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Scritto Mercoledì 30 gennaio 2019 alle 08:29

Casatenovo: letture sulla Shoah con i volontari della biblioteca

In occasione della Giornata della Memoria anche la Biblioteca Civica di Casatenovo non ha fatto mancare il suo contributo nel ricordo della Shoah.
La struttura con sede a Villa Facchi, in collaborazione dei plessi scolastici di capoluogo, Cascina Grassi, Cassina Bracchi e Cascina Crotta, il 25 gennaio scorso ha portato nelle scuole la Memoria delle terribili sofferenze a cui il popolo ebreo è stato sottoposto durante gli anni della dominazione nazifascista.

Questa iniziativa è stata portata direttamente nelle scuole grazie al prezioso supporto del Gruppo Lettori Volontari della Biblioteca di Casatenovo, i quali si sono fatti portavoce di coloro la cui testimonianza è stata raccolta da abili scrittori, capaci di imprimere nero su bianco, le torture a cui il popolo ebreo, come altre determinate etnie, sono stati sottoposti durante quegli anni bui per i diritti umani.
Il gruppo di volontari, composto da Sefora Luzzini, Fabrizio Colonna, Shilla Dementi, Elide Calzaretti e Rosa Villa, si è portato nei vari plessi del comprensivo casatese e dopo aver riunito gli alunni negli spazi comuni delle strutture scolastiche, hanno introdotto l'argomento facendo riflettere i ragazzi su cosa sia l'indifferenza e la Memoria.

Dopo aver fatto capire l'importante momento che stavano per vivere insieme, i lettori hanno recitato ad alta voce degli articoli da varie leggi e norme relative al regime in vigore nei campi di concentramento nazisti o estratti dal manifesto della razza.
Alla conclusione degli incontri i volontari hanno ricordato la presenza del Memoriale della Shoah a Milano; tale luogo è definibile come è un'area museale dedicata al ricordo delle vittime dell'Olocausto in Italia. È ubicata sotto la stazione Centrale, ed è stata ideata con lo scopo di realizzare un luogo di memoria e un luogo di dialogo e incontro tra religioni, etnie e culture diverse che si estende su una superficie di circa settemila metri quadrati.

Il luogo dov'è stato costruito è nei pressi del cosiddetto "binario 21 dal quale in precedenza erano caricati e scaricati solo i treni postali, centinaia di ebrei, partigiani e deportati politici venivano caricati su vagoni bestiame diretti ai campi di Auschwitz-Birkenau, Mauthausen, Bergen-Belsen, Ravensbrück, Flossenbürg, Fossoli e Bolzano. Si conosce il numero dei convogli RSHA partiti dal Binario 21, che furono 20.
I ragazzi sono stati entusiasti dell'iniziativa, che li ha spinti a riflettere sulla realtà che oggi li circonda, nella consapevolezza di quanto accaduto in passato e che non si dovrà mai più ripetere.

Per le classi quarte e quinte delle elementari sono stati proposti:

