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Scritto Sabato 12 gennaio 2019 alle 23:40

Monticello: vandalismi ai danni del presepe fuori dalla chiesa. Il messaggio del parroco don Marco agli autori: ''se torni in piazza fallo senza bottiglia. Ubriacati di vita''

Vandalismi ieri sera ai danni del presepe allestito nel periodo di Avvento all'esterno della chiesa di Sant'Agata a Monticello. Ignoti hanno infatti danneggiato le statue in gesso collocate sotto la capanna in legno, posizionata all'angolo del sagrato che sovrasta il piazzale del municipio.

Amara sorpresa per il parroco don Marco Crippa e per i volontari della parrocchia che questa mattina hanno dovuto constatare quanto era accaduto nottetempo, ponendo rimedio ai danni e occupandosi della pulizia e della messa in sicurezza della zona scenario del grave episodio.
I personaggi che componevano la scena della natività erano stati infatti scaraventati a terra, rompendosi in alcune parti per la violenza dei colpi subiti. Decapitato - nel vero senso della parola - il bambin Gesù, mentre a pochi passi da quello scempio inequivocabili segni di vomito: i postumi probabilmente di una sbornia, a giudicare dai resti di bottiglie vuote rinvenute nelle vicinanze.

Insomma, vandalismi gratuiti, compiuti per di più ai danni di un simbolo religioso forte come il presepe, ad una manciata di settimane dal Natale. Il sindaco Luca Rigamonti, messo al corrente questa mattina dell'accaduto, ha fatto sapere che saranno visionate le immagini del sistema di videosorveglianza che monitora parte della zona scenario del ''fattaccio'', nella speranza che possano fornire qualche elemento utile rispetto agli autori del grave gesto.

Una spiacevole e assurda ''bravata'' - se così vogliamo chiamarla - l'ennesima che si consuma a Monticello, dove già nei mesi scorsi si erano verificati altri gravi episodi ai danni della ''cosa pubblica'', sia al parco Unicef, sia al Belvedere Martizay, luoghi di aggregazione per alcuni gruppi di giovanissimi.

Di seguito invece, la riflessione - indirizzata agli autori del gesto - che ha voluto condividere il parroco don Marco Crippa, mettendosi nei panni della statua del bambinello decapitata:

Io ho perso la testa, ma forse anche tu devi aver perso la testa per trovare divertente buttar disordine in un presepe.
O forse la testa te l'ha fatta perdere l'alcool che ora non sta in quelle bottiglie vuote che, come altre sere rimangono sulla piazza della Chiesa e ti ha fatto tirar su l'anima e la cena, ma ti sta dentro, passatempo pronto all'uso, liquido e fuggevole.
Forse questa mattina quando ti sei svegliato non ti ricordi nemmeno di esserti divertito e di come ti sei divertito.
Sono anche sicuro che se te lo ricordassi, troveresti compassionevole buttar disordine in un presepe.
Io ho perso la testa e qualcuno me la incollerà.
Sono solo una statua di gesso e per me tutto finisce lì.
Non sono uno che se la prende, anzi volentieri perdono, ma proprio per questo permettimi di dirti che con quel gesto hai dato dispiacere e fatto male a chi ha preparato quel presepe e ha chi questa mattina mi ha trovato così, a chi tiene pulita la piazza e a quei bambini che domani non mi troveranno nella capanna quando verranno alla messa e non capiranno bene il perché di questa assenza.
Infine, permettimi di esprimere la preoccupazione più grande.
Non tutto, come la statua di un presepe, si aggiusta con un po' di colla.
Qualcuno disposto a dirti che è solo una ragazzata lo si trova sempre.
Si, la testa rotta di una statuina può essere solo una ragazzata, anche quando è quella di Gesù bambino o di un Re magio, ma non voglio trattarti da ragazzino e quindi vorrei proprio dirtelo chiaro: bere così tanto fa male e non sempre basta la colla ad aggiustare la salute.
Ubriacati di vita, di amicizia, di bellezza, di bene e di tutto ciò che fa solo bene e non solo da passatempo.
Se torni su quella piazza di notte, in una notte come quella di ieri con una luna che sembrava sorridere, fallo senza bottiglia e prova a guardare all'orizzonte la bellezza delle luci di Milano.
Prova a guardare in alto le stelle.
Prova a tenere almeno la tua testa sempre sulle spalle!
G.C.
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