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Scritto Venerdì 04 gennaio 2019 alle 16:03

Dopo i botti, avanti con i falò di S.Antonio. Tradizioni che vanno a braccetto con l'inquinamento

Immagine di repertorio di un falò di Sant'Antonio
Dopo le polveri sottili prodotte dai botti inutili e costosi (spese mediche e invalidi li paghiamo tutti noi) arrivano i falò di Sant'Antonio e della Gibiana.
Una legge regionale proibisce i falò e i camini sotto i 300 metri, salvo poi la solita deroga per scopi religiosi o di tradizione.
Per cui anche quest'anno (e aumenteranno) assisteremo a centinaia di falò, con uso di bancali, residui vegetali e altro materiale che andrebbe smaltito nelle discariche comunali.
Se si vogliono mantenere le tradizioni contadine, i nostri Sindaci dovrebbero prima di tutto salvaguardare i terreni agricoli, e chiedere ai contadini/industriali di non triturare qualche margasc e con questi fare dei piccoli falò ,come prevedeva la tradizione in passato. Il falò di Sant'Antonio era secondo la tradizione brianzola costituito da "la meda di margasc" (la catasta fatta principalmente coi fusti del granoturco). Con quei pochi margasc che non si usavano per altri scopi ad es. "letto" per le mucche nelle stalle, si facevano le "mede di margasc" che poi si bruciavano.
Ma cambiare le tradizioni in peggio sembra inevitabile. Vogliamo renderci conto che l'aria, l'acqua il cibo, la terra stanno diventando beni essenziali sempre più inquinati?
I politici si sa, puntano al consenso, e andare controcorrente fa perdere voti, quindi fanno come lo struzzo.............anzi fanno presenzialismo ai vari falò, quindi non ci si può aspettare da loro iniziative impopolari.
E allora?... avanti con l'inquinamento, aspettando un futuro in cui si festeggerà la tradizione.....proiettando un ologramma di un falò gigante.
Vincenzo Campanella
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