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Scritto Lunedì 08 ottobre 2018 alle 08:18

Suello: Mattia Conti ospite in biblioteca col suo nuovo libro

Mattia Conti e il consigliere Vanna Biffi
Dopo aver girato diversi luoghi di cultura italiani, "Di sangue e di ghiaccio" di Mattia Conti è approdato anche alla biblioteca di Suello venerdì 5 ottobre. Presentato dal consigliere alla cultura e all'istruzione Vanna Biffi, il libro del giovane scrittore è stato definito coraggioso, perché mostra un aspetto di Lecco quasi inedito: dipingendola come una città molto intellettuale e viva, Mattia Conti dà un'immagine diversa da quella offerta dal Manzoni, che la visse proprio nel secolo in cui è ambientato il romanzo del giovane moltenese.
"Il tema della malattia mentale, inoltre, è cruciale nel testo ed è stato affrontato da Mattia con un approccio molto attuale. A Suello siamo molto sensibili a questo argomento perché un nostro concittadino, Andrea Lanfranchi, aveva fondato l'associazione ASVAP per aiutare i malati psichici. Dopo aver presentato qui anche il racconto che ha vinto il Premio Campiello Giovani nel 2011, dal titolo "Pelle di legno", e un docufilm, siamo lieti di avere Mattia ancora con noi con questo salto di qualità notevole"
ha detto il consigliere.
Il protagonista del romanzo è Ranocchia, un giovane molto particolare che dal 1891 inizia a essere seguito nel manicomio di Como, perché considerato matto. Lui si definisce artista di teatro, ma la bella Bianca, a sua volta internata nella stessa clinica, gli dice che gli artisti a teatro non esistono: per la prima volta nella vita di Ranocchia qualcuno gli rivolge la parola come a una persona "normale", con durezza forse, ma anche dimostrando attenzione nei suoi confronti. Il prologo del libro è stato letto per intero durante la serata, in quanto particolarmente importante per comprendere il filo conduttore del romanzo. "Io inizio spesso molte storie senza finirle. Mi sono reso conto, però, che questa aveva bisogno di spazio, perché parlava di un'umanità ai margini, che necessitava di attenzione. Raccontare la nostra zona mi è stato fondamentale per entrare nella storia più facilmente e per rendere la scrittura musicale, come sono convinto che debba sempre essere: solo conoscendo bene ciò di cui si scrive si può curare al meglio ogni aspetto. L'idea del tema da trattare mi è venuta da Antonio Ghislanzoni, intellettuale che aveva scritto il libretto dell'Aida di Verdi e sognava di creare un'isola culturale a Lecco, dato che proveniva da Milano e aveva anche cantato alla Scala all'inizio della sua carriera. Lecco era al tempo divisa tra un volto più industriale e un piccolo gruppo di artisti, di cui Ghislanzoni amava occuparsi nei suoi scritti. Avendolo studiato molto bene al liceo artistico, ho anche saputo che parlava spesso di una ragazza internata in un manicomio. Ho approfondito la questione e ho scoperto l'esistenza del manicomio "San Martino" di Como, dove mi sono recato per consultare delle cartelle cliniche da cui prendere spunto per i miei personaggi" ha spiegato il giovane scrittore.


La ricerca, condotta dall'autore con molta serietà, gli ha permesso di costruire i personaggi con minuzia. Oltre alla follia, il tema fondamentale è l'amore, come quello di Ranocchia per la sua maestrina. "Possiamo definirlo il motore che accende la storia, ma ho cercato di non cadere nel sentimentalismo. Ranocchia è un ragazzino dei campi, portato da un capocomico, Baldo Bandini, a Lecco. Prende lezioni dalla cosiddetta "maestrina" Bianca e si innamora di lei. Sono due personaggi diametralmente opposti, dato che lui è visto sin da subito come un diverso, è balbuziente e sembra cullare sogni irraggiungibili. Lei invece è di buona famiglia, è ben educata e inserita pienamente nella società di Lecco. Quando incontra Ranocchia succede qualcosa di inaspettato, perché finalmente il ragazzo si sente considerato da qualcuno. Lo stesso Baldo ha quasi un amore paterno per lui, dopo aver provato una sorta di disgusto all'inizio, dovuta alla diversità di Ranocchia. Lo ha visto inizialmente come un essere repellente, poi come una creatura sfortunata da proteggere. Bianca invece lo tratta da pari, vede una potenzialità in lui, cioè la sua capacità di provare grandi emozioni, quindi lui si innamora di lei in modo ingenuo: ogni tanto la vede anche se non c'è, la sogna, la immagina. C'è proprio un filo che lega i due personaggi dall'inizio alla fine del romanzo" ha detto Conti.
Anche le donne sono descritte diversamente da come le vedeva Manzoni e Bianca ne è una perfetta rappresentante: una ragazza che sa quel che vuole e si dimostra sempre forte, nonostante non le piaccia l'appellativo di "maestrina" che le affibbiano sempre.
Altro grande protagonista del romanzo è il teatro, che secondo l'autore ha la grande capacità di assolvere ai bisogni espressivi dell'uomo e della società. "È un ambiente protetto per Ranocchia, anche se gli spettacoli di Baldo non sono molto frequentati dal pubblico. Ma pian piano la compagnia riesce a trovare una dimensione, spostandosi nella piazza e proponendo un altro tipo di approccio. C'è un binomio secondo me tra arte e follia: il teatro assomiglia in un certo senso al manicomio, ma riesce a rendere accettabile la necessità di esprimere la diversità. Ѐ il canale che media tra il proprio modo di percepire e quello in cui gli altri lo sentono" ha spiegato lo scrittore.
All'inizio l'autore ha avuto una certa difficoltà a parlare della follia, perché non la conosceva. Dopo aver avuto accesso all'archivio, però, ha messo da parte il rispetto reverenziale verso un tema prima sconosciuto e ha provato a scriverne. "Credo sia molto importante appropriarsi di questo patrimonio per non cadere nei luoghi comuni, come quello che vorrebbe la riapertura dei manicomi. Le persone internate spesso erano solo incomprese, ma almeno nel romanzo c'è una liberazione finale per i tre protagonisti principali" ha aggiunto Conti.

Un'ultima riflessione è stata fatta sulla copertina, scelta dall'editore Solferino per rappresentare, con una foglia, l'ambientazione nevosa dei nostri boschi e poi, capovolgendola, una vena color rosso sangue, a richiamare il mondo scientifico spesso crudele che vedeva i pazienti dei manicomi come cavie per esperimenti. "Il sangue del titolo è quello di chi è rinchiuso nel manicomio, mentre il ghiaccio è un materiale duro e freddo, che ben rappresenta le difficoltà. Infatti, Bianca dice a ranocchia che chi è di ghiaccio si scioglie, perché si conforma a come lo vuole la società; lui invece deve cercare di essere se stesso, anche a costo di essere emarginato" ha concluso Mattia Conti. La dimensione della paura, che non ci fa accettare ciò che è diverso, rende questo romanzo uno spunto interessante per riflettere: ognuno può fare qualcosa per non escludere più ciò che non rispecchia la cosiddetta "normalità".
R.S.
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