsi al Territorio.
Prenda il caso della Pneumologia che, secondo le rassicurazioni dell’assessore Gallera avrebbe dovuto trovare sede nel reparto appositamente attrezzato al Mandic già a settembre del 2017, al più tardi a febbraio. Nulla è ancora avvenuto e l’attività – finanziata con risorse  lombarde – continua a svolgersi presso l’Inrca di Casatenovo. Una “filiale” dell’Istituto di ricerca e cura anziani di Ancona, regione Marche. Sembra che il commissario Favini abbia scandito: se la Pneumologia non arriva al Mandic per l’autunno destineremo ad altra attività lo spazio dedicato. Eh no, dottor Cajazzo. Il reparto è predisposto per la Pneumologia. Si mantengano le parole spese. Altrimenti ne va della credibilità dell’apparato regionale che si occupa di sanità.
Potremmo continuare a lungo con le esemplificazioni, partendo dalle enormi difficoltà che affliggono il Pronto soccorso perennemente sotto organico.
Ma non è il caso di dilungarci. Le chiediamo di prendere rapida visione della situazione e adottare gli opportuni provvedimenti. Le elezioni amministrative sono alle porte e certamente tutte le formazioni in campo porranno il futuro del San Leopoldo Mandic al centro dei propri programmi.
Una Sua attenzione diretta sarà il miglior riconoscimento dell’importanza strategica di questo presidio, a cavallo tra almeno tre province e del lavoro di qualità svolto dal personale grazie al quale, nonostante le continue restrizioni, il Mandic resta fortemente competitivo.
Grazie e buon lavoro
Claudio Brambilla
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