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Scritto Lunedì 10 settembre 2018 alle 13:03

Bevera: don Marco celebra la messa nella festa del santuario

Don Marco Tagliabue
Si è tenuta nel secondo fine settimana di settembre la tradizionale Festa del Santuario di Bevera. Iniziata mercoledì 5 settembre, la fine della festa è prevista lunedì sera con i fuochi artificiali presso l'area luna park. Tra i momenti più importanti della festa è stata la messa di domenica mattina presso il santuario mariano alla presenza di don Marco Tagliabue, sacerdote della Comunità Pastorale "Maria Regina degli Apostoli".
"Prendiamo sul serio i passi delle Scritture letti oggi" ha detto, tracciando un legame tra il loro contenuto e il presente. "Siamo nel 33-34 d.C.: Gesù è morto e gli ebrei suoi discepoli affermano la sua resurrezione. Dicono che è il Messia e in tanti credono alle sue parole. La buona notizia si diffonde e sempre più ebrei scelgono di diventare cristiani. In tanti cominciano a chiedersi quale sia il destino della comunità ebraica: "cosa resterà di noi?", "come verranno lette le Scritture?". In quel periodo viene scritto anche il Vangelo di Giovanni che, attraverso la sua comunità, prova a venire incontro e a capire le difficoltà dei nuovi cristiani. Non a caso Giovanni decide di riportare le parole che Gesù aveva rivolto a scribi e farisei". La descrizione dei primi anni di vita del cristianesimo e del suo rapporto con l'altra religione monoteista ha fornito a don Marco Tagliabue l'opportunità di raccontare un episodio rivelatore della sua vita e della sua vocazione: "quando ero in seminario, ho frequentato un corso tenuto da un ex rabbino voluto dal Cardinal Martini. Durante quelle lezioni ha dato una interpretazione genuina dell'Antico Testamento mentre all'ultima lezione ha parlato del messianesimo. A un certo punto ha descritto le modalità attraverso cui il Messia si sarebbe dovuto annunciare secondo la fede ebraica. A un certo punto, io e gli altri ci siamo accorti di come stesse parlando di Gesù Cristo. Abbiamo posato la penna e lui, a microfoni spenti, ci ha confessato di credere che fosse Gesù Cristo. "Perché non diventi cristiano allora?" gli abbiamo chiesto "Perché sono ebreo" è stata la sua risposta. E' di questa difficoltà a riconoscere la manifestazione del Signore che parla oggi il Vangelo".

Si è quindi rivolto ai fedeli, invitandoli a non credere che "la Chiesa sia quella di cui parlano i mass media" che non sia solo tradizione che non sia quella "testimoniata male da fedeli e anche sacerdoti". Ha ribadito quindi l'importanza di prendere esempio da "Maria e di seguire la religione vera e di credere nell'incarnazione". Al termine dell'omelia, interrotta dal sacerdote a un certo punto per chiedere silenzio a quanti disturbavano dall'esterno, la messa è proseguita fino alla fine e agli avvisi. "Sono presenti gli stand delle associazioni di Barzago e anche dei giovani della Comunità Pastorale dove chiedono a ciascuno quale futuro si immagina per il centro Paolo VI che a fine anno resterà vuoto, visto il mancato rinnovo della convenzione con il bar" ha detto don Marco. "Vogliamo un dialogo tra i fedeli della Comunità Pastorale e i giovani per decidere cosa fare del centro".
Il sacerdote ha quindi dato appuntamento a tutti al bacio della reliquia che, per la prima volta, si è tenuta al pomeriggio di domenica e di lunedì. Al pomeriggio di domenica era anche previsto la prima volta di un pomeriggio di animazione per i ragazzi e i bambini della Comunità Pastorale.
A.P.
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