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Scritto Martedì 04 dicembre 2018 alle 07:04

Da Casatenovo...alla Bolivia. Direttore della Caritas locale, il missionario laico ''Peppo'' Pirovano si racconta in Auditorium

In tanti hanno accolto con un applauso il ritorno a Casatenovo di Giuseppe ''Peppo'' Pirovano, che da venticinque anni vive sulle Ande boliviane come direttore della Caritas del prelato di Aiquile. L'incontro si è svolto nei giorni scorsi in Auditorium, dove si sono riuniti tanti amici di Peppo, ma anche persone che hanno spesso sentire parlare del missionario laico, originario proprio di Casatenovo.

Giuseppe Peppo Pirovano

Durante la serata Pirovano ha raccontato la sua esperienza di vita, affiancato da don Angelo Cazzaniga che ha moderato la serata. Ad intervallare le domande poste dal pubblico al protagonista dell'evento, i momenti musicali a cura di Massimo Valagussa, che hanno sollecitato la riflessione anche rispetto alle parole pronunciate da Peppo. Il palco invece è stato decorato con una mappa in polistirolo del Sud America sul quale spiccava la Bolivia, realizzato da Fulvio Colombo.
A dare il via alla serata, le parole di don Angelo - collaboratore per la Formazione permanente del clero e confessore straordinario della comunità seminaristica - che ha voluto sottolineare l'importanza dell'intervento del pubblico nella serata, dal momento che Giuseppe è da considerarsi come un missionario laico, una specie in via di estinzione di cui spesso non si conosce nemmeno l'esistenza. "La missione fa parte dell'identità cristiana e qui stasera abbiamo l'occasione di incontrare qualcuno che si è incamminato per quella strada spesso impervia. Come ha detto il nostro arcivescovo Delpini ‘i missionari sono coloro che fanno nascere delle domande' così dobbiamo vivere questa serata, ovvero come la possibilità di poter proporre queste domande a qualcuno che saprà soddisfare la nostra sete di conoscenza".

Il missionario insieme agli amici casatesi

Giuseppe Pirovano nel presentarsi, ha spiegato di considerarsi un "prodotto di don Fermo" definendo l'oratorio come la sua seconda, se non prima casa che per gli anni della sua giovinezza è stato luogo sia di incontro, sia di formazione e di gioco. Crescendo è entrato in contatto con l'ambiente del Mato Grosso, e quindi con il Sud America. Il primo contatto diretto con la Bolivia, che sarebbe poi divenuta la sua terra, è avvenuto negli anni ottanta, quando, grazie ad una sua zia suora, ha conosciuto allora vescovo del prelato di Aiquile e ha lavorato per lui come ''tuttofare''. Un periodo quest'ultimo, che ha permesso a Peppo di apprendere la lingua, affinare quanto studiato e infine di innamorarsi e sposare sua moglie Betty. Un'unione a seguito della quale nel 1987 Pirovano è tornato in Italia dove è rimasto sei anni per riuscire a costruirsi una base economica, necessaria dato che non poteva prevedere cosa sarebbe stato della sua vita se avesse voluto scegliere di ritornare in Bolivia, cosa che è effettivamente avvenuta. Nel 1993 infatti, il casatese si è trasferito in via definitiva in America Latina insieme alla moglie e ai suoi figli piccoli, assumendo la guida della Caritas prelato di Aiquile, per la gestione dei progetti a sostegno della popolazione locale.

A sinistra Massimo Valagussa

"Il mio motto è: quando mancano i cavalli, trottano gli asini. Mi considero un piccolo uomo che non può fare altro che aiutare. La Bolivia è un paese enorme con circa dieci milioni di abitanti molto spesso diversi tra loro. L'economia è basata sulla vendita di idrocarburi, particolarmente il gas naturale oltre che all'agricoltura. L'altra faccia della medaglia è il mercato della marijuana e della cocaina che proliferano nell'indifferenza della politica del presidente Morales" ha spiegato Giuseppe Pirovano. ''Nella nostra comunità trovano spazio circa duecentocinquantamila persone che hanno molte difficoltà. La soluzione a questi problemi non l'ha mai posta il governo, siamo stati noi della Caritas che abbiamo portato avanti molti progetti, primo tra tutti a riguardo dell'approvvigionamento di acqua. Questo non è stato per nulla facile dato che, per quanto se ne possa pensare, la chiesa non ha tutta questa liquidità, ed in ogni caso noi non ne abbiamo percepito molti benefici".
Il lavoro per Peppo è divenuto enorme, proporzionalmente alla sua importanza, dopo il terremoto del 2009 che ha visto sgretolarsi non solo strutture private, ma anche le architetture ecclesiastiche che hanno avuto bisogno di lavori di ripristino e ricostruzioni.

