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Scritto Lunedì 05 novembre 2018 alle 14:52

Sirtori: per il 4 novembre una cerimonia coi bambini delle scuole

L'amministrazione comunale di Sirtori ha celebrato questa mattina la ricorrenza del 4 Novembre, coinvolgendo i bambini della scuola primaria.

La manifestazione - solitamente in scena in Piazza Brioschi - a causa della pioggia battente si è tenuta nell'aula magna del plesso scolastico intitolato a Modesto Negri, alla presenza del sindaco Davide Maggioni accompagnato da alcuni consiglieri, del vicario parrocchiale don Aurelio Redaelli e dei rappresentanti delle principali associazioni che operano in paese.

Nel suo discorso il primo cittadino ha ricordato gli aspetti più cruenti del conflitto bellico, citando il nome dei sirtoresi che partiti per il fronte, non hanno più fatto ritorno a casa. ''Oggi viviamo liberi "a casa nostra", grazie alla nostra Costituzione, la nostra Legge Fondamentale che garantisce a tutte le persone dei diritti, oltre ad assegnarci dei doveri. Ci sono volute due guerre e tantissima sofferenza perché imparassimo che la guerra non è un'opzione, non è una scelta tra quelle possibili. Rischiamo di dimenticarcelo, perché anche oggi consideriamo la produzione di armi e pallottole allo stesso modo della produzione di mozzarelle o pentole, pensando che l'importante sia il nostro benessere. No, non è così e non deve essere così. Invece dobbiamo pensare che quello che ha fatto soffrire i nostri bisnonni porta ancora dolore in altre parti del mondo: gli uomini sono tutti uguali'' ha detto Maggioni.

Al discorso del primo cittadino ha fatto seguito la benedizione delle corone da parte di don Aurelio, successivamente deposte davanti al monumento ai caduti in Piazza Brioschi.
IL DISCORSO DEL SINDACO DAVIDE MAGGIONI

Buongiorno.
Ringrazio e do il benvenuto a tutti voi, bambine e bambini, ragazze e ragazzi della scuola Primaria, alle vostre insegnanti e al personale della scuola, ai rappresentanti delle associazioni, ai dipendenti del nostro Comune, a don Aurelio e a tutti voi qui presenti.
Ci troviamo come ogni anno per la celebrazione del 4 Novembre, in cui si ricorda l’avvenuta Unità d’Italia, è la Festa delle Forze armate e si vogliono commemorare i caduti di tutte le guerre.
Abbiamo scelto di ricordare questa festività nazionale in questo giorno per permettere a tutti voi di essere presenti.
Questo perché pensiamo che sia importante ricordare e che sia un dovere tramandare la memoria di quello che è successo e quindi vogliamo trasmettere soprattutto a voi quello che successe proprio 100 anni fa.
100 anni fa, il 4 novembre 1918, fu probabilmente un giorno festoso: la guerra, che in Italia era durata 3 anni era vinta: tanti territori del Veneto, del Friuli e del Trentino Alto Adige divennero parte del nostro Stato.
Il generale Armando Diaz, comandante supremo del Regio Esercito, annunciò con una comunicazione ufficiale, detto “Bollettino della Vittoria”, la resa dell'Impero austro-ungarico e la vittoria dell'Italia nella prima guerra mondiale.
Soprattutto i nostri soldati tornavano a casa, dopo più di tre anni di combattimenti in trincea, in mezzo al fango, ai topi, alle malattie, ai gas velenosi, ai colpi di mortaio e a quelli di mitragliatrice.
E non tutti: circa 650.000 non tornarono. Poi ci furono tanti altri morti tra le persone “normali”, che non erano andate in guerra a combattere.
Seicentocinquantamila, senza considerare i feriti e i mutilati, che avrebbero portato i segni della guerra per tutta la loro vita, è un numero enorme, ma lo è ancora di più se pensiamo che in Italia allora c’erano circa 37.000.000 di persone… poco più della metà rispetto ad oggi.

A Sirtori, allora c’erano circa 1200 persone, meno della metà di oggi:

Giovanni Galbusera    Edoardo Ratti        Francesco Villa
Ambrogio Cazzaniga    Agostino Cazzaniga    Alessandro Cazzaniga
Antonio Panzeri        Carlo Cazzaniga        Cirillo Riva
Angelo Fumagalli        Angelo Bonfanti        Luigi Colombo
Francesco Panzeri        Ernesto Limonta        Angelo Nessi
Giovanni Sangalli        Fiorenzo Colombo        Federico Sirtori
Vincenzo Panzeri        Giovanni Bonfanti        

non tornarono.
Sono tanti. E’ come se, prese 8 famiglie, in una di queste sia scomparso il papà, o un fratello…
E tanti di questi non hanno nemmeno avuto una tomba, non si sa dove siano. Per questo motivo a Roma, all’Altare della Patria esiste la tomba del milite ignoto, con i resti di un soldato, scelti a caso tra altri 10, da una mamma che aveva perso il figlio, mai ritrovato.
C’è un film di un regista italiano, Ermanno Olmi, che racconta proprio di questa guerra e che abbiamo proiettato anche noi qui in Aula Magna un paio d’anni fa.
Si intitola “Torneranno i prati” e si conclude dicendo che sulle montagne, dove ci sono state le trincee e le bombe e gli uomini che morivano sarebbero comunque tornati i prati, che tutto sarebbe rinato e che quello che era successo sarebbe stato dimenticato.
Purtroppo poco più di 20 anni dopo scoppiò la Seconda Guerra Mondiale: la lezione non era stata imparata.
Ecco quindi che diventa ancora più importante ricordare quello che è successo per non rifare gli stessi errori.
Oggi viviamo liberi “a casa nostra”, grazie alla nostra Costituzione, la nostra Legge Fondamentale che garantisce a tutte le persone dei diritti, oltre ad assegnarci dei doveri.
Ci sono volute due guerre e tantissima sofferenza perché imparassimo che la guerra non è un’opzione, non è una scelta tra quelle possibili.
Rischiamo di dimenticarcelo, perché anche oggi consideriamo la produzione di armi e pallottole allo stesso modo della produzione di mozzarelle o pentole, pensando che l’importante sia il nostro benessere.
No, non è così e non deve essere così.
Invece dobbiamo pensare che quello che ha fatto soffrire i nostri bisnonni porta ancora dolore in altre parti del mondo: gli uomini sono tutti uguali.
Dobbiamo sempre essere vigili e attenti, per guidare la nostra società, che alla fine siamo noi, verso una crescita sostenibile, rispettosa soprattutto delle persone, degli individui. L’altro non è cattivo e minaccioso: se lo tratto con umanità e rispetto potrò vedere il buono che è in lui.
Vale per noi adulti, questa riflessione, ma vale anche per voi bambini: ci vuole rispetto in classe tra di voi e con le vostre insegnanti, che vi guidano attraverso la conoscenza.
Ci possono essere giorni difficili e litigi, ma ricordiamoci che, dentro di voi, avete probabilmente le stesse paure e tanti desideri simili a quelli delle vostre compagne e dei vostri amici.
Impariamo a lavorare insieme per realizzarli: oggi è possibile.
Sarà il miglior ringraziamento per tutti quei giovani, che altrimenti saranno proprio morti invano.
Grazie per l’attenzione.  


Davide Maggioni
Sindaco di Sirtori


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