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Scritto Martedì 25 settembre 2018 alle 09:08

Monticello: Villa Greppi ha aperto le porte, offrendo la possibilità di visitare anche il suo parco

Una splendida domenica di sole come quella appena trascorsa non poteva essere meglio spesa che sfruttando la possibilità di visitare luoghi che per quanto siano vicini e conosciuti, sono spesso chiusi agli occhi dei curiosi. È il caso dell'iniziativa Ville Aperte, evento organizzato annualmente dalla provincia di Monza con la collaborazione della provincia di Lecco e di vari comuni ed enti privati che hanno aperto e messo così a disposizione del pubblico palazzi storici di rilevante importanza artistico-culturale.

Villa Greppi a Monticello

Fra questi anche Villa Greppi di Monticello, di proprietà dell'omonimo Consorzio Brianteo, che ha aperto le porte dell'antica dimora e del suo maestoso parco, offrendo la possibilità di scoprirli sotto punti di vista inediti.
In posizione dominante rispetto al paesaggio circostante, Villa Greppi si compone del corpo principale ad uso residenziale e di altri edifici di servizio disposti nella parte nord est della proprietà. L'intero compendio immobiliare è custodito dal grande giardino che costituisce il più grande parco pubblico della provincia lecchese e che è costellato da importanti esemplari provenienti da svariate parti del mondo come ad esempio un cedro del Libano di trecentocinquanta anni, un enorme esemplare di leccio che si protende al di sopra della strettoia che è ora divenuta una strada molto trafficata ed altri esemplari di faggio, cedri dell'Himalaya e dell'Atlante. Tra le fronde degli alberi, siamo stati guidati dall'agronomo Elia Galbusera (collaboratore del Consorzio) che ci ha spiegato e indicato gli esemplari più rari che si possono ammirare nel parco, ''luogo di grande importanza per ciò che cresce al suo interno, che dovrebbe essere considerato maggiormente come bene comune e di cui tutti si dovrebbero prendere cura''. Non a caso la vasta area verde, caratterizzata da più di 500 fra alberi e arbusti appartenenti a 55 specie diverse, da un anno è oggetto di un articolato piano di tutela e valorizzazione.

L'attuale aspetto della villa è il frutto di un grande progetto commissionato da Giacomo Greppi per dare vita ad un'imponente residenza di villeggiatura e, al contempo, alla sede di una grande azienda agricola. L'edificio padronale, con pianta a U, aggetto centrale nella facciata sud e torretta sul tetto, si eleva su tre livelli: il piano terra di servizio, il secondo piano di residenza nobile e l'ultimo piano in origine adibito alle abitazioni della servitù. L'intera struttura è lavorata a finto bugnato liscio con aperture distribuite in modo regolare in tutto l'alzato e con pareti scandite da lesene piatte e da archi ciechi.

Gli interni del primo piano sono interamente decorati con dipinti parietali in stile neoclassico ed eclettico e conservano, nell'ala ovest, elementi architettonici risalenti al XVI secolo, ovvero alla preesistente villa; purtroppo molti di tali affreschi sono stati ricoperti da uno strato di intonaco nel periodo durante il quale la villa era adibita ad istituto scolastico sino agli anni ottanta. In questa parte le stanze del piano nobile si aprono sul caratteristico parterre, la parte di giardino più assiduamente frequentata dai Greppi per, ad esempio, la consumazione del tè nelle ultime giornate estive di settembre. L'ambiente principale del piano nobile è situato nell'ala ovest della villa che prospetta direttamente, attraverso grandi portefinestre, sul parterre del carpineto. È caratterizzato da un soffitto a cassettoni dipinti con figure allegoriche e da una fascia a monocromo che corre nella parte sommitale di tutti e quattro i lati con raffigurazioni inerenti al mondo della natura e le attività agricole. Venne concepito come salone di rappresentanza e luogo di ritrovo per gli ospiti della villa, era chiamato proprio salone grande.

