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Scritto Domenica 16 dicembre 2018 alle 18:24

Oggiono: Enrico Rigamonti presenta il suo libro ''la lealtà dell’amore'' al tempo di Roma

"La lealtà dell'amore" è il titolo del romanzo storico scritto da Enrico Rigamonti e presentato nella biblioteca di Oggiono all'interno della rassegna "incontri a Km 0". Si tratta dell'ultimo volume scritto dall'avvocato di Annone Brianza che ha una grande passione per la scrittura e ha alle spalle numerosi scritti.

Da sinistra l'avvocato Enrico Rigamonti e l'assessore Elena Ornaghi


In questo volume, pubblicato quest'anno, parla di una lealtà verso l'amore per la patria, la famiglia e il sentimento nei confronti di un'altra persona. Questa storia si inserisce all'interno di un preciso quadro storico, la seconda guerra punica che durò circa 16 anni. I due protagonisti sono due figure carismatiche: Annibale per i Cartaginesi e Scipione per l'Urbe (Roma). Entrambi conoscono l'amore sotto le sue diverse sfaccettature. La vicenda comincia nella tenda di Annibale nei dintorni di Sagunto, la città della penisola iberica alleata di Roma e considerata il casus belli della seconda guerra punica. Si sviluppa in modo molto fluido con il contorno storico sullo sfondo, sufficiente a collocare temporalmente l'opera e far fare un balzo all'indietro nella storia.

La serata è stata condotta dall'assessore alla cultura Elena Ornaghi che ha dialogato con l'autore, introducendo il testo: "Ringrazio per la presenza Enrico che, seppure residente ad Annone Brianza, consideriamo oggionese d'adozione in quanto partecipa sempre volentieri alle nostre iniziative. Questo libro parla di un fatto storico complesso nelle sue cause e i due protagonisti, Annibale e Scipione, sono uomini lontani, ma accomunati dallo stesso ideale. La loro azione politica non è mai stata il perseguimento di un interesse personale, ma la lealtà verso l'amore sotto i diversi aspetti. Un amore inteso come sentimento alto, elevato e ideale. Allo stesso tempo si incontra la slealtà di chi è incapace di amare. Questa guerra mi ha sempre affascinato molto perché era quella in cui Roma si trovava maggiormente in pericolo; compiere una ricerca storica su questo argomento è stato un ripasso che ho fatto con piacere. Ho avuto poi l'idea di inserire all'interno della storia una vicenda umana dei personaggi maggiori e minori affini sia nel destino sia nell'amore che, se vero, necessita di lealtà nei rapporti personali e in quelli verso la patria. Il tutto unito al fatto che i due protagonisti sono cittadini non comuni, chiamati a un compito nei confronti della patria e della storia" ha affermato Rigamonti.

La narrazione storica si intreccia dunque a quella sentimentale con la presenza di due schiave, Alcestia per Annibale e Fulvia Sabinia per il giovane Scipione che, all'inizio della guerra, ha solo 17 anni e viene indotto dal padre a diventare uomo, non solo sul campo di battaglia. "Le due ragazze nascono dal grande fascino che provo per le donne di carattere, con personalità. Il mio è un omaggio alla figura femminile per la quale nutro grande ammirazione in quanto più complessa dell'universo maschile, anche nella negatività. Il fatto che siano due schiave (non destinate a passare a una condizione sociale superiore) esalta la nobiltà d'animo dei personaggi che, pur avendone la possibilità, non ne abusano mai. Annibale viene tranquillizzato da Alcestia mentre Scipione è un ragazzo coraggioso che davanti a questo sentimento è quasi spaventato" ha aggiunto l'autore parlando di come si è immaginato i protagonisti: "Proprio perché sono dei condottieri, non potevano non avere una sensibilità umana ed essere inclini a sentimenti profondi. Se entrambi non avessero avuto un profondo substrato umano e una struttura d'animo forte, non avrebbero potuto compiere queste grandi imprese. Mi immagino Annibale come un personaggio davanti al quale essere in soggezione e a cui portare rispetto. Lo trovo un uomo duro dentro ma non arido. Anche Scipione è un personaggio che incuteva timore ed esigeva rispetto, come solo i grandi sanno fare, anche senza parlare. Tuttavia lo trovo più intellettuale, aristocratico e attento a non mettere la propria vita in pericolo".

La sua professione, come ha sinceramente confessato, ha influito notevolmente sulla stesura del testo: l'esperienza in ambito penale lo ha portato a costruire dialoghi in cui ciascuno presenta la propria tesi, il proprio argomento. C'è poi lo studio del diritto romano che ha aiutato a comprendere la stratificazione della società, mentre i personaggi secondari sono nati dagli incontri del mestiere: "Si viene a contatto con differenti personalità, alcune delle quali meno leali, con approcci e valori diversi. Da qui si impara a conoscere la poliedricità del genere umano" ha confessato Rigamonti che ha concluso la serata con il firmacopie e con il saluto agli amici.
M.Mau.
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