Questo sito utilizza cookie tecnici e di profilazione propri e di terze parti per le sue funzionalità e per servizi in linea con le tue preferenze. Se vuoi saperne di più o se vuoi negare il consenso a tutti o ad alcuni cookie clicca qui. Proseguendo la navigazione nel sito, acconsenti all'uso dei cookie.
ACCETTA
  • Sei il visitatore n° 202.914.718
Vai a:
Il primo network di informazione online della provincia di Lecco
link utili
bandi e concorsi
cartoline
ozono
Valore limite: 180 µg/mc
indice del 03/06/19

Lecco: V.Sora: 181 µg/mc
Merate: nd µg/mc
Valmadrera: 183 µg/mc
Colico: nd µg/mc
Moggio: nd µg/mc
Scritto Venerdì 14 dicembre 2018 alle 12:53

Cassago-Monticello: a un anno dall'arrivo a Cuba, don Adriano torna a scrivere ai fedeli

Don Adriano Valagussa
A fine estate era tornato per un periodo di riposo in Italia e in quell'occasione non aveva mancato di fare visita ai suoi fedeli di Cassago, la parrocchia che aveva guidato per quasi un decennio, ma anche a quelli di Monticello-Torrevilla, comunità nella quale si era stabilito per alcune settimane, sostenendo l'attività del parroco don Marco Crippa. In occasione del primo anniversario di permanenza a Cuba, dove è stato inviato dalla Diocesi di Milano come Fidei Donum, don Adriano Valagussa è tornato a scrivere ai tanti amici che ha lasciato qui in Italia, tracciando un bilancio dell'attività svolta sull'isola caraibica. Una sfida difficile, che il sacerdote 67enne aveva accettato con gioia e coraggio. ''In questi giorni è arrivato Don Carlo, così, ora, siamo in quattro. Anche lui è rimasto colpito da come, durante la messa, la gente ascolta. C'è proprio una sete di vita, in una società dove dei grandi ideali della rivoluzione non è rimasto quasi niente, dove la preoccupazione è di rispondere ai bisogni immediati della vita di ogni giorno. In queste settimane in molte zone della città manca l'acqua. Si vede per la strada un fiume di acqua che si perde perché le tubazioni sono rotte, ma la gente non si muove, ha come paura a protestare'' scrive don Adriano nella missiva pubblicata sull'ultimo notiziario parrocchiale di Monticello, che qui sotto riportiamo integralmente:

Carissimi,
in questi giorni abbiamo festeggiato il primo anniversar io della nostra presenza a Cuba. Davvero tanti sono i doni con cui il Signore mi ha accompagnato, segno della sua presenza fedele. Di fronte a tanta sua bontà devo solo domandare il dono di quella “povertà di spirito” che mi apra a riconoscerlo, a desider arlo, ad affidare tutto a Lui.
Nei giorni scorsi mentre stavo andando con la suora ad una comunità della città, camminando per la strada e guardando tanta gente che passa la giornata davanti alla porta di casa senza far niente, mi veniva spontaneo pensare a S. Paolo: che cosa grande doveva aver dentro di sé per affrontare un mondo nuovo, per desiderare di comunicare a tutti la novità di Cristo! L’unica preoccupazione, l’unico desiderio era poter comunicare a chi incontrava quel “fuoco vivo” cha aveva dentr o, capace di far affrontare la vita con una speranza che non delude. Arrivato alla casa dove si incontra questa comunità ho posto la domanda a un gruppo di 15 donne che erano presenti: voi, perché venite qui? Una donna ha risposto: vengo perché voglio cono scere chi è Dio. Se uno dovesse star lì a fare le percentuali, a domandarsi continuamente quanti siamo, rischia di perdersi, di vivere dominato da senso di sfiducia e di impotenza che rendono tristi. Occorre quella “povertà di spirito” che permette di rico noscere ciò che il Signore sta compiendo nella vita di alcune persone che scoprono dentro di sé il desiderio di conoscerlo, di incontrarlo. Allora diventa ancora più chiaro che la vera questione è che quel “fuoco vivo” sia dentro la mia vita, quel fuoco vi vo che rende la vita una continua novità, una continua gratitudine.
In questi giorni è arrivato Don Carlo, così, ora, siamo in quattro. Anche lui è rimasto colpito da come, durante la Messa, la gente ascolta. C’è proprio una sete di vita, in una società d ove dei grandi ideali della rivoluzione non è rimasto quasi niente, dove la preoccupazione è di rispondere ai bisogni immediati della vita di ogni giorno. In queste settimane in molte zone della città manca l’acqua. Si vede per la strada un fiume di acqua che si perde perché le tubazioni sono rotte, ma la gente non si muove, ha come paura a protestare. In compenso nel mese di ottobre si è festeggiato il carnevale.
Una settimana, anticipata da almeno dieci giorni di festa. Tutte le notti musica a tutto volum e da non poter dormire, camion di birra e possibilità di mangiare in strada, in mezzo ad una situazione igienica per noi impensabile, perché in strada si fa di tutto. C’è gente che per una settimana vive per strada cercando di vendere ciò che riesce a colt ivare, dormendo per terra in mezzo a tutta l’immondizia. Per buona fortuna quest’anno non ci sono stati morti, solo alcuni feriti. Una notte due bande di giovani ubriachi si sono scontrati e presi a botte proprio davanti a casa nostra e non si è potuto far e niente.
Mi ha colpito il fatto che ad un certo punto un giovane si è messo a gridare ad un altro dicendo: tu non sai niente di quello che è il mio problema! Tutti cercano, anche dentro lo stordimento della musica o del bere, qualcosa che risponda al bis ogno di significato, di speranza. Diventa ancora più evidente che ciò che come cristiani siamo chiamati a portare, a testimoniare, non è una dottrina, ma una possibilità di vita differente che Cristo presente rende possibile in noi. Anche di fronte alla pr oposta di cambiamento della costituzione nella quale si vuole, tra l’altro, introdurre la ideologia gender, mentre non si vuole alcun cambiamento relativo alla libertà di pensiero e di organizzazione all’interno della stato, giustamente ci sono stati inter venti chiari da parte della chiesa cattolica cubana, con il rischio però che tutto si riduca a una questione ideologica e non si riconosca la necessità di una testimonianza che passi attraverso la vita delle persone, delle famiglie cristiane cattoliche. E’ una bella sfida che il Signore ci sta mettendo davanti.
Domenica scorsa abbiamo celebrato la ammissione al catecumenato di 15 adulti tra cui tre uomini, mentre altre sette adulti si sono avvicinati per la prima volta alla chiesa chiedendo il battesimo. Tutto questo accade così, semplicemente, sorprendentemente. Come a dire, non è il frutto di chissà quale strategia pastorale, ma l’accadere ora qui dell’avvenimento di Cristo. Semplicemente ti sorprende e nello stesso tempo riempie di responsabilità. E’ la mia vita che è chiamata in questione.
Vi ringrazio per tutto il bene che mi avete testimoniato nelle settimane passate a casa. Mi sono sentito sostenuto proprio da un popolo che mi accompagna. Grazie davvero. E continuate a pregare per me.
In comunione.

Don Adriano

© www.merateonline.it - Il primo network di informazione online della provincia di Lecco