Galleria immagini (clicca su un'immagine per aprire l'intera galleria):


La stanza adiacente al salone grande, anch'essa affacciata sul parterre del carpineto, presenta un soffitto a volte riferibile come datazione al XVI secolo e cioè alla preesistente villa dei nobili Arrigoni. Il soffitto è caratterizzato da grottesche dipinte in stile pompeiano che, come tutte le decorazioni di questa ala della residenza, risalgono ai primi due decenni del XIX secolo. L'ambiente che si apre lungo il corridoio subito dopo la sala del bigliardo è messo in comunicazione con il salone grande attraverso due porte e conserva le coperture a volte della preesistente alle modifiche volute dalla famiglia Greppi. Questo ambiente aveva la funzione di sala da pranzo. Durante la prima parte del XX secolo era arredata da un tavolo rotondo e da numerose mensole sparse lungo le pareti colme di piatti e stoviglie. Le scale situate sul lato nord mettono in comunicazione il piano nobile con il pianterreno, dove si trovavano le cucine, la cantina e la ghiacciaia, oltre ai magazzini dei viveri. La cappella di San Giacomo, intitolata anche alla Vergine Maria, venne concepita certamente nel progetto iniziale di costruzione della villa e si trova al piano terra dell'ala est.

La mostra fotografica a cura degli studenti dell'istituto Greppi

L'architettura e le decorazioni a parete e a soffitto, così come lo stile dell'altare e le opere che vi si conservano, riportano a un'impronta neoclassica, malgrado la presenza della lunetta dipinta sia da ricondurre ad un gusto eclettico. La pala d'altare, una copia dell'originale, raffigura il martirio di San Giacomo, in onore del primo Greppi committente della villa; il busto in gesso posto adiacente all'altare, rappresenta l'arcivescovo di Milano Nazari di Calabiana, tale sua rappresentazione ne ricorda la visita nel 1867. Come il salone grande e le stanze dell'ala ovest della villa, anche la chiesetta era un ambiente assiduamente frequentato dalla famiglia, sia durante il XIX secolo, sia nella prima parte del XX. Vi si celebrava quotidianamente la messa e ogni sera si recitava il rosario, riti che cadenzavano le giornate, annunciati dal suono della campana.

Leonardo Prencipe e Federica Ferzoco

Dopo un recente restauro, è stato recuperato un ambiente posto sul lato a sud della villa e intitolato alla memoria di Carlo Ratti, già docente presso il vicino istituto superiore Greppi, vicepresidente del Consorzio e assessore a Besana. Da qualche mese lo spazio ospita l'atelier di due artisti contemporanei: Leonardo Prencipe e Federica Ferzoco, che stanno in questo periodo portando a termine alcune opere che saranno esposte in una mostra ad hoc presso il granaio, l'ottobre prossimo.
In contemporanea, in un'altra sala, è stata allestita una mostra di opere fotografiche realizzate da alcuni alunni dell'istituto Alessandro Greppi durante una sorta di laboratorio sotto la guida della professoressa Isabella Bettinelli. Gli studenti, seguendo le indicazioni dell'insegnante e partendo da alcuni artisti di riferimento come Escher, Haring e Bolin che nella loro carriera hanno affrontato il concetto di confusione percettiva tra le figure e lo sfondo, hanno reinterpretato a loro modo i concetti di figura e sfondo e la loro relazione che inizialmente fa sì che si confondano tra di loro, poi dialogano tra di loro ed infine portano alla concretizzazione di pensieri e sentimenti degli alunni.

Una giornata piena di occasioni di riscoperta di una conoscenza spesso rinchiusa dietro a dei cancelli che vale la pena riscoprire e percepire non solo con i propri occhi, ma con tutti e cinque i sensi, come provando ad immaginare di rivedere la famiglia Greppi e tutto l'ambiente circostante com'era nell'ottocento.
G.P.
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