A sinistra don Angelo Cazzaniga

"Tutto ciò è stato e viene gestito dalla Caritas che è l'unico ente che abbia del personale adatto a gestire determinate esigenze. Un esempio è la figura dell'ingegnere che è stata decisiva in molte situazioni e progetti'' ha aggiunto il casatese che da quest'anno è divenuto anche direttore di un convitto. Queste strutture accolgono i ragazzi dagli 8 ai 18 anni che vengono ospitati presso la città per poter dar loro la possibilità di studiare o di approfondire gli studi dato che nei loro villaggi non vi sono o la possibilità di studiare è limitata sino ad un determinato livello.
Le motivazioni che hanno spinto Peppo ad intraprendere questa strada sono tante ma un personaggio è stato determinante. ''Don Fermo con le sue parole mi ha sempre guidato e sostenuto nella mia scelta. Sin dall'inizio ha sempre detto che ad ogni vocazione bisogna dare una risposta. Probabilmente è proprio questo il motivo della mia partenza, il desiderio di placare quella forte volontà interiore che ha sempre preso sia allo stomaco che al cuore''.



"Quali sono state le difficoltà che hai affrontato?" gli ha poi chiesto don Angelo Cazzaniga. "Le prime difficoltà sono state quelle di apprendere la lingua, gli usi e i costumi del luogo dato che era decisivo conoscerli per potersi ambientare e comprendere coloro che mi stavano attorno. Altra grande difficoltà, soprattutto all'inizio era la nostalgia, davvero forte, poi man mano che passava il tempo sono riuscito a porre radici anche là dove ho potuto e dico di sentirmi a casa" ha risposto Peppo. ''Molte sofferenze non solo le ho vissute, ma le ho anche create, soprattutto verso la mia famiglia, i miei genitori e tutti i miei cari quando sono partito definitivamente agli inizi degli anni novanta. Quella è stata anche una difficile decisione da prendere dato che ero riuscito a trovare lavoro stabile; ancora una volta don Fermo ha dissolto ogni dubbio semplicemente rispondendo ad una mia domanda. Allora gli chiesi se nella mia scelta avessi dovuto seguire il mio cuore o il mi cervello, lui modo diretto e senza intercalare ha risposto: il cuore".

"In cosa ti senti cambiato per via della missione?" ha chiesto infine don Angelo a Peppo, che ha così risposto: ''il lavoro ti fa maturare e il cambiamento è dovuto anche all'eta biologica oltre a tutte le esperienze che ho vissuto e da cui ho appreso durante la vita. Cosa che è cresciuta e che desidero continuare a coltivare è la fede, cosa a cui non rinuncerei mai per niente al mondo".
A concludere la serata sono state le domande poste dal pubblico. Sara Nannini ha chiesto che ruolo abbia giocato la moglie nella sua vita e cosa pensa della politica di Morales degli ultimi dodici anni. "Betty è stata molto importante dato che è con lei che condivido la mia vita e le mie fatiche ed in cui trovo sempre ristoro. Mia moglie è la mente ed il cuore, dove non arrivò io, arriva lei". Parlando invece di Morales Pirovano ha così risposto: ''dopo tutte le sue promesso ci aspettavamo un cambiamento; in realtà non è accaduto nulla, coloro che vivono nella mia comunità non hanno percepito alcun beneficio da questa elezione".

Il fratello Sergio invece, ha voluto condividere un pensiero personale. ''Quando sei partito ti avevo dato del pazzo perché non sapevo contro cosa stavi andando incontro, con il senno di poi posso dire che hai avuto ragione perché ho visto quello che hai creato. Dopo tutto questo sei felice?''. ''Sì, sono felice" ha risposto commosso Peppo, che ha voluto ringraziare i suoi genitori, i suoi nonni per avergli trasmesso la fede, oltre all'Auditorium di Casatenovo ed ai suoi volontari, don Andrea Perego e don Antonio Bonacina, Fulvio Colombo , Massimo Valagussa, don Angelo Cazzaniga e don Fermo Mantegazza, tutti gli amici e, ovviamente tutti gli intervenuti che hanno reso speciale la serata.

Contributo fotografico: Guglielmo Pennati
Giovanni Pennati
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