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Scritto Venerdì 08 febbraio 2019 alle 16:16

Monticello: l'AIDO incontra i ragazzi delle medie e grazie alle testimonianze di trapiantati, affronta il tema della donazione

"Siamo qui oggi per parlare prima di tutto di vita, di coraggio e di scelte". Ha concluso così il suo racconto l'oggionese Alberto Frigerio, che nella mattinata di venerdì 8 febbraio ha spiegato ai ragazzi della scuola media di Monticello la sua esperienza di trapiantato di cuore, nell'ambito di un incontro promosso dall'Aido (sezione di Casatenovo).

Un momento dell'incontro di questa mattina alla scuola media di Monticello

Durante la mattinata infatti, le classi seconde dell'istituto di Via Diaz hanno preso parte ad una lezione informativa promossa dalla presidentessa dell'associazione Enrica Motterlini, alla presenza del sindaco di Monticello Luca Rigamonti, del sindaco di Casatenovo Filippo Galbiati (in qualità di relatore) e delle insegnanti che hanno affiancato i ragazzi in questa importante opportunità per conoscere più da vicino il mondo della donazione.
Il primo a prendere la parola è stato dottor Filippo Galbiati, amministratore casatese ma soprattutto medico all'ospedale Niguarda di Milano; ricordando alcune esperienze di giovani che hanno subito trapianti di organi, il relatore nel corso del suo intervento ha cercato di coinvolgere il più possibile i ragazzi, spiegando loro quali organi e tessuti sono passibili di trapianto e qual è la normativa base italiana a riguardo, oltre che chiarire come funziona l'intero processo di avviso, intervento chirurgico e trasporto.


"Tecnicamente il trapianto di un cuore è sempre quello più complicato, ma a livello di conoscenze ed esperienze acquisite il più critico è sicuramente quello di polmoni, dato che solo recentemente si è iniziato a procedere anche per questo organo. In generale, però, una volta accertata la morte cerebrale da un'equipe di tre medici, la persona è dichiarata ufficialmente deceduta e si può procedere al prelievo degli organi interessati per donarli al primo beneficiario disponibile e compatibile nelle diverse liste d'attesa'' ha spiegato il dottor Galbiati. ''Il sistema informatico che è stato sviluppato in Italia in questa direzione è uno dei più all'avanguardia e funzionali per procedere immediatamente al trapianto e la previa iscrizione all'Aido per dare il proprio consenso alla donazione è il metodo più efficace per consentire, senza intoppi o ritardi, il trapianto".


Constatando l'altissimo livello di attenzione e partecipazione da parte dei ragazzi, il sindaco Galbiati ha quindi voluto raccontare un'ultima storia per sottolineare ancora una volta il senso e l'importanza del gesto della donazione: quella della famiglia americana Green che, mentre si trovava in Italia per trascorrere un periodo di vacanza, venne colpita da un drammatico lutto a seguito dell'assassinio del figlio minore di nove anni, Nicholas. Alla constatazione del decesso, i genitori del bambino con coraggio non si chiusero in loro stessi, dando invece il consenso alla donazione degli organi del figlio. Una scelta che consentì ad altre sette persone di salvarsi proprio grazie a questo gesto di grande generosità. "Il papà di Nicholas, Reginald, verrà in visita il 17 marzo a Rogoredo per prendere parte all'inaugurazione di una piazza dedicata proprio a suo figlio e ad un altro giovane ragazzo: Riccardo Galbiati. Colgo l'occasione quindi per estendere l'invito anche a voi, alle vostre famiglie e ai vostri amici, perché diffondere questo tipo di messaggio è oggi più che mai importante" ha aggiunto Galbiati.


A seguire, spazio alle testimonianze di due trapiantati che hanno raccontato la loro esperienza senza filtri e senza omettere neppure la parte più dolorosa e difficile della loro malattia. Carlo Cazzaniga, trapiantato di rene, ha cominciato col raccontare le complicazioni legate alla sua vita prima dell'operazione quando era ancora sottoposto a dialisi e restrizioni continue per via della sua malattia. "Quando mi chiamarono per avvertirmi che era disponibile un donatore non potevo credere che tutte le difficoltà e i limiti che mi separavano da una vita normale sarebbero potuti terminare nel giro di qualche giorno e mi sono presentato in ospedale più ottimista che mai. Oggi nessuno sospetta che io sia un trapiantato, vivo una vita ordinaria e affronto ogni giorno come se mi fosse stata data una seconda possibilità per sfruttare con entusiasmo ogni momento che la mia esistenza mi offre. Il mio donatore non lo conosco, ma nei momenti più tristi e difficili, è come se lo sentissi ancora dentro di me, a spingermi ad andare avanti con coraggio e ricordandomi che sono qui ancora grazie al gesto generoso e gratuito di qualcuno di cui non conosco nemmeno il nome" ha detto il monticellese.


Ultimo ad intervenire nel corso dell'incontro è stato quindi Alberto Frigerio, il quale ha raccontato il suo travagliato percorso negli anni della sua malattia, una gravissima cardiomiopatia dilatativa, che ha attanagliato il suo cuore per moltissimi anni e che non gli ha permesso di vivere più la vita attiva e vivace che aveva sempre vissuto. Anche lui ha cercato di coinvolgere i ragazzi nella sua esperienza e ha infatti sottolineato senza omissioni i suoi diversi stati d'animo.



"Fin da quando i medici mi informarono che il mio cuore progressivamente avrebbe avuto sempre più difficoltà a pompare sangue, non ho mai smesso di lottare con coraggio senza arrendermi di fronte a ciò che il mio corpo mi stava obbligando a far rinunciare. Ho voluto prontamente accettare la mia malattia con tutte le conseguenze dolorose che ne derivavano e non ho mai smesso di essere speranzoso e positivo, per me e per tutti coloro che mi circondavano, anche quando alcuni anni fa i medici, dopo che avevo avuto l'ennesimo tracollo, mi dissero che mi trovavo in punto di morte e che il mio cuore stava irrimediabilmente cedendo. La speranza e la forza di volontà che ho sempre cercato di conservare mi hanno permesso, però, di riprendermi anche dopo questo colpo e alcuni mesi dopo che mi trovavo in ospedale in attesa di un donatore compatibile ho finalmente ricevuto la chiamata per essere operato. La mia storia ve la racconto non perché voglio convincervi ad iscrivervi all'associazione Aido o perché voglia intenerirvi di fronte a quello che ho passato, ma sono e siamo qui oggi per fare in modo che quando dovrete scegliere se donare o meno voi prendiate questa decisione con consapevolezza e cognizione di causa su cosa ciò significhi e comporti. Solo il 20% dei giovani in Italia oggi da' il suo spontaneo assenso alla donazione, mentre il restante 80% non si registra all'Aido proprio perché non sa di cosa si tratti o nessuno gli ha mai spiegato quante vite potenzialmente potrebbe salvare una volta che a lui non serviranno più i suoi organi" ha concluso l'oggionese.


Al termine dell'incontro, i ragazzi hanno rivolto domande e osservazioni ai trapiantati e ai membri Aido presenti, esprimendo il loro sincero interessamento per una causa che potrebbe coinvolgere e riguardare tutti in qualsiasi momento e che quindi è importante sia divulgata e diffusa soprattutto attraverso i giovani.
Martina Besana
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