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Scritto Giovedì 07 febbraio 2019 alle 14:59

Galgiana: conclusi gli eventi per la festività di San Biagio


Il rito del rogo del pallone da parte del parroco don Antonio Bonacina

"Il pallone bruciato oggi, nella festa di San Biagio, richiama il senso del donare la vita per Gesù. San Biagio, vescovo e martire, ha dato la sua vita per Gesù, fino in fondo". Così don Antonio Bonacina, parroco e prevosto della comunità pastorale di Casatenovo, ha richiamato il senso della festa patronale di Galgiana, domenica. In occasione della solennità di San Biagio, patrono della parrocchia, la comunità della frazione casatese si è infatti radunata nella chiesa parrocchiale per vivere insieme la santa messa, con il rogo del pallone.

"Spesso, dare la vita per Gesù non significa solo dedicarla completamente ma anche essere uccisi, come è successo a San Biagio. La sua vita gli è stata tolta in modo violento, con forza e violenza, perché è un testimone. È un grande Santo, vescovo e martire, e questo pallone bruciato ci ricorda che la vita dura poco. Il fuoco, infatti è durato solo pochi minuti. Ma chi avrà donato la propria vita la salverà. E questo è il simbolo di questo pallone", ha spiegato don Antonio durante l'omelia, dopo aver acceso il pallone sospeso a pochi metri dall'altare.

Officiata da don Antonio e dal vicario della comunità don Piergiorgio Fumagalli, la messa è stata animata dai canti del coretto parrocchiale e ha visto la partecipazione di tantissimi fedeli, che hanno vissuto insieme i vari momenti della festa: tra questi, la visita a tutti gli ammalati della parrocchia, la festa della candelora con la benedizione delle candele, la messa per tutti i defunti lunedì sera ma anche la possibilità di gustare i tradizionali ravioli e chiacchiere di San Biagio preparati dai volontari dell'oratorio.
Il rogo del pallone, in particolare, è uno dei gesti più tradizionali e sentiti. Preparato dai bambini della scuola dell'infanzia, il pallone è bruciato completamente, segno di buon auspicio per tutto l'anno, secondo le tradizioni contadini.

"Questo è l'insegnamento: condividere ciò che il Signore ci ha dato, mettere a disposizione di chi non ne ha. Solo così creeremo quella vita di Chiesa dove il nostro essere amici di Gesù ci deve far diventare fratelli e sorelle tra di noi", ha proseguito don Antonio. Tanti i gesti significativi durante la celebrazione: dopo il rito del pallone, anche il momento dei doni, portati all'altare dai tantissimi bambini presenti.

"San Biagio è un santo, amico di Gesù. Tra i tanti miracoli compiuti, uno in particolare è molto famoso: ha infatti salvato un bambino che stava soffocando per una lisca di pesce in gola", ha spiegato don Antonio durante l'omelia. Da quel miracolo, san Biagio, vescovo armeno vissuto tra il II e il IV secolo, viene spesso invocato come protettore delle malattie della gola.

E proprio per questo, al termine della celebrazione, si è svolto il tradizionale momento della benedizione della gola, con due candele incrociate, e con la possibilità di gustare il panettone benedetto e anche di baciare la reliquia del santo conservata presso l'altare a lui dedicato in chiesa.
"Vi auguro festa di san Biagio prosegua bene, come momento gioioso e carico di gioia", ha concluso don Antonio.
L.V.
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