⦁    “Lev”  di  Barbara  Vagnozzi; questa è la storia vera di Lev, un ragazzino ebreo di 13 anni che sfuggì alla persecuzione nazista scappando con uno degli ultimi Kindertransport. Grazie a questa iniziativa, migliaia di bambini riuscirono ad arrivare in Gran Bretagna appena prima dello scoppio della Seconda guerra mondiale. E così furono salvi.
⦁    “La Storia di Erika” di Ruth Vander Zee; la storia di Erika è la testimonianza di una storia vera. Per appoggiarne la verità, imprimerla indelebilmente nelle menti e nei cuori, bisognava raccontarla così come è stata raccontata, in questo libro, con parole lapidarie, pronunciate nella via crucis di morte e resurrezione delle tavole illustrate. I lugubri binari, le stazioni fumose, i carri per le bestie su cui salivano gli ebrei dell’Olocausto per l’ultima destinazione, le immagini cui ci hanno abituato i documenti d’epoca, qui diventano nette, precise. Hanno subito l’amputazione chirurgica di qualsiasi retorica. Diventano metafisiche.
⦁    “L’albero di Anne”  di I. C. Janca  e M. Quarello; la storia è molto semplice, e proprio nella semplicità sta la sua forza. Nel cortile del giardino al numero 263 di Prisengracht, c'è un grosso ippocastano, vecchio di un secolo, un albero maestoso sotto la cui corteccia convivono migliaia di ricordi. Tra i tanti ricordi, però, solo uno è talmente bruciante da restare indelebile e vivo, dopo quasi 65 anni. E' il ricordo di una ragazzina olandese, una ragazzina che si chiamava Anna Frank.
⦁    “Il mestolo di Adele” di Sebastiano R. Mignone e M. Pericoli; un oggetto non parla, eppure sa dire molte cose: un mestolo, ad esempio, evoca piatti squisiti, banchetti festosi e l'amore con cui una madre cucina. E dice ancora di più, quando giace su un tavolo, tra decine di altri oggetti confiscati a una famiglia ebraica.
⦁    “La città che sussurrò” di J. Elvgren e F. Santomauro; Anett scopre che nello scantinato della sua casa si nasconde una famiglia di ebrei. Anche se scendere le scale buie dello scantinato le fa un po' paura, è lei a portar loro da mangiare oltre a tutte le cose di cui hanno bisogno. Così conosce Carl, un bambino come lei, con cui fa presto amicizia. La famiglia di Carl sta aspettando una notte di luna piena per raggiungere il porto e fuggire in Svezia, ma le nuvole non vogliono diradarsi ed è troppo buio per scappare. Finché ad Anett non viene in mente un 'idea geniale per salvare il suo amico Carl dai soldati nazisti che si stanno avvicinando sempre di più. Ma per metterla in pratica dovrà coinvolgere l’intero villaggio e soprattutto non fare troppo rumore. Questa storia, fatta di coraggio e solidarietà, è basata su una vicenda realmente accaduta durante la seconda guerra mondiale, un episodio che tiene accesa fino ad oggi la luce della speranza nella bontà umana.
⦁    “La bambina del treno”  di L. Farina  e M. Simoncelli; Lungo la strada gli occhi della bambina si incontrano con quelli di un bambino che dal ciglio della strada guarda incuriosito i treni sfrecciare. I due si salutano con la mano e il racconto della storia passa a quest'ultimo, che chiede a sua madre il perché di quel viaggio. Due bambini, due madri, due punti di vista. È difficile trovare le parole adatte per spiegare l'olocausto ai giovanissimi.
⦁    “Otto”  di Tomi Ungerer; un vecchio orsetto di pezza ripercorre la sua vita, da quando negli anni trenta viene confezionato in un negozio per giocattoli della Germania sino alla sua nuova vita dopo innumerevoli traversie. Regalato a Davide, un bambino ebreo, alla vigilia del secondo conflitto mondiale, Otto diventa presto il compagno di giochi inseparabile del suo padroncino e del migliore amico Oscar. Separato il trio a causa della guerra, Davide viene deportato assieme alla sua famiglia, Oscar vede partire il padre per la guerra e trascorre lui stesso i suoi giorni chiuso in un rifugio antiaereo con la madre finché il crollo di questo ne fa perdere le tracce. Otto viene allora raccolto da un soldato americano cui fortuitamente salva la vita da un proiettile mortale. Negli USA Otto diventa il peluche della figlia dell'uomo, ma a causa di alcuni bulli finisce per strada, abbandonato. Raccolto da una senzatetto, viene venduto ad un rigattiere ed è proprio lì che Oscar, ormai invecchiato, lo ritrova. La storia finisce sui giornali e presto pure Davide ricontatta l'amico; dopo anni i tre sono di nuovo tutti assieme e ad Otto non resta che scrivere le proprie straordinarie memorie.

Per gli alunni delle quattro sezioni della terza media sono invece stati proposti:

⦁    “Fino a quando la mia stella brillerà” di Liliana Segre; una testimonianza rivolta ai ragazzi, unica e commovente, su uno dei passi più cupi della storia dell'Uomo. La testimonianza di Liliana Segre, raccolta da Daniela Palumbo, inizia con la sua infanzia felice a Milano con il papà Alberto. Le leggi razziali però cambiano per sempre la loro vita; fino alla fuga (fallita) in Svizzera. Liliana e il padre vengono arrestati e deportati ad Auschwitz. Liliana ha 13 anni. Sopravviverà, ma il papà non tornerà. Ed è proprio a lui che Liliana dedica questo libro, che prosegue con il racconto del campo, della salvezza e del ritorno a casa. Ritorno difficile, segnato dalla sofferenza del vissuto personale ma anche dall'indifferenza dell'Italia del primo dopoguerra. Una sofferenza che verrà mitigata solo dall'affetto di una nuova famiglia e dal ruolo di testimone che Liliana assumerà negli anni successivi, soprattutto nei confronti dei giovani, simbolo di un futuro di speranza.
⦁    “Il mare nero dell’indifferenza” di Liliana Segre; La testimonianza di Liliana Segre e il suo messaggio politico in un saggio di Giuseppe Civati che riprende, con grande cura, le sue parole e i suoi insegnamenti, in occasione della nomina a senatrice a vita da parte del Presidente Mattarella. Segre fu espulsa dalla scuola nel 1938. Fu clandestina, chiese asilo e fu respinta. Il 30 gennaio del 1944 fu deportata ad Auschwitz insieme a suo papà Alberto, che non sopravvisse al lager. Negli ultimi trent'anni, diventata nonna, ha promosso una straordinaria campagna contro l'indifferenza e contro il razzismo, in tutte le sue forme e le sue articolazioni. Le sue parole nitide, forti, indiscutibili sono un messaggio rivolto alle ragazze e ai ragazzi, suoi «nipoti ideali», perché non si perdano mai i diritti e il rispetto per le persone.

G.P.
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